“So’ fascisti, ma dovremmo imitarli”: bufera su Astorre, candidato alla segreteria Pd del Lazio

Certo non potevano passare inosservate le parole dette da Bruno Astorre, candidato alla segreteria Pd del Lazio alle primarie del 25 novembre, a proposito dei militanti  di CasaPound: “Sò fascisti, è vero, ma tante volte dovremmo imitare CasaPound per il loro modo di stare in mezzo alla gente”.  Una frase pronunciata a Viterbo, alla Corte delle Terme, e riportata da Tusciaweb. Chiaramente una battuta, anche perché da sempre la sinistra teme il radicamento della destra nelle periferie. Ma nel clima interno del Pd, corroso da lotte intestine senza esclusione di colpi, il rivale di Astorre, il senatore Claudio Mancini, anche lui candidato, ha sfruttato l’incidente per buttarla in cagnara. Pronta è giunta allora la retromarcia di Astorre:  “Era un’iperbole, per me CasaPound andrebbe sciolta”.

“Considero sbagliate le dichiarazioni del senatore Bruno Astorre. A forza di essere subalterni agli argomenti della destra si finisce a parlare bene di CasaPound”, aveva scritto in una nota il deputato Pd Claudio Mancini. “CasaPound va sciolta”, gli aveva fatto eco Esterino Montino, sindaco dem di Fiumicino. “Comprendo la provocazione di Bruno Astorre ma non credo sia davvero utile continuare a parlare per paradossi e provocazioni”, ha sottolineato invece Eleonora Mattia, membro dell’Assemblea nazionale del Partito Democratico. Giuseppe Fioroni ha invece invocato l’intervento del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti: “Su questi temi mi colpisce il silenzio del Presidente Zingaretti, sponsor e sostenitore di Astorre”. Soffiano dunque venti di tempesta dentro il Pd laziale, e non solo. Anche perché Astorre non ha usato solo l’argomento CasaPound per attaccare la linea radical chic dei dem ma ha anche elogiato il modello Trump: “La gente ha anche bisogno di sicurezza. Un tema che non possiamo lasciare solo alla lega di Matteo Salvini. Trump negli Stati Uniti c’ha vinto le elezioni”. Come dargli torto?