Holodomor, il ricordo dello sterminio “per fame” consumato da Stalin in Ucraina

Che la storia del mondo debba essere riscritta, è un dato di fatto. Da un lato vanno corrette con un metro più obiettivo le pagine ben note, tramandate con una mistificazione che dura, nei casi più estremi, da millenni; dall’altro vanno rivelate le pagine oscure, quelle antiche e quelle recenti, occultate per i più svariati motivi, non ultimi quelli ancorati alla cinica “ragion di stato”, che sempre privilegia gli equilibri malsani. E’ quanto accaduto, per esempio, con le “foibe”, artatamente dimenticate per non urtare Tito; con il “genocidio armeno”, del quale non si parla come si dovrebbe per non far arrabbiare i turchi e in particolare il suo attuale leader; con il massacro della classe dirigente polacca, occultato per non far dispiacere il prezioso alleato russo nella lotta al nazi-fascismo; con le tante repressioni dei dittatorelli del Sud America, che essendo stati “amici” degli “amici” vanno lasciati in pace, nonostante si fossero macchiati di crimini orrendi. (Provate a trovare, per esempio, il film “La rivoluzione delle farfalle” e il romanzo da cui è tratto, “Il tempo delle farfalle”, e poi ditemi se vi siete riusciti: si narrano le vicende delle vittime di Trujllo, dittatore della Repubblica Dominicana e fantoccio degli USA).

Il genocidio di cui parlo in questo articolo è quello perpetrato da Stalin, in Ucraina, dal 1929 al 1933: “holodomor”, ossia “infliggere la morte attraverso la fame”.
Non tragga in inganno il titolo: vi furono anche deportazioni, omicidi, esecuzioni, massacri atroci. In totale, sia pure nell’immancabile balletto delle cifre che vede contrapporsi diversi studiosi, è lecito ritenere che in cinque anni furono oltre cinque milioni le vittime della ferocia staliniana. Questo è il numero più accreditato, da citare per dovere di cronaca. Devo precisare tuttavia, che appartengo a una schiera di analisti, minoritaria, che sostiene altre tesi e indica ben altre cifre: circa dieci milioni di vittime, inserendo, quindi, anche quelle perite negli anni successivi al 1933 a causa delle angherie subite, che non figurano nel computo ufficiale del genocidio. E’ appena il caso di citare, poi, cosa abbia rappresentato siffatto sterminio sotto il profilo delle nascite: almeno 3 milioni di bimbi mai nati. Ma procediamo con ordine.

L’Ucraina, come noto, diviene parte integrante dell’URSS nel 1922. Nel 19° secolo, quando il territorio faceva parte per metà dell’impero russo e per metà di quello austro-ungarico, divenne il “granaio d’Europa”. Il processo di russificazione, già avviato ai tempi dello Zar, fu portato alle estreme conseguenze dopo la fine dell’impero austro-ungarico e la completa annessione del paese. I contadini dell’Ucraina, chiamati kulaki, possedevano grandi appezzamenti di terreno, erano benestanti e potevano utilizzare mezzadri scegliendoli tra i contadini poveri: i kombèdy. Gli utili conseguiti consentivano ai kulaki una vita più che dignitosa, del tutto incomparabile a quella dei kombèdy, intrisa di stenti e sofferenze.

Tale presupposto discriminatorio fu conseguenza della riforma agraria del 1906, che consentiva l’assegnazione delle terre ai contadini, ma solo dietro pagamento di un tributo. In tal modo i contadini poveri diventarono ancora più poveri, mentre quelli in grado di riscattare del terreno si trasformarono in benestanti possidenti. Lenin cercò di correggere la discrasia concedendo delle terre anche ai kombédi. Alla sua morte, però, prese corpo la politica repressiva di Lev Trotskij, che riteneva i kulaki una minaccia per i princìpi comunisti, in virtù della loro condizione privilegiata. Con Stalin si arrivò al genocidio vero e proprio, iniziato nel 1929, dopo un periodo in cui il dittatore sembrava addirittura sostenere le tesi di Bucharin, che auspicava “l’arricchimento dei contadini”, ritenendo l’agricoltura fondamentale per lo sviluppo economico dell’URSS. Stalin cambiò ben presto idea (anche se è più lecito ritenere che il suo pensiero fosse analogo a quello di Trotskij e mistificato per mantenere saldo il distacco con il suo principale avversario interno, che farà poi assassinare in Messico) e attuò un piano di collettivizzazione forzata delle terre, con lo scopo precipuo di trasferire risorse dall’agricoltura all’industria. I kulaki furono colpiti duramente da tali provvedimenti e iniziarono un’azione di protesta e di boicottaggio della politica staliniana. Mal gliene colse. Stalin approfittò dell’occasione non solo per sterminare i dissidenti, ma per realizzare un altro suo proposito (che poi avrebbe attuato anche in Polonia), ossia distruggere il carattere nazionale del popolo ucraino, estendendo, di fatto, le atrocità repressive contro tutti. Furono distrutte le chiese e perseguitati i cattolici. Fu vietato finanche lo scampanio, che rappresentava l’identità dei villaggi. Manco a dirlo, sulla scia di quanto già perpetrato dai turchi con gli armeni, fu sterminata l’intellighenzia dell’Ucraina al fine di cancellare la memoria storica del Paese e renderlo più facilmente addomesticabile. Non ebbe pietà neppure per i sostenitori del comunismo, che anelavano a una sorta di autonomia rispetto ai diktat di Mosca. Dal 1929 al 1932 lo sterminio si configurò con gli eccidi materiali e la deportazione in Siberia di milioni di contadini, che perirono tra mille sofferenze. Nel biennio 1932-33 fu attuato lo “sterminio per fame”, perpetrato con la requisizione totale dei generi alimentari e l’obbligo di cedere allo stato tutto il grano prodotto, in modo che ai produttori non restava che morire di fame. Il genocidio è stato qualcosa di mostruoso, in termini numerici superiore addirittura a quello perpetrato da Hitler contro gli Ebrei. La sinistra, per decenni, ha nascosto la testa nella sabbia, nonostante fosse in possesso di tutti gli elementi per scrivere una pagina di storia nel rispetto della verità.

Solo nel marzo del 2008 il Governo dell’Ucraina e 19 nazioni hanno sancito che si configura come “genocidio” quanto accaduto dal 1929 al 1933 e il 23 ottobre dello stesso anno il Parlamento europeo ha riconosciuto l’Holodomor come un crimine contro l’umanità. Il giorno della memoria è stato fissato, annualmente, nel quarto sabato di novembre. Tra i 19 paesi che hanno riconosciuto l’Holodomor come genocidio manca l’Italia.