Con l’orrore di Codigoro c’entra anche il declino di Dante. Ecco perché

13 Gen 2017 11:21 - di Lando Chiarini

È incredibile come tra le tante analisi seguite al genitoricidio (si può dire così?) di Codigoro neppure una abbia illuminato, tra le cause di tanto orrore, il venir meno di quei sensori sociali presenti e attivi in ogni sana ed ordinata comunità: il vicinato, la scuola, la parrocchia. Intendiamoci: vicinato, scuole e parrocchie esistono ancora, ma è come se non ci fossero più.

Il massacro di Codigoro frutto del vuoto sociale

Il primo è stato estirpato come una malapianta dall’isolazionismo individualista cui ci siamo consegnati in nome di un malinteso senso della libertà che ha mandato a carte quarantotto concetti-pilastro della civile convivenza come la correlazione tra le nostre azioni e il giudizio altrui; sulla seconda sarebbe meglio stendere un manto pietoso: limitiamoci a dire che la scuola attuale è un giardino dove crescono solo diritti e nessun dovere. In perfetta armonia, del resto, con il clima che si respira nelle famiglie, nei luoghi di lavoro e persino nelle istituzioni. Quanto alle parrocchie, sono state desertificate più dalla crisi delle vocazioni che da quella demografica. Al punto che è ormai più facile avvistare un ufo in cielo che un chierichetto sull’altare.

Oltre ai diritti, la scuola riaffermi anche i doveri

Risultato: con i sensori sociali fuori uso e con i luoghi dove si coltiva lo spirito e l’educazione a mezzo servizio, stupisce solo fino a un certo punto che un giovanotto di 17 anni trovi a tal punto insopportabile il giusto richiamo del padre e della madre a scegliere tra lo studio e il lavoro da commissionarne l’eliminazione fisica ad un coetaneo. Questo di Codigoro non è il primo caso. Speriamo piuttosto che sia l’ultimo, sebbene lo stato di salute della società, la sua tenuta morale e il diffuso senso di deresponsabilizzazione che la pervade autorizzi a dubitarne. E non ne se ne esce parcellizzando ulteriormente l’educazione – ne abbiamo già tante: da quella all’affettività, alla legalità, all’alimentazione che però non ci hanno immunizzato contro indifferenza, mafie e obesità – o inventandosi un’altra parolina magica tipo femminicidio, che non ha arginato l’escalation di violenza contro mogli e fidanzate.

Il “dagli alla casta” ha deresponsabilizzato i cittadini

Segno tangibile che non è di altre cattedre inventate o di parole che ha bisogno la società, ma di esempi e di rinnovati doveri. Ricette in tal senso non ce ne sono, ma sarebbe già un bel passo in avanti darsi come obiettivo una maggiore responsabilizzazione dei cittadini. È certamente compito della politica, ma proprio perché si tratta di obiettivi a lunga gittata né la scuola né l’informazione possono chiamarsi fuori. Ci rendiamo conto che per la prima riscoprire il valore della cultura classica in funzione di profilassi della società dopo decenni di pseudopedagogia è  una sorta di contrappasso dantesco, mentre per giornaloni e tv può risultare addirittura poco redditizio rivalutare il ruolo educativo dell’informazione. Ma è l’unico modo per sconfiggere la tirannia del vuoto che ha sequestrato le coscienze dei giovani nella speranza di evitare in futuro altri orrori, altre Codigoro.

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