Il dibattito
Social e minori, arrivano gli Human Media: le App che riportano i ragazzi nel mondo reale
Il progetto trasforma gli smartphone in uno strumento per favorire esperienze concrete attraverso i meccanismi del gioco: dalla caccia ai tesori artistici delle città alla scoperta della natura, fino ai viaggi nel tempo
Sono numerose le proposte sul tavolo per vietare i social agli adolescenti. Le manifestazioni violente, convocate nelle ultime settimane tramite piattaforme digitali, hanno riacceso i riflettori sull’utilizzo incontrollato da parte dei minori. Ma non solo, la cronaca recente parla di aggressioni in diretta streaming oltre a costanti casi di cyberbullismo. A questo, come se non bastasse, si aggiunge il rischio di condizionamenti psicologici marcati che possono portare a disturbi non trascurabili tra i giovanissimi. Mentre una piaga silenziosa, quella degli hikikomori (prevalentemente adolescenti che scelgono di chiudersi in casa, rifiutando ogni contatto col mondo esterno e rifugiandosi nelle piattaforme digitali), avanza inesorabile.
Il dibattito su social e minori
A fronte di ciò, e non solo, il 17 settembre la Commissione europea ha presentato l’Eu Kids Act, che esclude gli account social sotto i 13 anni, prevede un accesso con supervisione dei genitori fino ai 15 e affida la verifica dell’età alle piattaforme e agli app store. In Italia il disegno di legge 1136, che fissa a 15 anni l’età minima per un account autonomo, è all’esame dell’ottava commissione del Senato. Restano intanto aperte le domande su cosa offrire, come alternativa funzionale, ai minori che verranno privati di uno strumento sinora utilizzato quotidianamente. Oltre alla necessità di individuare le modalità più efficaci possibili per contrastare gli eventuali “furbetti” e il mercato opaco degli account “adulti”.
Gli Human media come alternativa ai social media
Una prima risposta giunge da Lugano, dove il 3 ottobre, nell’ambito del Premio Möbius, sono stati presentati gli Human Media: un ecosistema di applicazioni per bambini e adolescenti ideato da Gualtiero Carraro, esperto di intelligenza artificiale e piattaforme digitali per la formazione, e progettato dalla designer Elena Carraro, che usano meccanismi di gioco volti a orientare l’utente verso esperienze nel mondo reale anziché verso la permanenza sullo schermo.
Il digitale per riscoprire il mondo reale
Così il digitale serve a favorire esperienze, conoscenze e relazioni con persone, luoghi e comunità, e la qualità dell’esperienza prende il posto della quantità di interazioni come criterio di riuscita. I prototipi già funzionanti comprendono esperienze dedicate alla natura, all’arte, alla cultura, alle passioni personali e alla conoscenza del territorio.
Tra queste ci sono Artevagando, una caccia ai tesori artistici delle città, e un’applicazione ludica che invita i ragazzi a diventare “sentinelle della biodiversità”, imparando a riconoscere le specie native e quelle aliene del proprio territorio. Altre esperienze riguardano il viaggio nel tempo, la creatività e la scoperta delle attitudini individuali, mentre un insieme di strumenti consente la selezione e la fruizione dei contenuti presenti sul web attraverso una mediazione adeguata all’età.
Nessuno spazio, insomma, a quei contenuti allarmanti che troppo spesso invadono i social tradizionali e attirano l’attenzione dei nativi digitali influenzandone negativamente carattere e atteggiamento.
L’allarme degli esperti su benessere e rischio dipendenza
Ma c’è di più. Uno dei principali rischi dei social tradizionali, si sa, è quello della dipendenza. Sono diversi gli studi che mettono in guardia sul loro utilizzo inconsapevole e invitano gli utenti a cercare metodi per limitarne la fruizione quotidiana. Addirittura, spiegano gli esperti, un alto utilizzo passivo dei social sarebbe correlato con la diminuzione del benessere soggettivo auto-percepito e nel lungo periodo impatterebbe sulla materia grigia del cervello.
Quanto basta per tornare a rimpiangere i vecchi tempi: quando bambini e adolescenti alla solitudine dello schermo, e alle relazioni fittizie costruite virtualmente, preferivano ancora dare un calcio al pallone; quando “mettere un like” significava ancora dichiarare il proprio sentimento, o quantomeno apprezzamento, senza il filtro di un telefonino.
L’impatto sul circuito dopaminergico
Talvolta i social possono assomigliare a una gabbia dalla quale risulta difficile uscire. Questo perché cercano di trattenere gli utenti il più possibile al proprio interno, minandone l’attenzione e agendo sul sistema di gratificazione del circuito dopaminergico. Tutto al fine di massimizzare il guadagno tramite raccolta dati e pubblicità.
Un punto non trascurabile ed evidenziato anche dal creatore degli Human Media per il quale “bisogna puntare alla riduzione delle ore davanti lo schermo”, e che per questo ha scelto di finanziare le proprie web app esclusivamente tramite il sostegno di istituzioni, fondazioni, associazioni e famiglie.
Una questione di consapevolezza
Non si tratta di demonizzare i social, ma di generare consapevolezza su quello che possono offrire gli strumenti e sui rischi legati allo scorretto utilizzo. Due pesi che inevitabilmente vanno messi sulla bilancia quando si parla di utenti giovanissimi, troppo spesso persi in questo “labirinto fantastico” ricco di contenuti di ogni genere. Su una cosa, però, non vi è dubbio: favorire il ritorno all’aria aperta e governare il cambiamento restano una sfida.