Il suo programma in un libro
Difesa dei maranza e rancore verso i ricchi: chi è l’assessore dem Lorenzo Pacini candidato rosso a sindaco di Milano
Negli ultimi tempi si è guadagnato il soprannome di "Mamdani di Milano", anche se ancora non è stato eletto. Un nomignolo azzeccato, visto che sin dalle prime pagine mette in chiaro il suo punto di vista: «Sono di sinistra, perché credo che il socialismo sarà sempre l’unica alternativa alla barbarie»
Politica - di Gabriele Caramelli - 4 Novembre 2026 alle 14:45
A Milano c’è un’aria frizzante in vista delle prossime elezioni e i candidati dem hanno già sfornato i propri libri: attrezzi fondamentali per dare l’assalto alla poltrona di Palazzo Marino, dove oggi siede Beppe Sala. Tra i volumi appena usciti ce n’è uno in particolare, scritto dall’assessore del primo municipio Lorenzo Pacini, già noto per le sue uscite fuori dal comune su maranza e lotta armata contro i fascisti, più che mai immaginari. Il volume si intitola “Una cosa di sinistra – come far tornare alla politica chi non ci crede più”, un vero e proprio manifesto ideologico dell’area progressista. Tra gli argomenti principali c’è anche la difesa dei maranza, un tema su cui insiste da tempo.
Negli ultimi tempi si è guadagnato il soprannome di “Mamdani di Milano”, anche se ancora non è stato eletto. Un nomignolo azzeccato, visto che sin dalle prime pagine mette in chiaro il suo punto di vista: «Sono di sinistra, perché credo che il socialismo sarà sempre l’unica alternativa alla barbarie». E infatti si è visto come è finito l’esperimento del socialismo reale promosso dall’Urss, che dalla Rivoluzione ungherese alla Primavera di Praga ha inondato di sangue l’est Europa.
Pacini scrive un libro per la candidatura a sindaco di Milano: dal socialismo al rancore verso i ricchi
Pacini, che ha 30 anni, è una delle giovani leve del Pd e non perde mai tempo per mettersi in mostra con provocazioni di dubbio gusto. Quando è intervenuto a Dritto e rovescio qualche giorno fa, riferendosi ai saccheggi avvenuti a Milano da parte dei maranza, ha offerto una difesa debole degli episodi vandalici: «Le vetrine rotte? Hanno dato lavoro ai vetrai». Nel suo libro, l’assessore dem procede sulla linea economica, tanto che il primo capitolo si intitola: «I miliardari non sono un modello, ma il nemico». Ed ecco che spunta il livore per i super ricchi, sempre caro a una certa area politica. A qualcuno, evidentemente, manca la lotta di classe o forse non capisce che il capitale genera posti di lavoro.
La difesa dei maranza
Tra tutte le cose che ha scritto Pacini, è il titolo del nuovo capitolo a gettare i semi per il nuovo bacino elettorale della sinistra: “Giovani tra narrazioni tossiche: cervelli in fuga e maranza”. Ha unito il dramma dei ragazzi italiani che sono stati costretti a cercare lavoro all’estero al fenomeno maranza, un’incongruenza notevole. Ciò che stupisce, però, è il modo in cui descrive il nome affibiato agli italiani di seconda generazione: «Contrazione di “marocchino“ o “maghrebino“ con il milanesissimo zanza».
Dopo essersi improvvisato filologo, ne ha bollato l’uso presumibilmente razzista, perché «maranza sarà anche una parola che suona bene (…) ma il concetto che le si è attaccato addosso va abolito». Non c’è niente da fare: la sinistra italiana, anche quella più giovane, non riesce a liberarsi del woke e della censura. Chissà se Pacini, prima di terminare la scrittura del libro, si è dedicato alla rilettura del “Libro rosso” di Mao Zedong.