Il Pci, la Iotti: ma quanti soldi dobbiamo spendere dimenticando le atrocità del comunismo…

mercoledì 11 dicembre 6:00 - di Francesco Storace

Un obolo annuale alla memoria del comunismo. Una volta tocca al Pci essere celebrato di tasca nostra, la volta precedente – ma si paga di qui a poco – tocca a Nilde Iotti. Nell’Italia governata dagli europeisti che poche settimane fa hanno condannato per la prima volta a Strasburgo le atrocità del comunismo, continuiamo a finanziare la memoria rossa.

E oggi a Roma cominciano le “celebrazioni” della Gran Dama di Togliatti. Tra ventennale della morte e centenario della nascita, Conte uno e Conte secondo hanno messo mano al portafoglio (nostro): quest’anno e il prossimo quattrocentomila per la fondazione del Pci a Livorno, l’anno scorso per il 2019 e il 2020 duecentomila per il ricordo della signora. Seicentomila euro degli italiani.

Chi gestirà i soldi per celebrare la Iotti non si sa

Primo mistero, per la Iotti, non si sa chi se ne occupa. E infatti la presidente della fondazione a lei intitolata, la compagna Livia Turco, smadonna perchè il bando per spendere quei quattrini non è stato ancora pubblicato dalla presidenza del Consiglio. La fondazione Iotti ha presentato il progetto un anno fa e capofila, manco a dirlo, è l’istituto Gramsci. Ma i soldi arriveranno e chissà a chi.

Commenti

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  • FrancoPrestifilippo 12 dicembre 2019

    C’è ben poco da commentare, solo vergognarsi! Ma non ci sono delle Autorità preposte per controllare?

  • Antonio 11 dicembre 2019

    L’unico che ha aperto uno spiraglio sugli atroci crimini commessi dai comunisti dopo il 25 aprile 1945 e fino ai primi mesi del 1947 è stato un uomo di sinistra, Giampaolo Pansa. Quanto dovremo ancora aspettare perché sia fatta piena luce su quel periodo tragico?

  • PAOLO GRAFFIGNA 11 dicembre 2019

    MATTEI, VENTURINI…..COMUNISTI ASSASSINI
    IL COMUNISMO NON PASSERA’, C’E’ LA FIAMMA DELLA LIBERTA’
    IERI COMPAGNI, OGGI SARDINE, STESSA PUZZA STESSO FINE!

  • Paolo 11 dicembre 2019

    Perché non se la pagano i compagni visti che è una festa di partito

  • 11 dicembre 2019

    Se i seguaci e gli aficionades del comunismo vogliono commemorare i loro promotori e i loro uomini e donne della loro storia,anche se oggigiorno il comunismo è stato bandito dalla UE,non si vede il motivo per cui debbano pagare tutti gli italiani.
    Comunque sarebbe ora che tante associazioni venissero cancellate dal ricevere contributi statali.

  • maurizio pinna 11 dicembre 2019

    In principio fu l’antiamericanismo, poi lo schierarsi, smaccatamente, con i movimenti del ’68. A seguire gli anni di piombo , con i terroristi che erano solo compagni che sbagliavano, mentre tutte le bombe, gli attentati ecc non potevano non essere di destra, e in tale senso hanno sempre proceduto “casualmente” i giustizialisti rossi , come se in gap fossero stati dei city angels. In parallelo, onnipresenti, i gazzettieri e i radical, allora ventenni e oggi vecchi comunisti, che peraltro non demordono mai, sempre pronti a condannare a morte chiunque non sia di sinistra. Ecco cosa dovrebbe celebrare il Paese, con i denari del Popolo. IL trionfo dell’odio di classe, della politica burocratica e vetero statalista, che chiama ancora gli imprenditori il “padronato”, tesa solo a conseguire vittorie elettorali, a mantenere posti e prebende, un comunismo zombie che si aggrappa ancora al pericolo di qualcosa che è morto da più di 70 anni, che va nelle scuole con spocchia e prepotenza ad insegnare alle nuove generazioni che chi cerca di risollevare il Paese e cerca democraticamente il consenso non può non essere un fascista, che chi cerca di garantire i confini della Patria da un invasione di energumeni devastatori e incapaci contenti è un pericoloso populista, che chi non si inchina ai boiardi europei che ci vogliono servi sciocchi non può non essere sovranista. In questo triste e tristo autunno giacobino, è tutto ciò che i compagni si apprestano a celebrare, con il plauso dei grand commis in prima fila pronti ad applaudire fragorosamente gli eroi del Politburo. De profundis.

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