La sinistra diffonde fake news
Scintille sull’educazione sessuale a scuola, Laura Marsilio contro Pratelli: «Basta falsità, il governo non la vieta. I genitori hanno diritto di decidere»
Non un divieto generalizzato dell’educazione sessuo-affettiva, ma regole precise per tutelare i più piccoli e garantire alle famiglie il diritto di conoscere e autorizzare determinati progetti scolastici. È su questo punto che si accende lo scontro politico tra Laura Marsilio, ex assessore alla Scuola e responsabile Scuola di Fratelli d’Italia Roma, e Claudia Pratelli, assessora capitolina alla Scuola, Formazione e Lavoro. Sono state le sue parole a un evento di Roma Futura poi rilanciate dai suoi social a far esplodere la polemica. Parole che la rappresentante di FdI contesta duramente, accusando Pratelli di offrire una ricostruzione fuorviante della legge sul consenso informato voluta dal ministro Giuseppe Valditara. Alla sinistra non va giù che le famiglie debbano avere un ruolo decisionale sull’educazione dei figli.
Marsilio contro Pratelli: «Il governo non vieta l’educazione sessuo-affettiva»
«Il Governo non vieta affatto l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, come affermato nell’evento di Roma Futura e riportato sui social di Claudia Pratelli». Marsilio non usa mezzi termini e definisce quella dell’assessora una «fake news», contestandole di aver assunto la stessa posizione sia nelle vesti istituzionali sia in quelle di esponente politica. Al centro della controversia c’è la legge sul consenso informato, approvata definitivamente nel giugno 2026 ed entrata in vigore il 7 luglio. Una normativa che viene rappresentata dalle opposizioni come un tentativo di impedire l’educazione affettiva. Mentre il suo obiettivo è garantire trasparenza sui contenuti dei progetti scolastici e coinvolgimento delle famiglie.
La legge distingue infatti tra i diversi gradi di istruzione: nella scuola dell’infanzia e nella primaria esclude le attività progettuali sui temi della sessualità, facendo salve le Indicazioni nazionali; nelle scuole secondarie prevede il consenso informato preventivo per le attività extracurricolari e di ampliamento dell’offerta formativa che affrontano tali argomenti.
Il diritto delle famiglie e la legge Valditara: cosa cambia nelle scuole
È proprio sul ruolo dei genitori che Marsilio insiste maggiormente. Le famiglie, sostiene, hanno il diritto e il dovere di partecipare alla vita scolastica dei figli, conoscere i materiali utilizzati e sapere quali esperti o associazioni intervengano nelle attività educative. La normativa stabilisce che, per i progetti soggetti al consenso informato, le scuole mettano preventivamente a disposizione delle famiglie le informazioni sui contenuti, sugli obiettivi e sulle modalità di svolgimento. Una disposizione che Marsilio collega al principio costituzionale della responsabilità educativa dei genitori e al patto di corresponsabilità tra scuola e famiglia. Non viene invece cancellato l’insegnamento scientifico della sessualità previsto dai programmi, né l’educazione al rispetto, alle relazioni e al contrasto delle discriminazioni. È una distinzione sulla quale lo stesso ministro Valditara è intervenuto per chiarire il significato della riforma.
«Nessuna supplenza dei Comuni»: la replica di FdI all’assessora capitolina
Un altro punto dello scontro riguarda il ruolo di Roma Capitale. Marsilio respinge l’idea che i Comuni debbano intervenire per supplire a presunte mancanze del governo nazionale. «Nessuna supplenza da parte dei Comuni», sostiene la responsabile Scuola di FdI Roma. Gli enti locali, ricorda, possono contribuire ad arricchire l’offerta formativa degli istituti attraverso progetti integrativi, nel rispetto dell’autonomia scolastica e delle norme nazionali. Marsilio richiama anche la propria esperienza amministrativa, ricordando i progetti promossi su integrazione degli alunni stranieri, storia dell’arte, storia contemporanea, sport e formazione del personale educativo dei servizi da zero a sei anni. Una collaborazione tra istituzioni, dunque, che secondo l’ex assessore deve svilupparsi nel rispetto delle rispettive competenze, senza trasformare la scuola in un terreno di contrapposizione ideologica.
Marsilio: «La scuola non diventi terreno di militanza ideologica»
La polemica si fa ancora più aspra quando Marsilio affronta il tema delle associazioni esterne e dei contenuti educativi proposti agli studenti. La rappresentante di Fratelli d’Italia denuncia il rischio che, attraverso determinati progetti, vengano introdotte nelle scuole impostazioni ideologiche non condivise dalle famiglie. Richiama inoltre le contestazioni che alcuni genitori avrebbero sollevato nei confronti di pubblicazioni e materiali dedicati all’identità di genere. Marsilio chiama in causa la sinistra capitolina, sostenendo la necessità di verificare attentamente contenuti e soggetti coinvolti nelle attività rivolte ai minori. Per l’esponente di FdI, insegnare il rispetto delle persone e delle differenze è un obiettivo fondamentale, ma non deve significare sottrarre ai genitori la possibilità di conoscere e valutare le iniziative educative che esulano dai programmi ordinari.
“I ragazzi chiedono di essere informati, ma le leggi devono impedire che associazioni ideologiche possano manipolare le coscienze e turbare la sensibilità dei bambini. È nota la denuncia di molti genitori rispetto a pubblicazioni gender che la sinistra capitolina e non solo cerca di divulgare in tutti i livelli di scuola. La teoria del genere esiste eccome e viene inculcata ai giovani che devono e possono imparare il rispetto, ma devono essere protetti da chi nelle scuole agisce per fare militanza. “Questo, cara Pratelli, non te lo permetteremo e difenderemo la legge sul consenso in ogni scuola”, afferma Marsilio.
La richiesta di chiarimenti sui servizi per l’infanzia
La responsabile Scuola di FdI Roma annuncia inoltre di essere in attesa di una risposta a una lettera inviata dal presidente della Commissione Trasparenza, con la quale sarebbero stati richiesti chiarimenti sulle attività svolte da alcune associazioni nei servizi educativi per la fascia zero-sei anni. La questione, per Fratelli d’Italia, riguarda il confine tra autonomia educativa, ruolo delle istituzioni e diritti delle famiglie. Un confronto destinato a proseguire anche sul piano politico, mentre la legge nazionale sul consenso informato è già in vigore e le scuole sono chiamate ad applicarne le disposizioni.