L'agonia dei 5Stelle
Grillo parlante stende Conte: “Vi siete montati la testa, dovevate cambiare il mondo e pensate alle poltrone”. Che brutta fine
Politica - di Gloria Sabatini - 29 Luglio 2026 alle 11:28
Che brutta fine. Dal vaffa delle origini al galleggiamento per mantenere le poltrone acquisite. Dal fondatore, Beppe Grillo, arriva una fotografia spietata del movimento 5Stelle. senza più identità. “Era nato per cambiare la politica – scrive sul suo blog – ma poi la politica ha cambiato il movimento. Doveva ascoltare i cittadini e ha cominciato ad ascoltare i sondaggi. Doveva occuparsi del futuro e ha finito per occuparsi delle poltrone”. Il titolo della riflessione dell’ex comico genovese, rimasto senza casa, è già un programma: “Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni”. Dopo una lunga assenza torna a parlare, con una zampata. Più che al popolo pentastellato Grillo pensa alla leadership e ai vertici. “Era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo…”. Non che Grillo non abbia responsabilità, ma questa è un’altra storia.
La zampata contro Grillo: pensate solo alle poltrone
E giù con la lunga lista delle cose non fatte, delle promesse rimaste appese, dei doppi salti carpiati che hanno tradito la vocazione originaria. “Le domande – scrive – sono rimaste, le risposte sono scomparse. Noi avevamo provato a darne alcune, distribuire il reddito, cambiare la classe dirigente, coinvolgere i cittadini nelle decisioni. Le avevamo chiamate reddito di cittadinanza, limite dei due mandati, restituzioni, democrazia diretta e transizione ecologica”. Che fine hanno fatto? “Sono diventate slogan da pronunciare nei convegni e dimenticate dopo il buffet”.
Le domande restano, mancano le risposte. Solo slogan nei convegni
“Da una parte si grida all’invasione, dall’altra si finge che il problema non esista, e in mezzo restano i cittadini e gli immigrati, dentro una società divisa. Se pensiamo che il modello occidentale debba essere difeso, dobbiamo renderlo credibile Per farlo bisogna tornare ad ascoltare i cittadini, prima che la paura li consegni a modelli autoritari. Quando la democrazia smette di rispondere, arriva qualcuno che promette di farlo al suo posto, a volte indossa una divisa, altre volte controlla un algoritmo”.
Viviamo nel capitalismo della sorveglianza e lo Stato è fermo
Lavoro, sicurezza, sanità. Dietro i comizi Giuseppe Conte il nulla. “Prendiamo il lavoro, se una parte delle attività sarà svolta da intelligenze artificiali e robot, chi riceverà la ricchezza prodotta? Questo scenario impone politiche sul reddito e sul lavoro, impone anche di ripensare la formazione e l’immigrazione. Persino alcuni protagonisti della rivoluzione tecnologica parlano di reddito universale. Bene! Che comincino a finanziarlo coloro che guadagnano dall’automazione”. Prendiamo la sanità – continua Grillo spietato – l’intelligenza artificiale cambierà la diagnostica e l’assistenza, inciderà anche sulla ricerca. Il problema della salute non può essere ridotto ai costi, dobbiamo domandarci chi controllerà questi strumenti, chi stabilirà le priorità e dove finiranno i dati sanitari”.
Conte è troppo occupato a fare le scarpe a Schlein e attaccare Meloni
Sui dati sensibili lo scenario è ancora peggiore. “Viviamo nel capitalismo della sorveglianza, siamo osservati e classificati da società private che conoscono i nostri comportamenti meglio dei nostri familiari. Sanno dove siamo, cosa compriamo e cosa desideriamo, cercano anche di prevedere quando cambieremo idea. Quei dati sono nostri, dovremmo poterli controllare e decidere come utilizzarli. Mentre lo Stato spesso non riesce a dirci quando passerà l’autobus”. Ineccepibile. “Prendiamo poi la democrazia. La rete permette a milioni di persone di comunicare e votare in pochi secondi, eppure continuiamo a delegare quasi ogni decisione a rappresentanti che, una volta eletti, rispondono ai partiti e alle correnti. E prima o poi finiscono per rispondere soprattutto alla propria sopravvivenza”. La soluzione? Impedire che la delega diventi una cambiale in bianco per cinque anni. Tanti i dossier che l’ex premier, l’ex avvocato del popolo, ignora. È troppo impegnato a fare le scarpe alla segretaria dem Elly Schlein. E a comiziare contro la premier Meloni.