La Nazionale a un punto fermo
Malagò stoppa Pirlo per il caso Russia, Maldini verso l’addio: parte in salita il nuovo corso della Figc
Il tecnico bresciano nega ogni coinvolgimento politico, l'ex difensore del Milan se ne va con lui. Il calcio italiano resta nel pantano
Se il buongiorno si vede dal mattino la Nazionale e il movimento calcistico italiano sono in un coma profondo. Non sarà più Andrea Pirlo l’allenatore del nuovo corso degli azzurri. Giovanni Malagò, presidente della Figc, che aveva avallato la scelta del direttore tecnico, Paolo Maldini, l’ha revocata per i rapporti di sponsorizzazione dell’ex centrocampista con la Russia. Lo stesso Maldini sarebbe sul punto di dimettersi. Mentre riemergono i nomi di Roberto Mancini e Antonio Conte si fa largo anche la possibilità di puntare su Silvio Baldini che guida l’under 21.
Er pasticciaccio di via Allegri
La Figc, con il nuovo presidente in carica da un mese, aveva strombazzato ai quattro venti l’ipotesi dell’ingaggio di Pep Guardiola. Poco prudente e saggio esporsi in questo modo, con un tecnico che peraltro avrebbe preteso un ingaggio mostruoso (20 milioni) e impossibile. Scartati Antonio Conte e Roberto Mancini, la federazione aveva scelto Andrea Pirlo, che da allenatore non aveva entusiasmato. Un quarto posto con la Juve, l’esonero a Genova, poi l’esperienza in Arabia. A far traboccare il vaso la sponsorizzazione di una società di scommesse russa. Dietrofront di Malagò e rabbia di Maldini, che ha un carattere forte e che presumibilmente lascerà, dopo nemmeno un mese, il suo incarico. Pirlo si è detto “amareggiato” sui social, evidenziando di non avere “mai fatto politica”. Ma forse è quello che ha meno colpe in questa vicenda.
La poca accortezza
Su Guardiola e su Pirlo la Figc si è comportata in un modo dilettantesco. Ansiosa probabilmente di resuscitare un sentimento di attaccamento alla Nazionale, dopo l’ennesima delusione della mancata qualificazione ai mondiali, si è comportata come la “Longobarda” di Lino Banfi. Illudendo i tifosi con un ingaggio impraticabile, come quello del tecnico spagnolo, e non sapendo prima che Pirlo avesse un rapporto commerciale oggi incompatibile con una società di Mosca.
Dov’è lo spirito di Coverciano?
Un tempo, la federazione coltivava i tecnici a Coverciano, la sede fiorentina dove ha luogo il centro di preparazione. I Valcareggi, i Bearzot, i Maldini, i Vicini sono usciti da li. Senza che avessero allenato grandi squadre. E hanno portato successi e trionfi. Oggi quello spirito si è perso. La Figc si comporta come una squadra di vertice non avendo, però, gli stessi strumenti. Il successo inaspettato agli europei del 2020 è stato frutto di un caso più che di una strategia. Ed è rimasto li.
Oltre al tecnico serve una scossa culturale
Chi sarà l’allenatore? C’è il ritorno di fiamma di Roberto Mancini, l’ultimo a vincere un trofeo. E c’è l’ipotesi romantica, ma non certo assurda, di Silvio Baldini, un signore che non guarda in faccia nessuno, che ha rilanciato l’under 21, che critica il calcio consumistico, che ama i giovani e che è un educatore prima che un tecnico. Ma dopo il fallimento, il terzo consecutivo, della qualificazione ai mondiali, dopo essere stati finanche ridicolizzati da Gianni Infantino, (“Per far qualificare l’Italia porteremo il mondiale a 64”), dopo questa boutade evitabile, serve una scossa culturale. Una vera collaborazione con la Lega A, più spazio, per quello che è possibile, agli stage, un manager tecnico che si preoccupi di seguire una linea federale. Via Maldini arriverà Chiellini? In questo caso potrebbe riavere chanches Antonio Conte. Ma in questo balletto di nomi si rischia la disaffezione verso una Nazionale che è stata ed è ancora amata dagli italiani.
Prendano esempio dal tennis
Jannik Sinner, ma con lui i vari Cobolli, Musetti, Berrettini e prima ancora Fognini, non sono stati frutto del caso. Oltre vent’anni fa la Federtennis ha iniziato a seminare. Ha aperto un canale televisivo, ha finanziato i centri federali. Poi, essendo uno sport individuale, aspettava, com’è avvenuto, la nascita di un fuoriclasse. Ma il paragone regge. Il calcio prenda esempio. Investa sui giovani italiani, riporti i ragazzi a giocare per strada. Senza inseguire gli stranieri a ogni costo. Non serve Guardiola per tornare a vincere. Serve sognare.