Tenacia del governo
Electrolux, Urso rivendica l’accordo: “Ha vinto la squadra Italia. Non abbiamo mai mollato”
Dal rischio di 1.719 esuberi a un'intesa che salvaguarda gli stabilimenti italiani e mette sul tavolo oltre 100 milioni di investimenti. Il ministro avverte: "Serve cambiare la politica energetica, industriale e commerciale dell’Unione"
Sei mesi di trattative, il rischio concreto di perdere una parte della produzione italiana e un accordo raggiunto quando la multinazionale svedese era ormai prossima a decidere il futuro dei propri stabilimenti. Adolfo Urso rivendica il risultato della vertenza Electrolux, chiusa nella notte tra martedì e mercoledì al ministero delle Imprese e del Made in Italy, e attribuisce il successo a un lavoro collettivo. «Ha vinto la squadra Italia in una competizione molto difficile», afferma il ministro in un’intervista al Corriere delle Alpi, ricostruendo una delle trattative industriali più delicate degli ultimi mesi.
I numeri dell’intesa
L’intesa modifica sostanzialmente il piano iniziale della multinazionale, che prevedeva 1.719 esuberi e un ridimensionamento della presenza produttiva nel nostro Paese. Le uscite scendono a un massimo di 902, esclusivamente volontarie e incentivate, mentre vengono confermati oltre 100 milioni di investimenti nel triennio 2026-2029 e la continuità dei cinque siti italiani. La produzione complessiva prevista a fine piano si attesta intorno ai 3,2 milioni di elettrodomestici annui.
Urso: “Non abbiamo mai mollato”
Il ministro non nasconde quanto l’esito sia rimasto incerto fino alle ultime ore. Alla domanda se abbia temuto il fallimento dei negoziati, risponde: «Più volte in questi mesi e anche nelle ultime ore della trattativa, ma non abbiamo mai mollato, intervenendo quando necessario, con garbo e determinazione».
A rendere decisiva la scadenza era il calendario della stessa Electrolux, chiamata a deliberare un piano internazionale di ristrutturazione. «Se non avessimo raggiunto una intesa condivisibile e sostenibile entro la notte di martedì, non saremmo riusciti a preservare gli stabilimenti in Italia dal piano di dismissioni e ristrutturazione», spiega il titolare del dicastero.
Il passaggio più complesso è stato quello occupazionale: «Passare dai licenziamenti agli esuberi incentivati e volontari, peraltro ridotti alla metà di quanto preventivato in un primo momento». Un risultato che il ministro riconduce all’azione congiunta di governo, sindacati, imprese e amministrazioni territoriali, ringraziando anche i lavoratori per la perseveranza dimostrata.
Gli investimenti
Particolarmente significativo il capitolo dedicato al Nordest. Per lo stabilimento friulano di Porcia sono previsti oltre 32 milioni di euro, mentre a Susegana, nel Trevigiano, arriveranno 18,5 milioni. I volumi programmati raggiungono rispettivamente 668 mila e 515 mila pezzi.
Il piano consolida inoltre le prospettive produttive di Solaro e Forlì. Per Cerreto d’Esi, nelle Marche, viene scongiurata la chiusura immediata e avviato un percorso di reindustrializzazione a tutela dei 149 addetti. L’accordo dovrà ora essere ratificato dai lavoratori attraverso un referendum.
La partita europea
La vicenda Electrolux offre a Urso anche l’occasione per richiamare l’Ue alle proprie responsabilità. «Il vero nodo da sciogliere, quello più intricato e difficile, è proprio a Bruxelles, perché non dipende solo da noi», osserva, ricordando le interlocuzioni con il vicepresidente della Commissione Stéphane Séjourné e il sostegno ottenuto da Germania, Francia, Spagna, Polonia e Slovacchia. «Dobbiamo insistere. Perché sappiamo cosa sia il lavoro e come va tutelato. Lavoro e impresa».
Sul tavolo non c’è solo la competitività dell’elettrodomestico, ma anche la crisi dell’automotive e ovviamente la concorrenza cinese. «La difesa è necessaria, ma mai sufficiente. Servono le riforme interne, semplificazioni e sburocratizzazione, serve un mercato unico dell’energia, una visione pragmatica della sostenibilità».
«Serve cambiare la politica energetica, industriale e commerciale dell’Unione. L’Italia ha indicato la via, molti ora ci danno ragione». Insomma, si chiede la svolta. «Non ho fatto una profezia, ma espresso una necessità. Se non avessimo raggiunto una intesa condivisibile e sostenibile entro la notte di martedì, non saremmo riusciti a preservare gli stabilimenti in Italia dal piano di dismissioni e ristrutturazione che la multinazionale svedese intende realizzare e le cui decisioni saranno prese nelle prossime ore».