Pansa e la destra: ecco le interviste-verità sui comunisti e quella coraggiosa difesa di La Russa

lunedì 13 gennaio 16:26 - di Lucio Meo

Giampaolo Pansa e la destra italiana: un rapporto lungo, sincero, talvolta duro ma fruttuoso, costruttivo. E sempre nel segno della verità, del rispetto delle idee e soprattutto dei fatti storici. Al grande giornalista morto ieri a Roma la destra italiana deve un meticoloso e coraggioso lavoro di “revisionismo” sulle menzogne della storiografia ufficiale. Soprattutto, ma non solo, sui crimini commessi dai partigiani comunisti, che a Pansa valse l’ostracismo dell’intellighentia “rossa”, di cui lui mai si curò.

Le interviste verità affidate ai giornali “non allineati”

Nelle sue numerose interviste sui giornali “non allineati”, Pansa testimoniò la sua passione per la verità, oltre ogni ideologia, per una memoria condivisa. Nel 2008 il primo, clamoroso caso di legittima difesa della destra da parte del giornalista piemontese. Episodio rispolverato oggi da Ignazio La Russa. «Ricordo ancora una sua intervista al Giornale nella quale da uomo di sinistra disse, quasi divertito, che mai nella vita avrebbe potuto immaginare di arrivare a difendere il sottoscritto dagli attacchi dei ‘moderati del Partito democratico. Perché lui fu così, sempre schietto e mai schiavo». Era il 10 settembre e due giorni prima sul palco di una cerimonia ufficiale con Napolitano, l’allora ministro della Difesa aveva difeso i ragazzi di Salò. «Farei torto alla mia coscienza se non ricordassi altri giovani italiani che si erano battuti contro lo sbarco degli americani. Dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della Patria».  Apriti cielo. Lo scontro con il presidente Napolitano fu durissimo.

Commenti

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  • gino baldinu 14 gennaio 2020

    Vero giornalista che scriveva in nome della VERITA’ sempre nascosta da chi non voleva che si sapesse delle atrocità fatte dai comunisti.

  • Carlo Cervini 14 gennaio 2020

    Rispetto ai voltagabbana alla Montanelli fu un gigante pur partendo da posizioni comuniste………….oggi purtroppo siamo immersi in una melma sinistrorsa puzzolente e rovinosa che controlla gran parte dei giornali e dei media………..solo pochissimi giornali hanno citato Pansa come scrittore di verità sulla guerra civile italiana del 1943 – 1948, lo hanno citato solo per l’appartenenza a giornali di sinistra. Vergognosi !

  • maurizio pinna 14 gennaio 2020

    E’ andato avanti un altro che secondo i compagni aveva tradito il pensiero unico, quello che identifica nei partigiani comunisti gli unici santi liberatori.
    In memoria gli dedico una sintetica descrizione di un fatto delittuoso che ha inciso nel marmo della Storia la VERITA’ sui liberatori.
    La notte del 6 luglio 1945, partigiani comunisti della Brigata “Ateo Garemi”, prelevarono dal carcere di Schio 54 detenuti, di cui 14 donne, e li assassinarono.
    Il giudizio sul fatto lo espresse il Comandante US che comandava la Zona occupata.
    “Sono qui venuto per una incresciosa missione, per un anno e mezzo ho lavorato per il bene dell’Italia, la mia opera e la mia amicizia sono state, io lo so, riconosciute e apprezzate, è mio dovere dirvi che mai prima d’ora il nome dell’Italia è caduto tanto in basso nella mia stima, non è libertà, non è civiltà che delle donne vengano allineate contro un muro e colpite al ventre con raffiche di armi automatiche e a bruciapelo. Io prometto severa e rapida giustizia verso i delinquenti, confido che il rimorso di questo turpe delitto li tormenterà in eterno e che in giorni migliori la città di Schio ricorderà con vergogna e orrore questa spaventosa notte e con ciò ho detto tutto”
    Furono celebrati vari processi verso 1 solo individuo perché degli 8 indagati 7 , con l’aiuto del PCI, erano riparati in Cecoslovacchia.
    Nessuno andò mai in carcere.

  • Alessandro Pellegrini 13 gennaio 2020

    Grazie, Giampaolo.

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