Ritorno a scuola, ecco le frasi da non dire ai propri figli: «Studia, fallo per me…»

Svegliare i figli in maniera dolce e non brusca, stare di più in famiglia, fargli usare meno i cellulari a casa e anche a scuola, tessere un dialogo più proficuo, osservare i miglioramenti dei ragazzi, dare un colpo al premio e uno alle botte (in senso di punizione), con un’attenzione iniziale allo studio dei propri ragazzi che si prolunghi per tutta la durata dell’anno scolastico e non viva solo di “esami” al momento dei colloqui con i prof, delle pagelle o delle verifiche finali.

Nei giorni della riapertura delle scuole la psicologa, per una volta, si rivolge ai genitori e non ai ragazzi: i dieci consigli firmati dalla dottoressa Francesca Mastrantonio, direttrice didattica dell’Istituto Strategico – Scuola di specializzazione in psicoterapia strategica e Presidente dell’IIRIS – Istituto Integrato di Ricerca ed Intervento Strategico possono aiutare tutte le famiglie a vivere con serenità questa fase. Un prontuario in cui si parla della necessità di adoperare alcune misure di controllo “per riadattarsi al nuovo ritmo di vita” che l’impegno scolastico detta in ogni famiglia con bambini e ragazzi in età scolare.  

“Sbrigati! Sennò facciamo tardi!” è una frase da mettere al bando. «Per evitare questo risveglio traumatico la cosa migliore è svegliarsi tutti qualche minuto prima del necessario. O, se serve, da bravi genitori che prevedono il rischio di stress mattutino, consiglio di mettere le sveglie e gli orologi di casa 10 minuti avanti. Sarà una bella scoperta per le scolare e gli scolari arrivare a scuola trafelati e scoprire invece di essere in perfetto orario».

Dalla famiglia alla scuola, il filo è unico

Uscire con la famiglia riunita è il modo migliore per iniziare la giornata, così come le minacce sono il modo peggiore per avviare l’anno scolastico. «Vanno abolite le frasi tipo: “ti chiedo solo di studiare” o peggio “fallo per me”. Lo studio è cosa privata di ogni studente, è la prima sfida che un ragazzo o una ragazza affronta. Non deve aver niente a che fare con i genitori, a meno che non vogliamo che i nostri figli decidano di smettere di studiare per farcelo apposta, così come spesso avviene durante i conflitti adolescenziali. Dobbiamo iniziare a premiare l’impegno dei nostri figli nello studio e non solo il risultato», spiega la dottoressa Mastrantonio. Fondamentale è anche coltivare buoni rapporti con i prof dei ragazzi: ««Non sempre è facile trovare negli insegnanti un alleato, subiscono per tradizione molti attacchi, ma se l’apertura è la nostra attitudine l’insegnante lo percepirà e sarà sicuramente disponibile. Laddove questo clima non si riuscisse ad instaurare è altamente sconsigliabile squalificare l’insegnante di fronte ai figli. L’insegnante rappresenta l’istituzione scuola, se si denigra lui si denigra l’istituzione. Difficile sarà a quel punto far credere ai nostri figli che ha senso stare tante ore in quella istituzione».

Altri consigli arrivano sui rapporti con gli amici dei ragazzi, sulle relazioni, sulle punizioni, sul sostegno morale ai ragazzi, con i genitori chiamati a favorire lo sviluppo “di un ruolo sociale consapevole, accogliente e rispettoso dell’altro” anche evitando che si isolino, come per lo smodato uso dei cellulari, che proprio oggi il ministro Fedeli ha autorizzato a introdurre in classe con una discussa iniziativa. «Impostare delle regole sull’uso dei Social, smartphone, tablet e altri strumenti tecnologici è obbligatorio sempre, a maggior ragione quando inizia la scuola. In particolare quando si studia bisogna silenziare o spegnere queste distrazioni. In questo modo lo studio sarà più continuo e il tempo ad esso dedicato più efficace. Certo non sarà compito facile per i genitori regolare questa passione per la tecnologia. La parola chiave è “regolare”. Sappiamo infatti che vietare non serve, anzi peggiora le cose. Suggerisco allora di organizzare dei tempi ben distribuiti, per esempio: un’ora di studio può essere suddivisa in 50 minuti di studio e 10 di pausa trascorsa come si preferisce, la regola è che dopo i 10 minuti si riinizia a studiare e avanti così finché non si finiscono i compiti».

Infine, il tempo libero, da organizzare in armonia con gli interessi dei propri figli e non con le personali ambizioni”: nessuna demonizzazione della noia, anzi. Anche qui la psicologa suggerisce un uso consapevole e intelligente dei “dolce far nulla”, per grandi e piccini. A casa, magari, più che a scuola.