Paradosso
Rimini, ferma un rapinatore e viene condannato a 4 anni. Al tunisino che seminò il panico ne bastano due
Il ristoratore aveva chiamato tre volte il 112, temendo anche per la figlia. Poi lo scontro con il rapinatore, finito in coma. Il giudice non riconosce la legittima difesa: la pena più pesante tocca all'esercente incensurato
A Rimini chi ha rapinato un avvocato prendendolo a testate è stato condannato a due anni e due mesi di reclusione. Chi lo ha colpito nel tentativo, a suo dire, di difendersi ne ha rimediati quattro. Il paradosso giudiziario arriva dal tribunale romagnolo e finisce oggi sulla prima pagina di La Verità, dove un ristoratore incensurato è stato condannato per lesioni gravi dopo aver mandato in coma, con un casco da motociclista, un cittadino tunisino protagonista di una notte di violenze sul lungomare. Una vicenda che riapre una questione: fino a che punto ci si può difendere senza rischiare di pagare un prezzo più alto di quello imposto a chi delinque?
La sentenza di primo grado, pronunciata il 4 novembre dal giudice Alessandro Capodimonte, ha ridimensionato l’accusa iniziale di tentato omicidio, per la quale la Procura aveva chiesto 13 anni e quattro mesi. Ma non ha riconosciuto la legittima difesa invocata dal commerciante, che quella notte aveva chiamato per tre volte il 112 prima di intervenire.
La notte di violenza sul lungomare di Rimini
Per ricostruire l’accaduto bisogna tornare al 13 luglio 2024, a Rivabella. È quasi mezzanotte quando un altro tunisino, uscito dal carcere da circa una settimana, comincia a creare scompiglio tra i locali della zona. Prima sottrae due bottiglie di birra da un minimarket, poi aggredisce un avvocato riminese, colpendolo con due testate nel tentativo di sottrargli lo zaino. Il professionista finisce in ospedale con una prognosi di 40 giorni.
La situazione precipita nei pressi di un ristorante sul lungomare. Il titolare, già vittima di una violenta rapina il giorno precedente, teme per la propria incolumità e per quella dei familiari. All’interno del locale si trova anche la figlioletta. L’esercente chiede ripetutamente l’intervento delle forze dell’ordine, tuttavia non può attendere l’arrivo delle pattuglie.
Stando alla ricostruzione, il nordafricano raggiunge una gelateria, dove sottrae altre bottiglie, che avrebbe poi rotto e brandito come armi. Il ristoratore lo raggiunge con un casco da motociclista e lo colpisce alla testa. L’uomo crolla sull’asfalto, perde conoscenza e viene trasportato all’ospedale Bufalini di Cesena, dove rimane a lungo in coma.
“Ho agito per legittima difesa”. Ma il giudice lo condanna
«Ho agito per legittima difesa», aveva dichiarato il ristoratore durante l’udienza di convalida degli arresti domiciliari. Il suo avvocato, Giuliano Renzi, ha ricordato le condizioni psicologiche dell’assistito: «Aveva già subito una rapina il giorno prima ed era psicologicamente provato».
Circostanze che non sono bastate a ottenere l’assoluzione. Il tribunale ha escluso il tentato omicidio, ma ha inflitto quattro anni per lesioni gravi, senza riconoscere la scriminante invocata dalla difesa.
Due anni e due mesi, invece, per il tunisino, comparso in aula nella duplice veste di imputato per la rapina all’avvocato e di persona offesa nel procedimento contro il ristoratore. Per lui la pm Paola Bonetti aveva chiesto tre anni e quattro mesi.
Resta il fatto che l’incensurato, convinto di proteggere sé stesso e la propria famiglia, ha ricevuto una condanna più severa dell’uomo che aveva aggredito e rapinato un passante.
La partita giudiziaria, comunque, non è chiusa. Renzi ha annunciato ricorso in Appello, contestando il mancato riconoscimento della legittima difesa e delle attenuanti generiche. Saranno i giudici di secondo grado a riesaminare una vicenda nella quale il confine tra difesa e aggressione è diventato decisivo.