“I Am. Io sono il Colonnello“: il docufilm sulla vita e le passioni di Calcagni (trailer)

Lui è una forza della natura. Tosto, caparbio, a tratti inossidabile. Carlo Calcagni, colonnello del Ruolo d’Onore dell’Esercito italiano, campione di ciclismo, paracadutista, pilota istruttore di elicotteri, da anni combatte contro un male invisibile dovuto alla contaminazione da metalli pesanti contratta durante una missione di peacekeeping nei Balcani nel 1996. E da anni resiste senza retrocedere di un centimetro, lui stesso spesso dice “vince chi resiste”:  forza di volontà, passione e rabbia,  insieme alla sua inseparabile bicicletta, gli permettono di aggrapparsi alla vita,  di emozionarsi e di emozionare.  La sua adrenalina? Il ciclismo, una passione  di vecchia data, che gli ha permesso di vincere 2 medaglie d’oro agli Invictus Games di Orlando in Florida nel 2016 e 2 medaglie d’oro in Coppa del mondo di paraciclismo come atleta del Gruppo sportivo paralimpico della Difesa, che gli ha dato la possibilità di continuare a “servire” ancora la Patria e di mettersi nuovamente in gioco conquistando tanti podi. Medaglie e sudore.

A Trevignano Romano  la prima di “I Am. Io sono il Colonnello”

La vita del colonnello che dal 2002 soffre della cosiddetta Mcs “sensibilità chimica multipla”, una robaccia impronunciabile quanto terribile, una grave  malattia neurodegnerativa e irreversibile che avrebbe steso  chiunque, è diventata un film documentario, I Am.  Io sono il Colonnello, ostinatamente voluto e realizzato da Michelangelo Gratton di Abilty Channel, che verrà proiettato  per la prima volta il prossimo 13 aprile (ore 17 presso il Cinema Palma) a  Trevignano Romano, sul lago di Bracciano a due passi dalla Capitale. Per girare il film Calcagni, dopo circa 15 anni, è tornato  ai comandi di un elicottero grazie alla collaborazione con il WeFly! Team, la pattuglia aerea italiana di piloti disabili. L’evento, organizzato in collaborazione con l’associazione Lago per tutti onlus, sarà anche l’occasione per contribuire alla realizzazione di una spiaggia attrezzata e accessibile anche ai disabili sul lago di Bracciano. Il film, realizzato in collaborazione del Ministero della Difesa, che dopo le necessarie supervisioni ha dato il via libera, è un affresco fedele della quotidianità del colonnello Calcagni, che, senza mai mollare la sua uniforme da ufficiale, si sottopone tutti i giorni a estenuanti terapie mediche. «Diventi sensibile a tutto ciò che è chimico, anche agli odori – racconta lui stesso – sebbene per i problemi neurologici non sento ne odori, né sapori, così come non sento caldo e freddo a livello cutaneo, però ne sento fortemente le reazioni perché si hanno crisi respiratorie, inizi a vomitare,  puoi avere uno shock anafilattico, infatti devo andare sempre in giro con la siringa di adrenalina; non puoi stare a contatto con altre persone solo perché si sono lavate con un sapone normale che contiene odori o profumi…».

“L’uniforme è per me la patria”

Tutto per il suo amore di patria: “L’uniforme è per me la patria e racchiude tutto ciò che anch’io rappresento: l’onore, la dignità, l’umiltà, la determinazione, il carattere, la disponibilità verso gli altri, l’amore verso il prossimo, il sacrificio e al tempo stesso la forza, il coraggio e la speranza”. Nel ’96 a  Sarajevo, come pilota elicotterista, il colonnello Calcagni è l’unico addetto al servizio Medevac, evacuazione medico-sanitaria: è lui a prestare soccorso ai corpi dilaniati dalle bombe e a recuperare le salme di caduti. Al ritorno dalla missione si sposa, fa il  pilota-istruttore a Viterbo, fino a quando nel 2002  compaiono i primi sintomi della malattia. Nel 2005 il verdetto non lascia scampo. Ma lui la vita se la vuole sentire addosso: diciotto ore al giorno di ossigenoterapia, trecento compresse, due ore di camera iperbarica, quattro ore di flebo, sette iniezioni di immunoterapia appena sveglio, ventilatore polmonare per tutta la notte, allenamenti estenuanti per contrastare la degenerazione cellulare, attenuare i dolori, non perdere il tono muscolare e, soprattutto, continuare a vivere.

“Grazie al mio triciclo vivo veramente”

“Sopravvivo grazie alle terapie quotidiane, ma soltanto grazie al mio triciclo volante continuo a vivere veramente”. Nel 2010 entra a far parte del corpo degli atleti paralimpici. Ma non è tutto in discesa perché Carlo è anche un personaggio scomodo: la stampa non sempre gli rende giustizia. I riconoscimenti si alternano ai tanti ostacoli che Calcagni  incontra sulla sua strada di atleta e di ufficiale. Eppure l’uniforme, che ha sempre indossato con orgoglio e rispetto, gli regala l’onore di ricevere, pochi giorni fa, il 12 marzo, la convocazione presso lo Stato Maggiore della Difesa. Un invito inaspettato suggellato dal gesto del Generale Graziano,  Capo di Stato Maggiore della Difesa: una stretta di mano e un sorriso diventano il riconoscimento di una vita. Segni di un  profondo e radicato senso di appartenenza e di attaccamento alla Forza Armata.

 

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(foto di Michelangelo Gratton)

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(foto di Michelangelo Gratton)

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(foto di Michelangelo Gratton)

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