"Non sono indagato"
Delmastro in Antimafia smonta punto per punto il “caso bisteccheria”. FdI: ha fugato ogni dubbio
L'ex sottosegretario ricostruisce la sua partecipazione nel ristorante Le 5 Forchette e rintuzza le critiche strumentali delle sinistre
«Sembra uno di quei processi del medioevo doveva uno doveva anche ammettere, prima che venisse giustiziato dall’inquisizione, la inadeguatezza a respirare, vivere e sopravvivere. Non mi sento inadeguato, ritengo di aver commesso un errore e di fronte a quell’errore, per il quale non sono indagato, mi sono dimesso». Andrea Delmastro Delle Vedove smonta punto per punto il caso della bisteccheria che l’ha portato alle dimissioni.
Per oltre due ore, l’ex sottosegretario alla Giustizia risponde alle domande dei membri della Commissione parlamentare Antimafia. Delmastro approfondisce nel dettaglio la vicenda della quota detenuta, e poi ceduta, nell’attività commerciale “Bisteccheria d’Italia”, gestita attraverso la società “Le Cinque Forchette” insieme a Miriam Caroccia, figlia del ristoratore Mauro Caroccia, attualmente detenuto per riciclaggio nell’ambito di un’inchiesta sui legami con il clan Senese.
Delmastro ridimensiona la vicenda partendo da alcuni punti fermi: nessuna conoscenza dei precedenti giudiziari di Caroccia, nessun rapporto con ambienti criminali, nessuna indagine a suo carico.
Delmastro: ormai sono diventato vegetariano
Il deputato di FdI insiste soprattutto sul momento in cui avrebbe scoperto i precedenti dell’imprenditore romano. «Ovviamente se avessi saputo non ci sarei andato più immediatamente», dice riferendosi al ristorante frequentato saltuariamente. E ancora: «La precipitosa fuga dalla società testimonia inequivocabilmente». Delmastro non fa mancare un amaro sprazzo di autoironia: «Ormai sono diventato vegetariano e mi sono convertito. Non mangio più carne».
Ricostruisce quindi l’origine «casuale» della conoscenza con Caroccia. «L’ho conosciuto andando a cena lì», spiega alla Commissione. Il ristorante, racconta, venne scelto dopo avere trovato pieno un altro ristorante della zona. In seguito, aggiunge, il fatto di vedere all’interno anche appartenenti alle forze dell’ordine avrebbe contribuito ad abbassare il livello di attenzione.
«Nessuno mi ha avvertito, nessuno mi ha mai dato alert»
«Nessuno mi ha avvertito, nessuno mi ha mai dato alert», ripete più volte durante l’audizione. Quanto all’intestazione della società alla figlia di Caroccia, Delmastro sostiene di aver considerato plausibile la spiegazione ricevuta: l’idea di avviare la ragazza all’attività imprenditoriale.
In Commissione chiarisce perché non siano stati fatti controlli più approfonditi. «Questa è una vicenda dolorosa: vidi che bastava digitare su Google. È stata un’imperdonabile leggerezza politica, non giuridica, che ha portato alle mie dimissioni». L’esponente di Fratelli d’Italia si assume, dunque, la responsabilità politica dell’errore e respingere qualsiasi ipotesi di coinvolgimento consapevole.
La nota di FdI: l’audizione ha fugato ogni dubbio
“L’audizione di Delmastro oggi ha fugato ogni dubbio o opacità rispetto ai fatti che le opposizioni ormai da mesi usano come clava della mistificazione. Ad ogni domanda posta c’è stata puntuale risposta: l’onorevole Delmastro non è indagato e non aveva alcuna consapevolezza dei trascorsi del Carroccia. Quando ha appreso che Carroccia, dopo la costituzione della società, aveva riportato una condanna a suo carico, ha interrotto ogni rapporto. Poi, per non arrecare danno alcuno all’immagine del governo, si è dimesso. È, altresì, emerso con chiarezza che nessuno che voglia intrattenere rapporti imprenditoriali con soggetti riconducibili alla criminalità organizzata lo farebbe in chiaro e con il proprio nome e cognome. Questa la controprova evidente della assoluta estraneità di Delmastro ad ogni contesto criminale”. Così il gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia in commissione Antimafia.
“Delmastro minacciato di morte dai clan, su di lui solo fango”
”Sono emersi evidenti, inoltre, gli innumerevoli interventi dell’allora sottosegretario per contrastare la mafia, testimoniati dalle minacce di morte che i detenuti ristretti al 41 bis gli hanno spesso rivolto. Le critiche strumentali delle sinistre e le illazioni sul coinvolgimento di Delmastro con la criminalità organizzata, peraltro ampiamente smentite dalla procura di Roma, non fanno altro che tentare di gettare fango su chi contro la mafia lotta da sempre e ogni giorno senza infingimenti”.
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