L’ultima follia della Fedeli: in classe con i cellulari. Chat, video e un po’ di studio…

L’annuncio è destinato a suscitare polemiche, ma la ministra della Pubblica Istruzione, Valeria Fedeli, è molto orgogliosa della sua idea: telefonino libero in classe, via libera alla chat tra una lezione su Dante e un algoritmo. Saranno i prof, a detta della ministra, a insegnare un uso responsabile dello smartphone ai ragazzi… Come se davvero i maestri, spesso in grado al massimo di rispondere “pronto” al telefono e non certo avvezzi alle ultime scoperte tecnologiche e virtuali, potessero insegnare qualcosa a studenti che a casa trascorrono ore su iPad e cellulari…

«Da venerdì prossimo una commissione ministeriale s’insedierà per costruire le linee guida dell’utilizzo dello smartphone in aula. Entro breve tempo avrò le risposte e le passerò con una circolare agli istituti», dice in un’intervista a Repubblica la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli. «È uno strumento che facilita l’apprendimento, una straordinaria opportunità che deve essere governata. Se lasci un ragazzo solo con un tablet in mano è probabile che non impari nulla, che s’imbatta in fake news e scopra il cyberbullismo. Questo vale anche a casa. Se guidato da un insegnante preparato, e da genitori consapevoli, quel ragazzo può imparare cose importanti attraverso un media che gli è familiare: internet. Quello che autorizzeremo – sottolinea – non sarà un telefono con cui gli studenti si faranno i fatti loro, sarà un nuovo strumento didattico».

Immaginate una classe dove qualcuno spiega e gli studenti fanno finta di controllare sul web ma intanto chattano tra di loro…

 

Cellulari in classe, l’ira del Codacons

«È follia allo stato puro». Così il Codacons boccia senza appello la decisione della ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, di far entrare gli smartphone nelle aule scolastiche. «Non capiamo se questa idea di consentire l’utilizzo dei telefonini in classe sia uno scherzo, una provocazione, o il frutto di un colpo di testa del Ministro – spiega il presidente Carlo Rienzi – Al pari dei cellulari, anche le sigarette o i prodotti alcolici fanno parte del mondo dei ragazzi: allora perché, seguendo il criterio del Ministro, non consentire di fumare e bere durante le lezioni? Si tratta di un provvedimento pericolosissimo, che rischia di portare i ragazzi alla perdita della capacità di pensare, leggere e scrivere in modo indipendente dai telefonini». «Non solo. Sono noti a tutti i rischi connessi all’uso degli smartphone, dal punto di vista sia mentale che fisico, specie sui più giovani. Già dal 2011 la Iarc, agenzia dell’Oms, ha classificato i telefonini come prodotti a rischio cancerogeno, e numerosi studi internazionali confermano i pericoli per la salute determinati dagli smartphone , specie quelli di ultima generazione, che hanno un impatto biologico 4 volte maggiore, perché trasmettono contemporaneamente su più frequenze, per inviare dati, immagini, ecc.. Diverse sentenze dei tribunali italiani hanno confermato tale aspetto, riconoscendo il nesso tra insorgenza del tumore e uso del telefonino», aggiunge la nota del Codacons.

L’associazione minaccia il ricorso in tribunale. «Se il ministro Fedeli consentirà l’ingresso degli smartphone nelle scuole, si assumerà le responsabilità penali delle conseguenze sulla salute degli studenti, ed invitiamo già da oggi i professori, se non vogliono rispondere dei danni arrecati agli alunni, a rifiutare  categoricamente l’uso dei cellulari nelle scuole».