Cortocircuito a sinistra
Studentati, il paradosso della rossa Emilia Romagna: i ragazzi scelgono gli alloggi del Pnrr che tanto contestavano in piazza
I dati forniti dalla stessa Regione: il 52% dice no al pensionato pubblico e sceglie le strutture contestate nei cortei. La sinistra tace: cade la retorica del caro affitti. Ecco perché
Studentati e studenti. Corto circuito imbarazzante della sinistra certificato nella rossa Emilia Romagna.Nel pieno dell’emergenza abitativa universitaria, oltre la metà dei nuovi convocati ha rinunciato all’alloggio pubblico. I ragazzi contestano il caro affitti, poi rifiutano lo studentato spartano ed essenziale: ha stanze doppie e zero wifi. Così in regione il 52% degli aventi diritto dice no al pensionato pubblico e preferisce gli alloggi privati costruiti su impulso del governo coi fondi Pnrr. Che, paradosso nel paradossi gli stessi manifestanti avevano criticato. Cade la retorica delle piazze sul del caro affitti.
A Bologna il 52% degli studenti convocati rinuncia al posto alloggio
I dati parlano chiaro. In Emilia-Romagna, e a Bologna in modo particolare, capita che manchino gli alloggi per gli studenti fuorisede. Però c’è un boom di rinunce per i posti in studentato, che si presentano più austeri, senza palestra e senza muri insonorizzati. Risulta chiaro dai numeri forniti in Assemblea legislativa dalla sottosegretaria alla presidenza della Regione, Manuela Rontini, leggendo una risposta fornita dall’assessore competente Giovanni Paglia.
Caro affitti, il paradosso degli universitari: le stanze doppie non piacciono più
“Ad oggi- si legge nella risposta dell’assessore – risultano 4.630 gli studenti idonei al posto alloggio a Bologna secondo le graduatorie Ergo. Su un totale di 2.524 studenti convocati nella sede di Bologna (1.094 conferme e 1.430 nuovi richiedenti), emerge che il 52% dei nuovi convocati ha rinunciato al posto. Su 1.430 chiamate, solo 595 studenti hanno accettato l’alloggio, mentre 745 hanno rifiutato o non si sono presentati”. A questi “si aggiungono 90 posti letto messi a disposizione attraverso convenzioni con Università e Its, che potranno in parte tradursi in ingressi”. La tendenza al moltiplicarsi delle rinunce è confermata dalle stesse Università: i giovani oggi richiedono camere singole e accettano con più difficoltà le stanze doppie, che costituiscono la maggior parte dell’offerta pubblica tradizionale.
Palestre, wifi e camere insonorizzate: i nuovi studentati Pnrr attirano gli universitari
Cosa capita? Non era il caro affitti il motivo cardine delle piazze giovanili in rivolta? Invece, il dato sorprendente è che, del totale dei ragazzi ai quali è stato offerto un posto letto a Bologna, dove le tariffe di mercato possono superare i 750 euro al mese oltre le utenze, sempre più salate, il 52% ha presentato formale rinuncia. O, semplicemente, non ha nemmeno risposto alla chiamata. Il motivo di questa rinuncia è dichiarato dalla stessa sottosegretaria alla Regione stessa
“C’è stata un’evoluzione anche del fabbisogno studentesco. Perché la mera disponibilità di un posto letto non è più sufficiente ad attrarre l’utenza se non accompagnata da confort abitativo digitalizzazione e vicinanza funzionale agli Atenei”. Nella risposta della giunta si cita anche l’ipotesi che le rinuncia ai posti letto “siano favorite dall’offerta degli studentati privati Pnrr“: dove all’interno della quota obbligatoria del 30% degli alloggi lo studente idoneo “può accedere a strutture di nuova realizzazione: dotate magari di sale studio, stanze insonorizzate, palestre, climatizzazione e wifi alla stessa tariffa agevolata della residenza pubblica più tradizionale”. Signori, gli studenti che con il movimento delle tende avevano fatto credere a tutta italia che il governo non avesse toccato palla sulle loro esigenze, ora invece scelgono quelli fatti costrure dall’esecutivo con le risorse del Pnrr.
Il caso Emilia-Romagna riaccende lo scontro politico sugli alloggi Pnrr
Ma che sorpresa emerge da questi numeri. Sorpresa sulla quale la consigliera di Rete civica Elena Ugolini punta il dito: “E’ importante che ci sia trasparenza, perché a fronte di una situazione in cui gli studenti accusano l’impossibilità di avere degli alloggi disponibili per poter frequentare l’ Università, sapere che in 745 hanno rinunciato al posto ovviamente colpisce. E’ un dato importante da leggere in profondità”.
La sinistra tace
Insomma, l’emergenza abitative c’è o non c’è? Curioso. I dati fanno strame in un atttimo delle contestazioni dell’Udu, che considera i costi delle strutture Pnrr – 60mila- inaccessibili, addirittura frutto di speculazione: fino a un massimo di 850 euro al mese. Quota che però, avevano fatto notare dal ministero dell’Università, è comprensiva di bollette, manutenzione, la pulizia e, a volte, la mensa. Insomma, da questi comportamenti emerge che gli studentati di nuovo conio Pnrr non fossero poi roba solo da ricchi. Gli attivisti possono andare dai loro colleghi e chiedere lumi direttamente a loro perché alla «residenza pubblica tradizionale», hanno preferito quella finanziata dal Pnrr, costruita dai privati, ma dotata di palestre, sale studio, stanze silenziose, collegamenti Internet veloci.
Ma più che gli studenti dovrebbe rispondere la politica in totale contraddizione. In una regione da sempre rossa è da mesi che la sinistra demonizza gli studentati realizzati con il Pnrr. E ora invece che gli studenti li preferiscono tace. Dovrebe chiedersi il perché? È semplice: sono più nuovi, più funzionali, più a misura di studenti. Ma capiamo il silenzio per la doppia contraddizione.