Convegno FdI a Monfalcone
“Laici sì, fessi no”: FdI lancia da Monfalcone la sfida a velo, islamizzazione anti integrazione e alla sinistra finto-buonista
Un argine politico, culturale e normativo contro il separatismo religioso e l’avanzata imperiosa dell’islamismo integralista che inibisce l’integrazione e mina la sicurezza. Al Teatro Comunale di Monfalcone il convegno organizzato da Fratelli d’Italia – dal titolo emblematico Nessuna resti nascosta-La sfida delle donne al velo integrale: libertà e partecipazione contro l’islamizzazione – fissa i contorni di una battaglia di civiltà.
Al centro dei lavori, strutturati sul confronto tra vertici di governo e esponenti di partito dei gruppi parlamentari, l’iter della proposta di legge a prima firma Sara Kelany che punta a estendere il divieto di velo integrale (burqa e niqab) ai luoghi pubblici, dopo il primo stop introdotto nelle scuole.
Velo e Islam politico? Bignami è netto: «Niente sharia. E preoccupa la saldatura con la sinistra»
Il messaggio portato sul palco di Monfalcone da Galeazzo Bignami, è tranchant e non lascia margini a dubbi o giustificazioni: «In Italia vale esclusivamente la legge dello Stato: non è concepibile l’idea che possa esistere un diritto alternativo come la sharia, nemmeno in posizione subordinata rispetto al nostro ordinamento. È uno dei principi fondativi della nostra Costituzione e della nostra convivenza civile: chi sceglie di venire a vivere nella nostra nazione è tenuto ad accettarne fino in fondo le regole, i valori e i costumi».
Di più. Bignami non solo apre il fuoco di fila politico. Ma punta anche il dito sulle sponde politiche che l’integralismo islamico trova nel nostro Paese sul fronte di uno pseudo buonismo dem. E intervenendo a Monfalcone al convegno promosso dal partito sul contrasto al fondamentalismo islamico, il presidente dei deputati di Fratelli d’Italia affonda il colpo: «Oggi ciò che deve preoccupare di più – ha concluso Bignami – è la saldatura politica e di piazza tra l’islamismo e una sinistra spregiudicata e irresponsabile che, pur di inseguire il potere, è pronta a sacrificare i nostri valori fondativi e a cedere a una deriva di islamizzazione di cui vediamo già gli effetti».
Filini: «Laici sì, fessi no»
Sulla stessa linea il responsabile del programma di FdI, Francesco Filini, che dal Teatro Comunale di Monfalcone ha a sua volta ribadito la linea della fermezza contro la sottomissione femminile: «Siamo un Paese aperto e democratico, ma difendiamo i nostri valori e la laicità dello Stato: nessun precetto religioso può venire prima delle leggi italiane. “Laici sì, fessi no” è il principio della nostra proposta di legge a prima firma di Sara Kelany: se in alcuni Paesi islamici alle donne è vietato uscire scoperte, in Italia non sarà consentito circolare a volto coperto. Né tollereremo scene come quelle che si vedono anche a Monfalcone, con le donne costrette a camminare dietro agli uomini».
Malan: «Difendere la nostra identità e tutelare le donne da separatismo e matrimoni forzati»
Gli interventi si susseguono, in una sorta di climax ascendente che pone l’accento su un nodo nevralgico fin qui taciuto e affrontato in nome di un compromesso ideologico della sinistra che certo non giova alle donne dell’Islam. Così, dal presidente dei senatori di FdI, Lucio Malan, arriva un altro stringente e circostanziato monito. Una dichiarazioni d’intenti che mescola alchemicamente richiamo orgoglioso alle radici e progettualità mirata all’emancipazione delle giovani islamiche e della integrazione tout court.
Islam, non solo velo: il nodo integrazione e separatismo religioso
«Non possiamo contrastare l’imposizione di una cultura diversa dalla nostra senza essere coscienti della nostra identità e delle nostre radici culturali, storiche e di fede – ha sottolineato Malan da Monfalcone –. L’integrazione richiede il rispetto delle nostre regole, mentre in diversi Paesi europei fino al 64% dei musulmani ritiene che la sharia venga prima delle leggi dello Stato, con una pressione a tutti i livelli che arriva fino alle scuole impedendo tradizioni secolari», ha sostenuto Lucio Malan al convegno.
Aggiungendo a stretto giro: «Combattere il separatismo islamico – ha poi proseguito Malan – significa difendere prima di tutto le donne e i giovani dentro quelle stesse comunità: la libertà religiosa richiede trasparenza sui finanziamenti alle moschee, Ma anche la libertà di lasciare la religione dei genitori senza rischiare la vita e di rifiutare i matrimoni combinati, su cui interviene con forza la proposta di legge di FdI a prima firma Kelany. Mentre la sinistra si salda con l’islamismo rinnegando persino le proprie battaglie sui diritti delle donne, con il governo Meloni noi difendiamo le nostre regole di convivenza e sosteniamo la natalità e le famiglie italiane».
Roccella: «Sulla scelta del velo una pressione della comunità che condiziona la scelta?»
Incisivo, infine, il contributo al dibattito del ministro per la Famiglia e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, che ha smontato la narrazione del velo come presunto simbolo di emancipazione: «Si parla tanto di libera scelta del velo, ma non si ricorda quanto una comunità possa essere condizionante, quanto una cultura possa essere condizionante, cioè se davvero queste donne scelgono il velo. E, soprattutto, se le bambine scelgono il velo, o se invece c’è intorno una pressione che rende impossibile una scelta diversa».
Non a caso, allora, Roccella ha ricordato la tragedia di Saman: la ragazza uccisa dai parenti per aver scelto uno stile di vita occidentale. E ha citato il caso, registrato «dopo le elezioni americane, della moglie che sale sul palco completamente vestita da capo a piedi di un abito che la copre completamente, per essere ringraziata di essere stata a casa ad accudire i bambini mentre il marito faceva campagna elettorale. È una libera scelta? E se quella donna, un giorno, volesse vestirsi diversamente, potrebbe?». Infine, alla domanda se l’iniziativa di FdI non confligga con analoghi atti della Lega alla guida di Monfalcone da anni, Roccella ha risposto netta: «No, anzi, mi sembra perfettamente in linea. C’è assoluta compattezza della maggioranza su questi temi».
Kelany: le sentenze ideologiche si possono criticare
Infine, a tracciare il quadro complessivo sull’immigrazione e un consuntivo sullo status quo della sicurezza è Sara Kelany, responsabile del dipartimento Immigrazione di FdI e prima firmataria della legge sul velo, asserendo: «In democrazia le sentenze si possono e si devono criticare quando assumono i tratti di veri e propri manifesti ideologici. Non possiamo ignorare l’esistenza di un piccolo zoccolo duro di magistrati ideologizzati che utilizza i provvedimenti giudiziari per ostacolare le politiche del governo, come visto sui Cpr».
Ma, al netto di tanti e tali freni, la deputata rivendica i successi dell’esecutivo Meloni: «Non smettiamo di fare il nostro dovere: abbiamo ridotto l’immigrazione irregolare dell’80%. Aumentato i rimpatri del 50%. E registrato un calo degli omicidi del 15% e dei femminicidi del 18%. Abbiamo trovato una stanza allagata dai governi di sinistra: la prima cosa che abbiamo fatto è stata chiudere il rubinetto degli ingressi illegali per ristabilire legalità sul territorio». E non occorre davvero aggiungere altro.