Viva le vittorie degli altri
Usa, Conte e Schlein si montano la testa ma precisano: “Non abbiamo già vinto”. Ma chi gli ha detto che il campo largo vincerà?
Politica - di Giovanna Ianniello - 5 Novembre 2026 alle 09:39
“Non abbiamo già vinto: ora servono proposte radicali” a pronunciare questa frase con parole più o meno simili non è stata Giorgia Meloni sulla scia emotiva degli ultimi sondaggi, che dopo quattro anni di governo vedono fratelli d’Italia ben oltre la soglia di consensi raggiunta alle politiche. No. A riportare tutti ‘con i piedi per terra’ e ricordare che ‘non abbiamo già vinto’ sono stati in due diverse interviste ma all’unisono, Giuseppe Conte ed Elly Schlein. E già la cosa di per sé è una notizia: almeno una posizione comune l’hanno trovata. Solo che non è chiaro chi nel globo terracqueo sia convinto non solo che il campo largo vinca le prossime elezioni, ma che addirittura “abbia già vinto”.
Campo largo con la vittoria in tasca? Nessuno lo pensa…
Chi lo crede e soprattutto perché dovrebbe crederlo, guardando una coalizione così eterogenea, divisa su tutto, con in cantiere solo il ripristino del reddito di cittadinanza come possibile proposta comune e che dopo mesi e mesi di discussioni interne a mezzo stampa non ha una leadership, non ha un programma, non sa chi si presenterà alle primarie e quale sarà la metodologia del voto che determinerà il nome del possibile rappresentante a Palazzo Chigi della sinistra. Nulla di questo c’è, a parte una sorta di cronoprogramma sui tempi delle primarie.
E’ dunque necessario leggere le due interviste rilasciate da Conte al Messaggero e dalla Schlein alla solita Repubblica (che nel registro comunicativo della leader Pd si alterna alle apparizioni ai programmi di La7) per capire cosa abbia portato i due a credere di essere a un passo dalla vittoria alle elezioni. E la realtà balza agli occhi subito: non c’è qualcosa che riguarda la loro azione politica o un particolare episodio italiano alla base di questa idea ma l’esito delle elezioni americane. L’affermazione dei democratici alle midterm su Trump, letto dalla stragrande maggioranza degli osservatori più come un voto di protesta a Trump che come una vittoria dei dem sui repubblicani, è magicamente diventata la vittoria della sinistra italiana.
Un po’ come quella di Lula in Brasile per Pd e Avs.
Domande e risposte per affermare un principio opinabile
In pratica ormai è fatta. Così emerge dalle domande di Repubblica tipo “II costo della vita è stata una delle cause della sconfitta repubblicana. In Italia abbiamo gli stessi problemi” e dalle risposte di Schlein come “è le destre a tutte le latitudini stanno portando solo guerre, recessione, caos, carovita e ingiustizia. E l’Italia non fa eccezione”. Così viene confermato nel colloquio di Conte che motiva la sua soddisfazione “dal segnale che attiva dagli Usa e che ci conforta, perché dimostra che le persone quando vogliono il cambiamento scendono in campo” e dimostra che “dalle piazze italiane alle urne americane che hanno bocciato Trump, i cittadini dimostrano di non poterne più di guerre illegittime, corsa al riarmo e alle spese militari, rincari, carovita, tagli e diritti che valgono fino a un certo punto.
Parole diverse per un unico concetto, anche se almeno l’ex premier a metà intervista ha una intuizione: “Questa sconfitta di Trump non significa che abbiamo già la vittoria in tasca anche qui in Italia” però “Ci dimostra che il campo progressista può battere le destre”.
Campo largo con ambizioni ma senza programmi e risposte
Risposte che il campo largo stesso deve ancora cercare, visto che al di là dei comuni festeggiamenti per i successi altrui, di proposte comuni finora non se ne sono viste molte. Ma per farlo tanto ci sarà il tavolo della coalizione, che dovrebbe riunirsi, forse, nelle prossime ore. Anche perché come detto dallo stesso leader dei M5S “Se il tavolo sul programma non fosse convocato entro la settimana, sarebbe un segnale politico significativo”.
Per continuare a gongolare c’è ancora da aspettare, dunque, visto che di tavoli all’orizzonte non c’è traccia. E questo potrebbe già bastare per non montarsi già la testa e tornare con i piedi per terra…