L’antifascismo nega la libertà di manifestare il pensiero. C’è chi fa finta di non capirlo

mercoledì 15 maggio 17:05 - di Ignazio La Russa

Su Repubblica l’editoriale di oggi di Ezio Mauro stimola una seria riflessione su quello che lui definisce “fascismo 2.0″ e sul ruolo che istituzioni e media dovrebbero avere al riguardo. Va detto subito che Mauro ha pienamente ragione quando afferma che «è sicuramente vero che il fascismo non tornerà» anche se poi aggiunge che, tuttavia, si sta «legittimando… una destra estrema ideologicamente connotata». E poi, rivolgendosi ad una «destra cosiddetta moderata» (dove il “cosiddetta” la dice lunga sulla incapacità di accettare l’esistenza di una destra senza aggettivi) sente la necessità di consigliarci che «si dovrebbe preoccupare» di essere macchiata etc. Cosa direbbero – si chiede – se a sinistra riemergesse uno stalinismo che ignorasse il giudizio della storia?
E allora cerchiamo senza presunzione, di offrire risposte semplici ma non per questo necessariamente banali. Cominciando dall’ultima affermazione. In Italia c’è un’area politica e culturale (assai più ampia e sicuramente più aggressiva di quella definita di destra estrema), che non ha mai fatto i conti col comunismo, con la sua ideologia e la sua prassi di sangue, lutti e privazione violenta di ogni libertà. E stupisce che Mauro non se ne sia accorto, forse giustificato dal fatto che vi naviga troppo vicino.
Ma ciò che mi preme è affrontare il nocciolo del suo articolo e cioè l’allarme- politicamente comprensibile per chi milita a sinistra- per l’esistenza di uno spazio che lui definisce «orgogliosamente fascista» nell’Italia di oggi sia pur con ambizioni e dimensioni tali da non mettere in discussione il convincimento che il fascismo non tornerà. E qui sta il punto. Se la preoccupazione è in realtà quella di arginare Salvini e Meloni con il vecchio ritornello di un rinnovato pericolo fascista (ma Salvini non nasce nei centri sociali?) a rispondergli saranno i risultati delle europee a cui, da buon democratico, dovrà piegarsi.
Se invece la preoccupazione di Mauro fosse anche (come non posso escludere) sganciata dalle paure elettorali e figlia di un sincero convincimento culturale e politico, mi permetterei di avanzare una modesta proposta. La nostra Costituzione vieta in forma transitoria la ricostituzione del partito fascista (quello che Mauro è giustamente convinto che non tornerà) e negava per soli 5 anni diritti civili ai capi (solo ai capi) del disciolto partito fascista. Di anni ne sono passati 100 dalla nascita in Piazza San Sepolcro e quasi 75 dalla morte di Mussolini e del fascismo, eppure la nostra democrazia, le nostre istituzioni non hanno dato retta ai padri costituenti e hanno piegato agli interessi contingenti e di bottega politica quell’allarme che i vincitori limitavano a pochi anni. E allora, se davvero si vuole far rientrare ogni legittima posizione politica (ivi compresa quella dei movimenti più estremi) nell’alveo della competizione democratica si abolisca ogni legge liberticida del pensiero o del gesto inoffensivo e si punisca severamente, a destra come sinistra, ogni azione violenta e ogni comportamento lesivo della libertà altrui.
Si lasci a ciascuno il diritto di sostenere le proprie idee, le proprie valutazioni storiche, le proprie proposte per il presente e per il futuro senza pregiudiziali “antifasciste” che, la nostra Costituzione non contempla e anzi implicitamente esclude. Ci si batta tutti per questo e si toglierà così ogni alibi a chi volesse giustificare forme inaccettabili di lotta con una immotivata censura e repressione del pensiero. Perché non lo si fa? Forse perché verrebbe meno la rendita antifascista su cui larga parte della sinistra (e non solo) ha mascherato per anni i suoi errori. Senza contare che verrebbe meno anche il “gusto del proibito” che da sempre affascina i giovani. Nessuna clemenza, quindi, per azioni violente o illegali, nessun divieto alle idee e a iniziative e gesti inoffensivi. Dopo la imminente tornata elettorale proveremo a trovare in Parlamento e nella società, volenterosi di diversa estrazione politica convinti che valga la pena tentare di chiudere veramente un interminabile dopoguerra. E caro Mauro, consiglio per consiglio, questo alla fine potrebbe convenire anche alla sinistra, quella che non vive di solo antifascismo.

Commenti

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  • RAFFAELE 16 maggio 2019

    ON. LA RUSSA,PREMETTO CHE NON SONO UN COSTITUZIONALISTA, MA SECONDO ME BISOGNA TENER CONTO DI TUTTA LA XII DISPOSIZIONE. DOPO IL DIVIETO DI RICOSTITUZIONE DEL P.N.F. DISPONE CHE I PIU’ COMPROMESSI UOMINI DEL REGIME PERDANO PER 5 ANNI I DIRITTI POLITICI ATTIVI E PASSIVI, PER CUI TRASCORSO IL QUINQUENNIO QUESTI POTEVANO ESSERE RIELETTI. ORA SICCOME LA COSTITUZIONE NON PREVEDE NESSUNA ABIURA PER I FASCISTI, QUESTI POTEVANO RIFONDARE UN NUOVO PARTITO FASCISTA NON SU BASI TOTALITARIE. ANZI I FASCISTI CHE NON ERANO INCAPPATI NELLA SOSPENSIONE DEI LORO DIRITTI POLITICI, UN LORO PARTITO LO POTEVANO FONDARE ANCHE SUBITO. ALTRA CONSEGUENZA E’ CHE LA LEGGE SCELBA, LA LEGGE MANCINO E LA LEGGE FIANO SONO ANTICOSTITUZIONALI LADDOVE PUNISCONO LE MANIFESTAZIONI DI OPINIONI DEI FASCISTI. LEI CHE E’ AVVOCATO, E CHE PER LA SUA CARRIERA POLITICA CHE TANTO DEVE ANCHE AI VOTI DEI FASCISTI, CONCEDA IL GRATUITO PATROCINIO LEGALE AI DENUNCIATI PER VIOLAZIONE DELLE SU RICORDATE LEGGI, RICORRENDO ALLA CORTE COSTITUZIONALE PER ABOLIRE LE LORO DISPOSIZIONI LEGISLATIVE LIBERTICIDE, E ALL’UOPO RICORRENDO ANCHE ALLA CORTE DEI DIRITTI EUROPEA. LE SAREI GRATO SE VORRA’ RISPONDERMI. GRAZIE

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