Un'analisi del voto
Trump perde i cattolici, i dem portano l’Islam politico nelle istituzioni: le due facce del voto religioso alle midterm
I repubblicani hanno perso circa il 10% dell'elettorato cattolico che aveva sostenuto Trump alle presidenziali. I democratici attingono al crescente bacino elettorale della comunità islamica, che ha raggiunto la stessa percentuale di iscrizione alle liste delle altre comunità
Le elezioni americane di midterm, nelle quali a metà del mandato politico presidenziale si rinnovano la Camera, il Senato e alte cariche locali come alcuni governatori dei singoli Stati, hanno sancito una sonora, quanto annunciata, bocciatura dell’operato del presidente Trump da parte degli americani.
La valanga Dem e la caduta delle roccaforti storiche
I dati non sono ancora definitivi, ma certi nell’assegnare un controllo sicuro ai democratici dell’intero Congresso, con numeri come 251 seggi sicuri alla Camera e almeno 54 al Senato. Cadono roccaforti repubblicane storiche, come Kansas, Ohio, South Carolina e Texas dove i dem non vincevano dal 1988 ed è stato eletto “l’anti maga”, James Talarico, il giovane che parla di “bambini trans” e sogna di diventare un predicatore battista. Oltre al Congresso, i democratici conquistano anche la maggioranza dei governatori eletti (non accadeva dal 2010), sottraendo ai repubblicani diversi Stati.
Il voto della comunità musulmana e l’ascesa dell’Islam politico
Da segnalare anche il primo senatore di fede musulmana della storia Usa, Abdul El Sayed, eletto nel Michigan, che, dopo l’ascesa del sindaco di New York Mamdani, sancisce l’istituzionalizzazione dell’Islam politico negli Usa, che da un lato ha trovato nei democratici il suo volano e dall’altro ha garantito ai “blu” un nuovo bacino elettorale.
Gli exit poll svolti da Nbc News e diverse altre testate americane riferiscono che una percentuale compresa tra l’80% e l’86% di americani musulmani ha votato per i democratici. Secondo i report dell’Ispu, l’Institute for Social Policy and Understanding, la percentuale di questi cittadini registrati alle liste elettorali è salita dal 60% del 2016 all’85% di oggi, allineando la comunità islamica alla media degli altri elettori. Complessivamente, secondo le stime del Council on American-Islamic Relations, gli elettori musulmani registrati sono circa 3 milioni, pari indicativamente all’1,5% del corpo elettorale. Dunque, non si tratta di una forza d’urto particolarmente potente. Eppure, le analisi del voto ritengono che sia stata determinante in alcuni Stati chiave.
I cattolici ridimensionano Trump
L’elettorato cattolico, che era stato decisivo per la rielezione di Trump nel 2024, pare abbia abbandonato il tycoon. Gli exit poll parlano di un calo del voto cattolico pari a dieci punti percentuali: alle presidenziali il 59% dei cattolici, che corrispondono a un elettore su cinque, votò per Trump a fronte del 39% per Kamala Harris; alle midterm solo il 49% ha votato per i repubblicani, mentre il 50% ha scelto i democratici. Pesa lo spostamento del voto ispanico, ma non si può non considerare anche lo scontro poco lucido che Trump ha voluto innescare con Papa Leone, primo Papa della storia ad esercitare il suo diritto di voto per posta, nel collegio dell’Illinois.
Non hanno vinto i democratici, ha perso Trump
Insomma dalle presidenziali del 2024, che videro trionfare Trump, mancano all’appello del fronte repubblicano diversi voti. Il partito democratico dopo l’inadeguata e imbarazzante presidenza Biden e la sconfitta elettorale della “wokista” Kamala Harris, sembrava agonizzante, mentre ora sembra risorto e pronto a riprendersi l’America. Ma il punto vero di queste elezioni, più che il convincimento attorno alla proposta politica democratica è una sonora bocciatura dell’operato di Trump, da parte di quel popolo che lo aveva riportato alla presidenza.
Ascesa e declino di un fenomeno politico
Il fenomeno Trump nasce come una vera e propria scossa nello stantio mondo politico americano, dove con una difficile lotta interna riuscì a “prendersi” il partito repubblicano, per poi candidarsi e vincere le elezioni, presentandosi al Paese come una vera novità, proponendo una ricetta politica che compattasse in un nuovo fronte conservatore, il vecchio elettorato repubblicano con una nuova categoria politico-sociale, denominata popolo Maga (acronimo dello slogan Make America Great Again).
Il movimento Maga rappresentò e rappresenta qualcosa di nuovo, non assimilabile in toto alla vecchia politica repubblicana, che vede al suo interno diverse componenti sociali, accumunate da un forte patriottismo, un forte ritorno all’identità religiosa cristiana (sia cattolica che protestante), un’avversione verso il vecchio establishment politico americano e verso il lobbismo ad esso associato, contrasto alla cultura woke in ogni sua declinazione (dal genderismo all’odio culturale verso l’occidente, ecc…), fino all’isolazionismo in politica estera.
Insomma Trump si è presentato all’America non come un “Bush qualsiasi”, ma come un vero conservatore e innovatore politico al tempo stesso, ma ad oggi, più di qualcosa è andato storto.
Il tradimento di “America first” e il disastro Iran
Uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Trump, che lo ha portato a rivincere le presidenziali nel 2024 è stato il riposizionamento in politica estera, un isolazionismo che prometteva di chiudere tutti i fronti di guerra, per mettere al primo posto il bene dell’America. Trump si era proposto come mediatore di pace tra Russia e Ucraina, come risolutore definitivo della nuova escalation israelo-palestinese, promettendo che avrebbe fatto cessare i conflitti in poco tempo.
Dobbiamo rilevare che ha provato a fare qualcosa ma senza grandi risultati. Il vero punto di rottura tra Trump e una parte del suo popolo è stato l’aver seguito Israele in una guerra all’Iran, che ha causato una gravissima crisi energetica mondiale (di cui noi europei paghiamo il prezzo più alto). Le guerre di solito fanno perdere consenso elettorale anche quando si vincono, figuriamoci quando diventano un pantano senza via di uscita.
Tra l’altro, paradossalmente, nonostante le ingenti perdite e danni, ad oggi l’Iran non sembra uscire male da questa escalation, in quanto resiste agli attacchi e ha dimostrato buone capacità di reazione militare, garantendosi così un tavolo diplomatico sempre aperto con i suoi nemici. L’opinione pubblica americana invece, non riesce a capire e accettare una guerra fatta più per gli interessi dell’alleato Netanyahu che di quelli Usa, con enormi costi economici, instabilità e 23 soldati deceduti (fonti ufficiali).
L’esempio emblematico di Tucker Carlson
Il famoso giornalista Tucker Carlson è forse l’esempio più emblematico del progressivo allontanamento tra Trump e il suo popolo. Carlson, volto noto di Fox News prima, giornalista indipendente dopo, ha da sempre accompagnato la discesa in politica di Trump, contribuendo alla creazione del movimento Maga. Proprio con l’attacco all’Iran si è progressivamente allontanato da Trump, fino allo scontro diretto, sostenendo che il movimento Maga dovesse mantenere i suoi principi originari isolazionisti e che la guerra all’Iran, coincidesse esclusivamente con gli interessi di Israele a danno di quelli americani. Lo stesso Charlie Kirk si espresse più volte contro un intervento militare prolungato contro l’Iran. Carlson ha commentato duramente i risultati delle elezioni midterm, come la fine dell’era Trump.
JD Vance si smarca da Trump?
Il vice presidente americano JD Vance ha dichiarato esplicitamente in un lungo post su X, che le elezioni sono state perse per la guerra in Iran, che gli ex elettori repubblicani che hanno votato democratico vogliono che i rapporti con Israele siano rivisti. Ha inoltre lasciato trapelare un messaggio velato ai conservatori Usa: «Alle persone che sono arrabbiate e vogliono dire te l’avevo detto: avete ragione. Prendete quella energia per eleggere repubblicani che hanno la vostra stessa visione del mondo». Forse in queste poche righe Vance si sta candidando per le prossime presidenziali? Potrebbe essere una buona notizia per il movimento Maga e i conservatori di tutto il mondo.