Alessandro Polizzi, l’ira della sua famiglia: il suo assassino, condannato all’ergastolo, libero dopo 6 anni

venerdì 17 gennaio 18:29 - di Redazione
ALESSANDRO POLIZZI UCCISO , NELLA FOTO I DUE ARRESTATI PER IL DELITTO

«Lo ha colpito quando era già morto, crudele, brutale, e ora è libero»: ha le lacrime agli occhi, Francesco Polizzi, il fratello del 23enne Alessandro Polizzi, ucciso a colpi di pistola, nel 2013, a Perugia, da Riccardo Menenti.

I parenti di Alessandro Polizzi protestano a Roma davanti alla Cassazione, a Roma. E contestano il fatto che l’assassino del loro congiunto, Riccardo Menenti, già condannato all’ergastolo, è tornato in libertà. Dopo poco più di due anni. Com’è possibile?

«E’ vergognoso. Mi devono dire perché. Voglio sapere perché l’assassino di mio figlio è fuori. Libero. Dopo essere stato condannato all’ergastolo», grida,  disperata, Daniela Ricci, mamma di Alessandro Polizzi.

Dopo la scarcerazione dell’assassino del figlio, per scadenza dei termini, la famiglia sta manifestando davanti alla Cassazione. E mostra cartelloni con il corpo martoriato di Alessandro Polizzi. Cartelloni che sono stati fatti ripiegare dalle forze dell’ordine.

La mamma di Alessandro Polizzi è stata poi accompagnata in commissariato assieme ad un figlio. E i familiari sono stati identificati.

«Avremmo dovuto chiedere l’autorizzazione per manifestare. Non lo sapevo- spiega la mamma di Alessandro Polizzi – Pensavo che da libera cittadina potessi manifestare il mio dissenso e la mia rabbia. Senza dover chiedere nulla. Ho imparato una cosa nuova».

«Ora – aggiunge Daniela Ricci – mi hanno dato l’autorizzazione per andare a manifestare davanti al ministero di Giustizia. E per tornare qui davanti alla  Cassazione, nel pomeriggio. Voglio ringraziare gli agenti per la grande comprensione che hanno dimostrato. Davvero grazie».

«Vorrei riuscire a organizzare una manifestazione di tutti i genitori, di tutte le famiglie che stanno nelle nostre stesse condizioni. Che soffrono come noi. Che hanno una vicenda come la nostra sulle spalle», dice la mamma di Alessandro Polizzi lanciando un appello.

«Noi abbiamo vissuto fino ad adesso il nostro dolore in silenzio – ha aggiunto Daniela Ricci – Ma ora non si può più tacere. Vorrei proprio che anche altre famiglie che si trovano a vivere questo dolore e l’ingiustizia si unissero a manifestare insieme la rabbia e il dolore».

Prima dei chiarimenti c’era stata la rabbia del padre di Alessandro Polizzi. Che, in mattinata, aveva aveva urlato «vergogna vergogna» agli agenti che chiedevano i documenti.
«Ha ucciso mio figlio. Ed è fuori e a me e alla mia famiglia venite a chiedere i documenti: vergogna», aveva inveito Giovanni Polizzi.

Riccardo Menenti «è fuori. E’ uscito. E potrebbe tranquillamente uccidere di nuovo. Potrebbe rifarlo», ha detto poi all’Adnkronos Francesco, fratello di Alessandro.
«E’ stato terribile. Lo ha colpito quando era già morto. Crudele. Brutale. E ora è libero».
«Finora non abbiamo mai manifestato. Il nostro dolore lo abbiamo tenuto per noi. Ma ora l’indignazione è troppo grande».

Riccardo Menenti è uscito dal carcere di Terni il 10 gennaio scorso. Come disposto dalla Corte d’Assise d’Appello di Firenze. Che aveva indicato questa data già nella sentenza emessa il 19 giugno dello scorso anno. Qualora non fosse intervenuta, nel frattempo, una sentenza definitiva.

Ma, nel frattempo, non c’è stata altra pronuncia.
Dopo i ricorsi in Cassazione, presentati dagli avvocati di Riccardo e Valerio Menenti, l’udienza deve essere ancora fissata. I suoi legali chiedono per lui il riconoscimento delle attenuanti generiche.

«Riccardo Menenti in sei anni e mezzo è stato un detenuto modello. Ha studiato sostenendo esami universitari. Ha lavorato. Non ha mai ricevuto un rimprovero. Pentito già da tempo, è cambiato profondamente. Ora fuori dal carcere, vive con ansia l’attesa di un nuovo verdetto. Che potrebbe cambiargli notevolmente la vita», dice all’Adnkronos l’avvocato Giuseppe Tiraboschi, difensore di Riccardo Menenti.

Commenti

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  • Fabrizio 19 gennaio 2020

    Vergogna. In USA avrebbero buttato via la chiave. Tutta la mia solidarieta’ alla Famiglia. Vergogna.

  • Antonino 17 gennaio 2020

    Se non va in carcere fatevi giustizia da soli , ci vuole poco

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