I carabinieri: «Ci sputano addosso, ci insultano e non sono puniti. Siamo stufi di essere umiliati»

giovedì 31 ottobre 10:23 - di Elena Ricci
carabinieri

«La divisa che indossiamo non deve penalizzarci né farci subire restrizioni su cose che in questa epoca, sono comuni a tutti». Il riferimento è alla circolare diramata dal Capo della Polizia Franco Gabrielli sull’utilizzo dei social. «Non sarà un account sui social, o la foto del nostro matrimonio in uniforme, a permettere a un malintenzionato di individuare dove abitiamo e le nostre abitudini».

Al contrario, nulla viene fatto nei casi in cui un carabiniere finisce nell’occhio del ciclone a causa di vicende giudiziarie che lo vedono coinvolto. «Chi sbaglia, a maggior ragione se in divisa, deve pagare», precisa Moroni. «Ma essere messi alla gogna, affrontare anni di processi, con la consapevolezza di non aver fatto nulla, è devastante per sé stessi e per la propria famiglia che non è indenne da ripercussioni e malesseri. Le vicende che vedono coinvolti appartenenti, dovrebbero essere trattate con delicatezza. Non per avere trattamenti di favore, ma per permettere di giungere in maniera serena all’accertamento della verità, senza condanne mediatiche a fronte poi di assoluzioni giudiziarie».

Questo, purtroppo, è uno dei motivi per i quali molti carabinieri non vogliono più fare la territoriale, poiché è forte la preoccupazione per le conseguenze giudiziarie e mediatiche. Come comportarsi dinanzi a un esagitato? «C’è bisogno di maggiore considerazione del nostro lavoro nella società civile e di regole certe che ci permettano di agire con consapevolezza e ricorrere, quando necessario, all’uso della forza. La legge ce lo consente. Il problema è di natura culturale. Bisogna che tipo di sicurezza si vuole. Quello che manca – conclude – è una cultura della sicurezza».

Commenti

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  • maurizio pinna 31 ottobre 2019

    Vi fu un tempo in cui taluni Comandanti si immolavano accanto ai loro soldati, per condividerne la sorte fino all’estremo. Accadde soprattutto ad Adua, all’ Amba Alagi. A Caporetto si suicidò il Gen. Giovanni Villani, “abbandonato” dal noto Badoglio, ma vi furono vari episodi in tale senso anche durante la II GM. Oggi non si pretende tanto ma che almeno si cerchi di “difendere” i propri uomini da una certa prepotenza politica, che del resto , anche se non lo fa platealmente, li considera fascisti o al massimo un prolungamento “ingombrante” della protezione civile, come se la Difesa della Patria fosse un qualcosa di retorico, addirittura inutile in un Paese ormai privo di frontiere, dove D’Annunzio viene svilito a pericoloso fondatore del fascismo ed al suo posto si inneggia alle capitane d’ alto mare ed alle eroine della nuova ecologia radical.

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