Il bilancio del 2 giugno
La Festa della Repubblica e le polemiche di chi non sa guardare oltre gli schieramenti
C’è proprio chi non rinuncia a fare polemiche strumentali anche di fronte a eventi straordinari e ben riusciti, che infondono un senso di unità nazionale e amor Patrio, troppo spesso mancati all’Italia in questi 80 anni di Repubblica. È accaduto anche ieri, in occasione delle celebrazioni del 2 giugno, iniziate al cospetto del Milite ignoto e terminate davanti al Quirinale, casa del Presidente della Repubblica e dunque di tutti gli italiani ed emblema della nostra democrazia.
Una festa di popolo e lo sguardo al futuro
Una festa del popolo e di popolo, alla quale erano presenti le massime istituzioni e cariche dello Stato. E a cui ha partecipato idealmente ogni cittadino. E dopo aver preso per mano il proprio vicino e rivolto gli occhi al passato, per vedere quello che a distanza di 80 anni da quel referendum a suffragio universale è stato costruito, lo sguardo è subito andato al futuro. Perché tanto si può e si deve costruire, insieme. Questo significa essere parte di una solidarietà e di una Nazione, che come diceva Ernest Renan spesso citato dalla Premier Giorgia Meloni “è un plebiscito che si rinnova ogni giorno”.
Da dove nasce il fastidio
Eppure a qualcuno questo tangibile spirito di unità non deve essere piaciuto o comunque non deve essere arrivato nella sua interezza. Da cosa sia scaturita la volontà polemica e il fastidio non è chiaro. Potrebbero essere stati gli applausi e i cori che dagli spalti di via dei Fori Imperiali i cittadini hanno rivolto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Potrebbe essere stato il video realizzato da Fratelli d’Italia nel ricordare che di strada ne hanno fatta le donne all’interno delle istituzioni da quel primo voto a cui hanno potuto partecipare 80 anni fa, visto che oggi una di loro è a capo del Governo Italiano (la prima sino ad ora).
Magari semplicemente ha dato fastidio vedere che tutte le istituzioni presenti, compresi i 250 sindaci arrivati da tutta Italia, non erano interessati a guardare appartenenze politiche o schieramenti ma solo a celebrare gli 80 anni della Repubblica Italiana. Fatto sta che dopo la richiesta di abolizione della Rassegna ai Fori imperiali da parte dell’eurodeputata del partito di Bonelli e Fratoianni, Ilaria Salis, arrivata via social e dopo le proposte di alcuni pro-pal di non far più sfilare i militari ma gli attivisti della Flotilla ai microfoni della trasmissione “4 di sera” condotta da Francesco Vecchi (rimasto alquanto perplesso dalla pretesa), un’altra forma di polemica si è mostrata stamattina nei resoconti della giornata.
La narrazione della deduzione
Si potrebbe definire “una narrazione della deduzione” e a regalarla ai lettori è stata dalle pagine del quotidiano La Stampa la giornalista Flavia Amabile. Sulla cerimonia serale al cospetto del Quirinale scrive “Accompagnato da un lungo applauso, Mattarella va a sedersi. Accanto a lui c’è la figlia Laura. Molto lontana, invece è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e questa sera la distanza non è solo fisica: poche ore prima il suo partito, Fratelli d’Italia, ha pubblicato un breve video in cui lega il voto delle donne all’arrivo di Giorgia Meloni a palazzo Chigi, saltando proprio quello che il capo dello Stato ha appena definito «un percorso». Cose che capitano quando si hanno radici politiche diverse”.
Sicuramente sono cose che capitano. Ma non sono di certo capitate ieri visto che il commento di Amabile ha addirittura preso una smentita da Giovanni Grasso, Consigliere per la Comunicazione del Capo dello Stato, che in una nota si è trovato costretto a precisare che «Nel bell’articolo di Flavia Amabile di ieri sulla serata del 2 giugno si parla anche di una ‘distanza’ fisica tra il presidente Mattarella e il presidente Meloni. A scanso di equivoci, vorrei precisare che i cinque settori della prima fila ospitavano, ciascuno, il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato, il Presidente della Camera, il Presidente del Consiglio e il Presidente della Corte Costituzionale, circondati da rappresentanti dei cittadini. Nessuna ‘distanza’ dunque, quanto piuttosto l’idea di raffigurare la società Italiana raccolta e ‘vicina’ a ciascuna delle massime cariche istituzionali della Repubblica».
Chi fa la storia e chi no
Una smentita che non fa fare bella figura a chi l’ha incassata, soprattutto in un giorno dedicato ad una festa così importante come gli 80 anni della Repubblica Italiana. Una cosa è comunque certa: questo articolo non passerà sicuramente negli annali come la prima donna premier in Italia o come la festa del 2 giugno 2026. Perché al di là di tutto, delle pretese, delle richieste, delle ricostruzioni ci sono donne e uomini capaci di fare la storia, poi c’è chi di fronte alla storia preferisce la polemica, come la giornata di ieri ha dimostrato. Parafrasando i giornalisti, quelli bravi, sono cose che capitano quando si hanno ‘radici’ diverse.