«Stato civile? Nubile». Il grillino Nuti continua la dura opposizione del M5S alla… lingua italiana

«Cognome: Nuti. Nome: Riccardo. Stato civile: nubile». Continua senza sosta la “lotta dura” dei grillini alla… lingua italiana. Stavolta lo strafalcione, agli atti della Camera dei deputati, non è un lapsus linguae, una parola detta di soprassalto, ma è nei faldoni degli archivi parlamentari, autografata di suo pugno da Riccardo Nuti, che del Movimento 5 Stelle è capogruppo a Montecitorio. Un presidente di gruppo che qualche dimestichezza con i fondamentali dell’italiano dovrebbe averla. Al deputato palermitano è capitato di confondere “nubile” con “celibe”, come in una battuta da cabaret di terz’ordine. E ancora, il compagno di partito Filippo Gallinella che allo stato civile risponde: italiano. Gli ultimi strafalcioni, in un elenco particolarmente nutrito. Ancora si ride e si sorride nei corridoi di Palazzo Madama della senatrice pentastellata Sara Paglini che, ha evocato in un suo post su Facebook «i regimi violenti come quello di Pino Chet». Come se il cognome del generale cileno fosse stato in realtà un nome e cognome: Giuseppe, per gli amici Pino. Chet di cognome. Male con la storia e con gli esteri, malissimo con la lingua italiana. Qui l’elenco si aggiorna di giorno in giro. Prendete la “cittadina” Donatella Agostinelli. Intervenendo nell’aula della Camera contro il decreto Imu-Bankitalia ha confuso la “manna” caduta dal cielo con la “mannaia”. «Come formulato, il comma primo dell’articolo 3 – ha sentenziato la deputata grillina – consente il condono dell’illecito, con effetto non solo sul piano amministrativo ma anche su quello penale. Insomma, una vera mannaia per gli speculatori edilizi». E ancora, qualche settimana dopo, sempre a Montecitorio, un altro deputato M5S (Davide Tripiedi) ha esordito con tono solenne rassicurando l’emiciclo sulla stringatezza del suo intervento: «Sarò breve e circonciso». Ora l’ennesima gaffe, autografa, vergata dal presidente del Movimento alla Camera, Riccardo Nuti. Prevedibile la risposta dei militanti grillini anche in questo caso: si urlerà al complotto dei “pennivendoli” che vogliono mettere in cattiva luce gli eroici rappresentanti. Rappresentanti che, però, meriterebbero un leader diverso rispetto a Beppe Grillo. Uno più in sintonia con il lessico di questi parlamentari: magari Nino Frassica?