La crisi dei grillini
Il “de profundis” per il M5S di Conte. Dopo Grillo, la mazzata di Casaleggio jr: “Hai perso due elettori su tre”
“Era nato per cambiare la politica ma poi la politica ha cambiato il Movimento. Doveva occuparsi del futuro e ha finito per occuparsi delle poltrone”. era stato l’anatema di Beppe Grillo, ieri, contro Giuseppe Conte e il M5S “degrillinizzato”. Oggi, sui giornali, arrivano anche le bordate del figlio di Gianroberto Casaleggio, Davide Casaleggio jr, che premette di non voler commentare “le liti altrui”, ma poi affonda. “Dico solo che mentre discutiamo di identità perdute, che hanno fatto venir meno più di due terzi dell’elettorato ad un movimento, l’AI sta riscrivendo l’economia: interi settori, milioni di posti di lavoro, la distribuzione stessa della ricchezza. Chi in politica sta lavorando su questo? Nessuno. Ecco la vera identità perduta, la capacità di pensare al futuro del Paese e non solo alle prossime elezioni”. Così Davide Casaleggio, in una intervista al Corriere della Sera, parla degli attacchi di Beppe Grillo al M5S.
Contro Conte anche le critiche di Davide Casaleggio jr
Parlando del ruolo del garante, Casaleggio evidenzia come “in futuro il ruolo di custode dei principi di un’organizzazione potrebbe essere affidato a un’AI, capace di verificare in modo trasparente se ogni decisione rispetta i valori fondativi scritti nello statuto. Non è fantascienza”. E sulle dichiarazioni di Stroppa, fedelissimo di Musk, secondo cui il M5S dovrebbe tornare al co-fondatore, ovvero il padre Gianroberto, Casaleggio risponde: “Ringrazio per il riconoscimento. Ma mio padre non voleva possedere un partito, voleva dimostrare che i cittadini possono organizzarsi da soli per scardinare il baronato della politica della poltrona. Quella idea non torna indietro a nessuno: va avanti. E oggi gli strumenti per realizzarla sono mille volte più potenti”. Infine la questione del logo: “Le regole erano scritte – dice – Poi chi è rimasto le ha cambiate e ne risponde davanti agli iscritti e ai giudici. Ma guardi, il tema del Paese non è chi possiede un simbolo. È che più della metà degli elettori non va a votare, perché vede politici occupati a contare le poltrone invece che le riforme. Il simbolo più abbandonato d’Italia è la scheda elettorale”.
Anche Toninelli spara ad alzo zero
In una intervista a ‘Il Giornale’, l’ex ministro grillino dei Trasporti Danilo Toninelli interviene sul caso del logo del M5S. “Per me – dice – conta soprattutto il piano politico e umano. Quel simbolo rappresentava il limite dei due mandati, la democrazia diretta e un Movimento né di destra né di sinistra. Conte ha cancellato quei principi, ha estromesso il Garante e ha trasformato il Movimento 5 Stelle in una forza stabilmente collocata nel centrosinistra“. Per Toninelli insomma “è rimasto il simbolo, ma non il suo significato”.