Prossimamente al tavolo
Energia e competitività, Meloni incalza Bruxelles: “Serve uno sforzo europeo contro la crisi”
Alla vigilia del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, la premier riunisce il gruppo informale sulla competitività con Merz, De Wever e von der Leyen
Economia - di Alice Carrazza - 8 Giugno 2026 alle 20:03
La partita, questa volta, non si gioca sulla fotografia di un summit, ma sul prezzo dell’energia che imprese e famiglie continueranno a pagare nei prossimi mesi. È su questo terreno che il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha portato la discussione nella videoconferenza del gruppo informale sulla competitività europea, convocata insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz e al premier conservatore belga Bart De Wever, alla presenza della presidente della Commissione Ursula von der Leyen e di quindici leader europei. La riunione arriva alla vigilia del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno e in un quadro internazionale appesantito dagli sviluppi in Medio Oriente. Per Palazzo Chigi, il punto politico è uno: la competitività europea non può restare separata dal costo dell’energia, dalla semplificazione amministrativa e dalla capacità dell’Ue di reagire agli shock esterni senza scaricarli in modo asimmetrico sugli Stati membri.
La richiesta italiana alla Commissione
Meloni ha ringraziato von der Leyen per quella che il governo considera una prima risposta concreta alla lettera inviata dall’Italia il 17 maggio: la possibilità di destinare fino allo 0,6 per cento del Pil in tre anni a investimenti e misure straordinarie in campo energetico, nel quadro della clausola nazionale di salvaguardia. Non è un passaggio tecnico secondario. Significa aprire uno spazio di manovra per interventi mirati, senza deragliare dai binari di bilancio fissati a Bruxelles.
La presidente del Consiglio ha poi ribadito la necessità di «uno sforzo straordinario, sia a livello nazionale sia europeo, per contrastare gli effetti di breve e medio termine della crisi energetica». Il governo guarda anche alla revisione della direttiva Ets, attesa entro luglio, chiedendo che si concentri sulla mitigazione dell’impatto sui prezzi, sulla riduzione della volatilità delle tariffe e sull’eliminazione degli effetti diseguali tra Paesi.
La sinistra che non studia
Mentre Palazzo Chigi è impegnato sul dossier energia, dalle parti delle opposizioni sembra essere scattata la consueta caccia al caso politico. Stavolta il pretesto è l’assenza dell’Italia al vertice di Londra con Volodymyr Zelensky, Keir Starmer, Emmanuel Macron e lo stesso Merz. A sinistra c’è chi ha già confezionato il verdetto: Meloni racconterebbe un’Italia centrale in Europa mentre, sostiene il segretario di +Europa Riccardo Magi, «i fatti smentiscono ogni giorno la sua propaganda». Una ricostruzione suggestiva, se non fosse che parte da un dettaglio fondamentale ignorato con sorprendente disinvoltura: capire quale fosse il tavolo in questione.
Il summit londinese infatti non era un vertice dell’Unione europea né un formato aperto a tutti i principali partner continentali, ma il cosiddetto “E3”, come aveva già chiarito in mattinata il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Un formato ristretto che coinvolge Francia, Germania e Regno Unito e che, per sua natura, non prevedeva la presenza italiana. «Come al solito cerchiamo di non fare troppo fumo di un piccolo legnetto, questo è un formato E3, l’Italia non è una potenza nucleare», ha spiegato anche Antonio Giordano, deputato di Fratelli d’Italia e segretario generale dei Conservatori europei, in diretta su RaiNew24. «Non è colpa di Meloni se non ha una potenza nucleare».
Il plauso Oltremanica
E mentre nel campo largo si fa ripasso, il plauso alla premier arriva direttamente da Oltremanica. A farlo non è proprio l’ultimo arrivato: Nigel Farage, leader di Reform Uk e oggi in testa nei sondaggi britannici, che a Quarta Repubblica si è definito senza troppi giri di parole «un grande ammiratore» di Meloni. «Negli anni ho lavorato nel Parlamento europeo con il Movimento 5 Stelle e non è stato facile. Ho lavorato anche con la Lega», ha ricordato Farage, prima di aggiungere: «Ma devo essere onesto, penso che lei abbia portato una grande stabilità alla politica italiana e migliorato la reputazione dell’Italia sul palcoscenico mondiale».
Infine, sul summit di Londra ha liquidato il tutto in una riga: «Questi incontri continuano a farli raggiungendo praticamente nulla». Dopotutto, Meloni «ha fatto bene a non andare».