“A chi Bukowski?”, il vecchio Hank a CasaPound fa impazzire la sinistra in rete: «I fascisti se ne appropriano»

Se l’obiettivo era il boicottaggio, è fallito davvero. La presentazione a CasaPound del libro di Roberto Alfatti Appetiti Tutti dicono che sono un bastardo. Vita di Charles Bukowski (Edizioni Bietti) è stata un successo. Sala piena e attenta, divertita, appassionata per il vecchio Hank, con buona pace di quanti

nei giorni della vigilia hanno urlato all’appropriazione indebita. «E CasaPound usa pure Bukowski», ha scritto su twitter Barbara Collevecchio, psicologa blogger, che ha uno spazio per dire la sua sull’Huffington Post e che collabora «con la mitica – scrive nell’autopresentazione del profilo – Rivista anarchica». «Ecco come far rivoltare Bukowski nella tomba», è stata invece la sentenza di Emilio F. Torsello, collaboratore dell’Espresso online, del Sole 24ore e di Critica letteraria. «Così CasaPound strumentalizza Charles Bukowski», hanno cinguettato poi “I poeti estinti”, che si occupano di «letteratura» e «recensioni». Tutti depositari, è evidente, dell’autentico pensiero e sentimento bukowskiano. Suo proprio, dell’uomo forse prima ancora che dello scrittore. Su facebook, a quanto si capisce, la parte del leone l’hanno fatta gli insulti, piovuti in gran numero sulla pagina che porta il titolo del libro. Alfatti Appetti li ha cancellati e verrebbe da dire che è quasi un peccato perché, superato il primo moto di spaesamento e – in questo caso, sì – schifo, avrebbero potuto anche far ridere. Lo si deduce da uno che l’autore di Tutti dicono che sono un bastardo ha postato sul suo profilo per condividere, sembrerebbe, anche un certo sottile divertimento. «”Come sputtanare un mito solo per far avvicinare la gente ai topi di fogna”. Sembra incredibile, ma – ha scritto Alfatti Appetiti – a firmare questo commento è una (sedicente?) esponente del fronte liberazione animali. Be’, sappiamo cosa pensasse Bukowski delle associazioni benefiche e animaliste, è scritto in Tutti dicono che sono un bastardo. Vita di Charles Bukowski». Al netto degli insulti, poi, la discussione sulla presentazione del libro a CasaPound è ancora peggio: è sconcertante, perché viene meno anche quella quota di grottesco che si potrebbe apprezzare per l’involontario umorismo. Il tema predominante di queste fini disquisizioni si può riassumere nella domanda “Cosa c’entra Bukowski con CasaPound?”. Ed è sconcertante prima di tutto perché dimostra che in molti pensano alla cultura come a un campo pieno di paletti, in cui autori e opere vanno schematizzati in base ad appartenenze politiche, che se serve si inventano, quando non ci sono, e si cancellano, quando ci sono. Fa scuola, in questo senso, la polemica sollevata sullo stesso Pound che alcuni, figlia in testa, hanno tentato di defascistizzare pur di dire che CasaPound non aveva diritto a trarne ispirazione. Una faccenda, questa di Bukowski come quella di Pound, che fa fare salti indietro di decenni alla cultura italiana, in cui pure, a un certo punto, è stato sdoganato perfino Céline. Una faccenda, soprattutto, che non riguarda CasaPound, dove di conferenze ne sono state fatte su argomenti di ogni tipo e con persone di ogni provenienza politica: dalla presentazione del libro Patrie galere di Valerio Morucci, con tanto di autore ex Br in sede, all’incontro su Che Guevara, il cui spirito rivoluzionario è stato riconosciuto senza bisogno di snaturarne le convinzioni politiche. Quanto allo specifico di Bukowski, poi, un nesso con CasaPound si potrebbe anche trovare ed è «che Buk è uno spirito libero», come ha scritto nell’ambito di una discussione il responsabile cultura del movimento, Adriano Scianca, aggiungendo anche che «ci andava di fare sta conferenza, non è che tutto deve rientrare in un equilibrio cosmico». Perché la realtà è che le cose sono spesso molto più semplici di come le vorrebbero i forzati del retropensiero. «Nessuno arruola nessuno, mi hanno invitato a presentare il libro. Sono andato ed è stata una bella serata», ha detto Alfatti Appetiti.