No alle Femen: in Francia il debutto delle Antigoni che, vestite di bianco, difendono la dignità della donna

Ancora la Francia. Ancora la Francia avanguardia della battaglia delle idee, terreno laicizzato di nuove ordalie che decideranno il destino della vecchia Europa. Là una legge discussa consente il matrimonio ai gay, e sempre là un intellettuale anti-decadence si uccide dentro Notre Dame. Là le Femen si addestrano per aggredire in topless ogni traccia di sacralità, e ancora lì esordiscono Les Antigones, antifemministe biancovestite che difendono la dignità della donna e la complementarietà tra i sessi. In un videomanifesto rispondono alle sexy estremiste guidate dall’ucraina Inna Schevchenko: “Affermate che le donne devono combattere per la loro causa mezze nude. Noi rispondiamo che il rispetto può generarsi solo dalla dignità”. Secondo loro le azioni delle Femen sono “degradanti”. Esseri femminili contro femmine. La cultura al femminile contro la natura disordinata. Antigone, incarnazione dello spirito hegeliano, contro la nudità iconoclasta. Antigone è la donna che sceglie, che ha il coraggio di opporsi al tiranno, mentre le Femen assecondano la tirannia del mercato, cercando strategicamente la foto-choc. Ecco perché, per le Antigoni, le Femen sono tutt’altro che femministe. In Francia le considerano fiancheggiatrici del movimento “Manif pour tous”, ma ancora una volta vale l’avvertenza: ridurre tutta la questione al sì o no al matrimonio gay è riduttivo. Ci sono in conflitto principi ancestrali: la natura (la donna come madre e figlia e amante, soggetto di relazioni che non la vedano per definizione come “nemica”) e la donna come soggetto culturale, soggetto di scelte individuali, disancorata da ogni canone. Non è un conflitto di genere, è una dialettica che sotto traccia va avanti da decenni, un dialogo ineludibile che a volte assume forme metaforiche estreme. E i simboli, ancora una volta, sono importanti, sono i “signa” che creano analogie. La tragica figura di Antigone e le manichine in topless.

Viene in mente che anche in Italia, quando il femminismo aggressivo sembrava vittorioso e sempre più arrembante, c’erano voci marginali che opponevano all’uguaglianza la dignità dello specifico femminile. Poi i semi gettati sono stati trascurati. Il dibattito è stato soffocato dalle parole d’ordine delle “pari opportunità” e infine è precipitato al livello degli opposti schieramenti pro e contro le veline e poi ancora più giù al livello della difesa d’ufficio delle olgettine. Ricominciare da Sofocle? E perché no. Magari dalla frase che Antigone pronuncia dinanzi a Creonte, che l’ha fatta catturare: “Obbedisco a leggi che non sono né di ieri né di oggi ma da sempre vivono e quando diedero di sé rivelazione è ignoto”.

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