Stagnazione o recessione? Si teme una primavera tempestosa per l’economia italiana

martedì 19 febbraio 13:31 - di Enea Franza

Riceviamo da Enea Franza e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

Dopo un Pil che cresceva ininterrottamente dal 2014, cioè da quattordici trimestri consecutivi, le  stime sulla crescita dell’economia italiana nel quarto trimestre del 2018, prodotte dall’Istat ci dicono che il Pil a dicembre scorso si è contratto dello 0,2 per cento. Da quel giorno, era il 31 gennaio, si sono susseguite una ridda di interviste che, anche sulla base delle analisi delle società di rating, prevedono una primavera tempestosa per il nostro bel Paese. Di certo, seguendo una prassi oramai accettata dal 1975 (suggerita in un noto articolo dell’economista Julius Shiskin) siamo in stagnazione, atteso che è certificato che, nel trimestre considerato, c’è una contrazione dell’economia; se si confermerà la riduzione del Pil anche per il prossimo trimestre saremo allora in recessione. 

Il primo ministro in carica l’avv. Conte, suggerisce che la stagnazione attuale  «….  non dipende da noi: (ma è imputabile alla caduta delle importazioni verso)  la Cina e la Germania, che è il nostro primo paese per l’export». L’affermazione, di per se corretta, lascia tuttavia perplessi perché ci si domanda se effettivamente se l’export sia la causa, ovvero, concorra con altro alla stagnazione.  In effetti, lo stop nello sviluppo del reddito di un paese, può trovare causa in diversi settori della vita economica, come ad esempio nella contrazione dei consumi, della produzione di beni e di servizi o della spesa pubblica, oltre che nel riduzione del export. Dunque, diamo pur per assodato che l’Italia stia risentendo della diminuzione del commercio internazionale che ha, tra le tante cause, certamente in primo piano la guerra tariffaria e doganale. La crisi del paradigma del libero scambio, vede gli Stati Uniti guidati dal presidente Donald Trump non avere scrupoli ad utilizzare tariffe e barriere doganali come strumento di pressione commerciale e diplomatica. Il principale nemico di Trump è la Cina, con cui gli Stati Uniti hanno un grosso deficit commerciale (cioè importano più di quanto esportano), ma anche Europa e Giappone, principali esportatori di automobili nel paese. 

Molti esperti, però, rilevano anche una specificità italiana dovuta alle incertezze sul futuro economico del Paese. Le misure varate dal governo, in particolare la riforma pensionistica ed il reddito di cittadinanza, una volta partite moltiplicheranno la spesa di trasferimento a carico del settore pubblico verso le famiglie, determinando un inevitabile appesantimento sui conti pubblici e sulla tenuta del sistema bancario. In tale condizioni, peraltro, sembra evidente supporre che i privati e le imprese preferiscano rimandare gli investimenti, scegliendo quanto meno di attendere un chiarimento della situazione e, contribuendo così al generale rallentamento delle attività economiche. Per cui, oltre all’effetto negativo sulla bilancia commerciale (come giustamente suggerisce l’Avv. Conte),  a soffrire sarebbe la domanda di consumi per beni e servizi oltre che quella di beni d’investimento. 

Nonostante, infatti,  che gli attuali bassi tassi d’interesse e la considerazione che, per il futuro,  i tassi d’interesse monetari sono destinati a crescere, suggerirebbero di indebitarsi e non rinviare l’acquisto di case o di macchine per la produzione, il mercato dei mutui ipotecari non decolla e neanche quello degli ordinativi per beni d’investimento. Nel contempo, la spesa pubblica sembra aumentare. In effetti, se i valori ufficiali del debito pubblico riportano un importo a dicembre pari a 2.317 miliardi di Euro (dato pubblicato da Banca d’Italia il 15 febbraio), le stime danno un valore in aumento (fino a circa 2.400) per il giugno prossimo.  Se cosi stanno effettivamente le cose, nonostante le tante rassicurazioni provenienti dal Governo, una manovra correttiva è dietro l’angolo e, nell’ipotesi sempre più verosimile di crisi dell’attuale governo, un prossimo esecutivo non potrà che intervenire proprio su pensioni e reddito di cittadinanza, al meno di non lasciare che scatti la “clausola di salvataggio” di aumento delle imposte indirette.  

Ma in tal caso le risposte del sistema economico sono già note e in linea con quanto già avvenuto in occasione dei precedenti ritocchi dell’Iva, ovvero, rincaro generalizzato dei listini al dettaglio a cui i consumatori reagiranno tagliando gli acquisti, con una contrazione dei consumi e conseguenze  per il commercio, per l’occupazione e per molto probabilmente sullo stesso Pil.

Commenti

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  • ANGELO AIAZZI 19 febbraio 2019

    i nostri governanti dovrebbero avere il coraggio di azzerare tutto per un anno tasse balzelli passati e ricomincoiare con tasse eque dall’anno zero ….per un anno fermi tutte le spese per l’amminostrazione salvare solo gli stipendi e far ricominciare a dar fiducia hia mercati nazionali ed hai cittadini e ppoi appunto ricominciare da zero con leggi e tasse eque è semplice chi ha di più paga di più chi ha meno paga meno e poi copiare dagli altri paesi europei e non le cose buone non èp detto che solo noi siamo bravi….
    ù

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