Abbiamo tutto a portata di smartphone. E se un virus cancellasse tutto?

venerdì 21 giugno 9:59 - di Andrea Migliavacca

Riceviamo dall’avv. Andrea Migliavacca e volentieri pubblichiamo

Caro direttore,

E se un virus cancellasse tutto? È una domanda ricorrente, soprattutto nell’ultimo periodo, da quando cioè la tecnologia ha preso il sopravvento, o forse da quando è stato reso noto che i magistrati – indiscutibilmente in una posizione di maggior tutela – possano anche loro agevolmente essere oggetto di intrusioni informatiche.
La filiale della banca sotto casa non esiste più da tempo e quella a cui è stata accorpata e alla quale sono confluiti solo alcuni dipendenti (gli altri sono stati licenziati o hanno trovato altra occupazione), tra poco sarà definitivamente sostituita da una “app”, che peraltro è già operativa.
Il piacere di acquistare un balocco per i propri figli, andando, con loro, a sceglierlo in uno di quei pochi (sopravvissuti) negozi, è stato definitivamente sostituito dal noto portale, che – anche in giornata – lo consegna a domicilio, esattamente come qualunque altra cosa, con un effimero click.
Abbiamo già tutto a portata del nostro smartphone, sul quale transitano le molteplici nostre informazioni, anche le più sensibili, con ciò intendendosi non solo quelle così definite dal Garante del trattamento dei dati personali, peraltro, impotente dinanzi all’evoluzione informatica. Se, dunque, oggi con tutti gli adempimenti imposti non sarebbe possibile, senza autorizzazione, affrontare la cd. profilatura, perché mai riceviamo una e-mail, immediatamente dopo aver affrontato una ricerca di un bene o di un servizio, da parte di qualcuno che offre proprio quel bene o quel servizio?
Anche la realtà quotidiana dei professionisti è irrimediabilmente contaminata dai sistemi informatizzati; ingegneri, commercialisti, geometri, notai e avvocati sono tutti obbligati a svolgere la loro attività ricorrendo a un dispositivo digitale e il famoso timbro a secco, quello che un tempo, col suo tipico sordo colpo, certificava il compimento di un percorso, la soddisfazione del completamento di un’opera professionale (anche la più semplice), è stato sostituito da una loffia pec, un minuscolo algoritmo che insinuandosi nella fibra si sposta (forse) incontrollato nella rete.
Circa un mese fa, gli account di oltre 30 mila avvocati sono stati violati, esattamente come il sito del Tribunale di Roma; forse, per questa ragione, il portale della giustizia civile è frequentemente oggetto di manutenzione. L’ultimo fine settimana (dalle ore 17 del venerdì alle ore 8 del lunedì, queste sono state le indicazioni), infatti, è stato praticamente inutilizzabile. Analogo discorso potrebbero fare i commercialisti, alle prese con i sempre più frequenti adempimenti fiscali, ma anche i medici, se si pensa ai certificati elettronici di quei dipendenti in bilico, quelli che con un’assenza ingiustificata, rischiano il licenziamento.Allora, ci si domanda se tutta questa tecnologia, alla quale siamo obbligati dalla furibonda globalizzazione, abbia effettivamente migliorato la qualità della vita. Quando funziona, certamente si risparmia in tempo, si evitano spostamenti e si inquina (forse) di meno.
Non v’è certezza del fatto che chi abbia la vigilanza dei sistemi informativi, sia capace di governare il fenomeno dell’hackeraggio, che potrebbe “limitarsi” copiare i dati, oppure spingersi a cancellarli. Se si verificasse una tale eventualità, saremmo capaci di reagire? La curiosità prevale sul timore, almeno in chi scrive.

Commenti

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  • Roberto 21 giugno 2019

    Se, come scrive, la curiosità prevale sulla paura (ma io non ci credo) ha la soluzione a portata di mano: riporti il suo smartphone alle condizioni di fabbrica e saprà cosa si prova. Mi raccomando, però, non “dimentichi” di cancellare ogni backup, prima di eseguire l’operazione che le ho indicato. Buon divertimento.

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