Datagate, Snowden chiede asilo a 21 Paesi, tra cui l’Italia. Bonino: attendiamo spiegazioni dagli Usa

2 Lug 2013 16:02 - di Guglielmo Federici

Mentre il Presidente degli Stati Uniti tenta di rassicurare il mondo e gli europei infuriati sulla vasta attività di spionaggio elettronico ai danni degli alleati («spiegheremo tutto»), la talpa del datagate, Edward Snowden, già scaricato dall’Ecudor, chiede asilo a 21 Paesi, tra cui l’Italia (ma il presidente del Copasir ha già fatto sapere che da noi difficilmente potrà essere accolto).  È quanto sostiene Wikileaks sulla sua pagina web. L’ex tecnico della Cia responsabile della fuga di informazioni sulle attività dell’Agenzia per la sicurezza nazionale Usa, ha chiesto asilo a Spagna, Austria, Bolivia, Brasile, Cina, Cuba, Finlandia, Francia, Germania, India, Italia, Irlanda, Paesi Bassi, Nicaragua, Norvegia, Polonia, Russia, Svizzera e Venezuela. Una richiesta rispedita al mittente dalla Spagna in quanto «non legalmente ammissibile» perché Snowden non si trova in territorio spagnolo, spiegato il ministro degli esteri di Madrid, Jose Manuel Garcia-Margallo, intervenendo in Parlamento. Chiusura dalla Polonia, che però ha precisato che la richiesta di Snowden sarebbe rigettata anche se lui fosse nel Paese e non ci fossero vizi procedurali. Snowden avrebbe invece cambiato idea rinunciando all’intenzione di chiedere asilo politico in Russia dopo aver saputo la posizione di Putin, come riferisce Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino, precisando che la “talpa” del Datagate si trova ancora all’aeroporto di Mosca. Dalla Capitale russa si precisa che non verrà data l’estradizione in Usa, Paese «dove c’è la pena di morte». Apertura dal Venezuela, dove il presidente Maduro difende Snowden: «Merita protezione», dice. Possibilista anche Morales, il presidente boliviano, che è pronto ad esaminare la richiesta: «Sì, perché no?», avrebbe risposto a una domanda in un tg.  La questione si estende a macchia d’olio. L’India fa sapere di voler rigettare la richiesta d’asilo. Il portavoce del ministero degli Esteri Syed Akbaruddin ha spiegato in un tweet che dalle rivelazioni del Guardian risulta che la Nsa usava «una grande varietà di metodi di spionaggio» per carpire informazioni nell’ambasciata indiana di Washington e nelle altre rappresentanze diplomatiche di New Delhi. Nel dibattito si inserisce anche il Giappone che ha chiesto chiarimenti a Washington  sull’inclusione di Tokyo nel piano Prism della National Security Agency, secondo le rivelazioni di Snowden. «Attualmente stiamo verificando la conferma», ha affermato il portavoce del governo, Yoshihide Suga, su quanto pubblicato dal quotidiano britannico in merito al fatto che il Giappone avrebbe fatto parte dei 38 “obiettivi” monitorati dall’Agenzia americana sulla sicurezza. Intanto l’Italia, in attesa che il ministro degli Esteri Emma Bonino riferisca alle commissioni riunite Affari costituzionali ed Esteri, getta acqua sul fuoco delle polemiche. Non c’è stato alcun passaggio illegale di dati dall’Italia agli Stati Uniti: «Tutto è avvenuto nel rispetto delle norme in vigore. Non c’è nessun grande fratello illegale», ha detto il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, al termine dell’audizione del direttore del Dis, Giampiero Massolo. Nel frattempo il ministro Bonino auspica «che il negoziato sul libero scambio Usa-Ue non sia a rischio». Chiede «un po’ più di calma» nelle valutazioni: un chiarimento degli Stati Uniti sul presunto spionaggio è «indispensabile per mantenere la fiducia reciproca, ma bisogna avere la consapevolezza dell’importanza del Trattato di libero scambio». Negoziati che la Francia ha invece minacciato di voler interrompere. L’importante ora è che gli Usa forniscano tutte le spiegazioni – convincenti- per evitare il blocco delle trattative sull’area di libero scambio tra le due sponde dell’Atlantico.

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