Fascista? No, contro corrente
Guareschi, presentato al Senato il film tv Rai “Non muoio neanche se mi ammazzano”. La Russa: “Ci ha insegnato il rispetto”
“Guareschi era un giornalista decisamente contro corrente. Pensate uno che prende una condanna, per aver fatto una cosa che oggi Report considererebbe banale e non la pubblicherebbe mai, e non fa appello perché dice che è una condanna ingiusta. Che cosa ci insegna Guareschi? Che il rispetto tra le persone travalica le idee. Don Camillo e Don Peppone erano agli antipodi politicamente, ma sotto sotto c’è sempre l’umanità. Vorrei che questa umanità che lui ci ha insegnato vivesse anche oggi”. Parola di Ignazio La Russa nel corso dell’intervento di saluto alla presentazione del film tv Rai “Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano” patrocinata dal Senato. Un’altra condanna – prosegue La Russa – “l’aveva già presa perché aveva disegnato Einaudi con delle bottiglie perché faceva il vino lui, ‘il vino del presidente’. Come se Vespa che fa il vino, diventasse presidente della Repubblica. E noi non lo escludiamo che lo possa diventare”.
Al Senato si presenta il film tv Rai su Guareschi
All’evento a Palazzo Madama hanno partecipato il senatore di Fratelli d’Italia Raoul Russo, Giampiero Cannella, sottosegretario alla Cultura, Gloria Giorgianni, produttrice Anele, Anouk Andaloro, capostruttura di Rai Fiction e Giuseppe Zeno, attore protagonista del film. Ampio spazio è stato dedicato all’impegno civile e giornalistico dello scrittore. La Russa ha ricordato le denunce pubblicate da Guareschi sul “triangolo della morte” emiliano nel secondo dopoguerra citando un aspetto “forse meno noto” della sua attività pubblicistica. Posizioni – ha sottolineato la seconda carica dello Stato – che contribuirono a rendere Guareschi una figura scomoda nella stagione successiva alla guerra. “Quando morì non c’erano politici al suo funerale. C’erano giornalisti, anche di sinistra”, ha ricordato. “Cosa ci insegna Guareschi? Che il rispetto tra le persone travalica le idee, che non può mai mancare. Vorrei che questa umanità che lui ci ha insegnato vivesse anche oggi”.
La Russa e Cannella sottolineano il lato ‘scomodo’ dello scrittore e giornalista
Giovannino Guareschi come simbolo di libertà, anticonformismo e indipendenza di giudizio. È il ritratto tracciato Giampiero Cannella che ha definito il film “un atto di coraggio”, perché contribuisce a riportare al centro dell’attenzione una figura a lungo marginalizzata nel dibattito culturale italiano. “Rompe una cappa di silenzio che in qualche modo ha relegato Guareschi a una dimensione quasi di commedia di provincia”, ha detto il sottosegretario alla Cultura. “Ieri abbiamo celebrato gli 80 anni della Repubblica. Giovannino Guareschi è l’unico giornalista in 80 anni di storia repubblicana ad aver scontato per intero la sua pena dentro un carcere per diffamazione”. Cannella ha ricordato anche il rifiuto della grazia e l’accettazione della condanna come testimonianza di coerenza personale e difesa della propria libertà. Respinte anche le letture che identificano Guareschi con il fascismo. Il sottosegretario alla Cultura ha ricordato l’arresto durante il regime, le critiche rivolte a Mussolini e la successiva deportazione in un campo di prigionia tedesco dopo il rifiuto di collaborare con i nazisti. “Certamente non è stato un fascista”, ha concluso l’esponente di FdI. Certo – ha aggiunto – “non si riconosceva neppure nella narrazione politica dominante del dopoguerra. Aveva una posizione autonoma e critica verso il comunismo e una parte della cultura resistenziale.