La Banca Mondiale accusa Israele: sta strangolando l’economia di Gaza

L’accusa è pesante e documentata. Ed è rivolta principalmente contro Israele. L’economia di Gaza è «sull’orlo del collasso». Ed è Israele che più di tutti  la sta strangolando. Porta una firma autorevole e importante il dossier che mette sotto la lente d’ingrandimento l’economia della “Striscia” e i motivi per cui il sistema economico e produttivo sta implodendo: è un nuovo rapporto della Banca Mondiale a puntare il dito contro il governo di Tel Aviv reo di strangolare l’economia della Striscia. E non è cosa da poco se si pensa che il più grande azionista della Banca sono gli Stati Uniti – storici amici di Israele – che nominano e hanno nominato da sempre tutti i presidenti della Banca Mondiale compreso l’ultimo, il medico antropologo Jim Yong Kim, statunitense di origine asiatica che firma il rapporto secondo cui il tasso di disoccupazione nella Striscia, dove è al potere de facto Hamas, è, ora, il piu’ alto del mondo.
La mossa conseguente dell’Istituto che fa parte delle istituzioni specializzate dell’Onu è stata quella di esigere da Israele e da altri donatori internazionali di porre rimedio alla situazione indicando come cause dello «strangolamento» dell’economia, «il blocco» della Striscia, «la guerra e il governo insufficiente».

Nel 2008 un altro rapporto-choc della World Bank contro Israele

Nel rapporto, ripreso ampiamente dai media israeliani, si sostiene anche che il prodotto interno lordo di Gaza potrebbe essere quattro volte più alto se non ci fossero guerre e restrizioni, incluso il blocco israeliano in piedi dal 2007 quando Hamas prese il pieno potere della Striscia ai danni dell’Autorità nazionale palestinese.
Non è la prima volta che la Banca Mondiale accusa esplicitamente Israele di strangolare l’economia di Gaza.
In un rapporto del 2008 – quindi sette anni fa – la World Bank presentò le stesse conclusioni accorate spiegando che la crescita economica nei Territori palestinesi era pari a zero, così come lo era stata l’anno precedente, nonostante un’iniezione di 4,5 miliardi di euro donati dalla Comunità internazionale – 84 i Paesi che si erano messi una mano in tasca per contribuire – proprio a causa delle restrizioni imposte da Israele.
I numeri snocciolati dagli esperti erano drammatici: a Gaza più di una persona su 3 viveva in uno stato di povertà assoluto con un tasso di disoccupazione che, nella Striscia, arrivava al 33 per cento. E questo a causa, fra l’altro, della politica dei blocchi adottata da Israele.