Torna l'angelo del focolare
Patriarcato dem, El-Sayed ringrazia la moglie che sta a casa ad allevare le figlie. È “l’illuminato” senatore musulmano che piace alle sinistre
Qualcuno rispolvera “la donna del focolare”. E non è un misogino oscurantista di destra ma un idolo delle sinistre. Parliamo di Abdul El-Sayed, vincitore nelle midterm Usa, primo musulmano eletto nel Senato Usa. Figlio di immigrati egiziani, dal palco del comizio del trionfo post-elettorale presenta la moglie Sarah Jukaku come una perfetta e adorabile casalinga. La invita sul palco, rigorosamente un passo indietro a lui, e la omaggia con parole degne del peggiore modello patriarcale.
El-Sayed ringrazia la moglie che sta in casa ad allevare le figlie
Nel ringraziarla gli esce una frase a dir poco infelice, che testimonia il brodo di cultura del personaggio idolatrato dal mondo progressista . “Voglio ringraziare solo la mia splendida moglie da 20 anni. Per tutto quello che sta facendo a casa”. A casa appunto, nelle mura domestiche, a custodire la famiglia mentre El-Sayed fa carriera politica e macina chilometri in campagna elettorale per diffondere il verbo anti-trumpiano. Il senatore democratico è ancora più esplicito. “Ci sono molte notti dove non puoi dormire nel tuo letto… e io sapevo mentre viaggiavo per lo Stato che le nostre due bambine sarebbero state ben accudite”. Siamo al patriarcato in sala musulmana di un esponente di picco della generazione dem. Questa sera – conclude – possiamo trasformare quell’Inshallah in un… Alhamdulillah», cioè trasformare un “se Dio vuole” in un “Dio sia lodato”.
La vena patriarcale del primo senatore musulmano della storia Usa
La vena patriarcale è appena oscurata dalla pubblica dichiarazione di amore. “Non potrei fare nulla di tutto questo senza di te, e non vorrei farlo con nessun’altra. Ti amo e ti sono immensamente grato”. I due si sono conosciuti nei primi anni Duemila all’Università del Michigan, dove erano studenti. Lei è medico e chissà come è costretta a organizzarsi per allevare amorevolmente le due figlie e svolgere la professione. E qui torna lo stereotipo della donna multitasking con buona pace della crociata sbandierata dalle sinistre per la conciliazione famiglia-lavoro.
La consorte in secondo piano, tono dimesso, viso coperto dall’hijab
Spicca la distanza abissale tra la coppia Abdul-Sarah è quella Trump-Melania. La first lady non è certo a rimorchio del presidente Usa, ha un ruolo politico autonomo, spesso pungola e fa da apripista al marito. E nella apparizioni pubbliche non si posiziona in secondo piano come appare la moglie di El-Sayed sul palco del ringraziamento dopo il voto. Subalterna, anche a colpo d’occhio. Tono dimesso, capo coperto dall’hijab, quasi una comparsa. E pensare che il neosenatore democratico viene osannato come la promessa americana, il nuovo che avanza.
L’humus di islamismo militante e il patriarcato
Invece El-Sayed è un personaggio cresciuto in un humus di islamismo militante, è uno che nel 2012 sosteneva il presidente islamista destituito in Egitto e che ancora oggi cova rancore per il governo che l’ha estromesso. La visione della donna conferma la sua formazione a dir poco integralista. Eppure anche in Italia sono andati in visibilio per la sua elezione e le femministe si guardano bene dall’eccepire qualcosa sulle parole pronunciate all’indirizzo della donna che ama. Se il patriarcato alberga tra le file progressiste non è un problema, è una quisquilia, invisibile. Se l’inciampo lessicale fosse accaduto a un esponente repubblicano Usa o del centrodestra italiano si sarebbe scatenato il finimondo. Accuse di sessismo, machismo, oscurantismo e perché no anche fascismo. L’intelligenza progressista avrebbe urlato al pericoloso ritorno al Medioevo. Invece El-Sayed che ringrazia ed esalta la moglie ai fornelli è il simbolo dell’America illuminata.