Sconcerto mondiale
Najmeh Amini, a 23 anni condannata a morte in Iran per una frase sui social. L’ambasciata romana apre alla revisione della sentenza
La condanna a morte emessa nei confronti di Najmeh Amini in Iran non è definitiva e potrebbe essere sottoposta a revisione da parte delle autorità giudiziarie. Lo ha affermato l’Ambasciata iraniana a Roma in una nota dedicata al caso, al centro di attenzioni a livello internazionale, nella quale precisa che il procedimento giudiziario non si è ancora concluso.
Najmeh Amini, è una cittadina iraniana di soli 23 anni che ora rischia la pena capitale per alcune frasi pubblicate sui social e ritenute “blasfeme” e “offensive”. È stata condannata a 12 anni, sei mesi e un giorno di reclusione per azioni contro la sicurezza nazionale e per propaganda contro il regime e, in un secondo procedimento penale per il quale però non c’è ancora stata una condanna definitiva, alla pena di morte per “sab ol-nabi” cioè per avere insultato il santo profeta.
Il primo grado di giudizio
La rappresentanza diplomatica ha sottolineato che la sentenza è stata “pronunciata sulla base delle fattispecie di reato e delle relative pene previste dalla legislazione nazionale iraniana”. Ha aggiunto tuttavia che la decisione è “attualmente di primo grado”, l’iter giudiziario quindi non si è concluso, e per questo “sussiste la possibilità di un riesame da parte delle autorità giudiziarie superiori” e di una presentazione del caso alla Commissione per l’amnistia e la grazia. Qualora ne ricorrano i presupposti di legge, prosegue la nota, la sentenza potrebbe essere annullata.
L’accusa sui giudizi precostituiti
L’ambasciata ha ricordato inoltre che l’accertamento delle accuse penali, la determinazione delle responsabilità e l’adozione delle decisioni giudiziarie rientrano nelle competenze delle autorità di ciascun Paese. Pur riconoscendo “la legittimità del dialogo e dello scambio di opinioni sui diritti umani nell’ambito degli obblighi internazionali”, la rappresentanza iraniana ha definito “inaccettabile” la diffusione di affermazioni imprecise e non corrispondenti alla realtà dei fatti.
Nel comunicato, l’ambasciata ha auspicato infine che i media italiani, “nel rispetto della sovranità nazionale e dell’indipendenza degli organi giudiziari di tutti i Paesi, evitino di formulare giudizi precostituiti e la diffusione di informazioni imprecise”, lasciando alle “autorità giudiziarie competenti” il compito di adottare una decisione definitiva sul caso.