E la sinistra vuole riproporlo
L’Inps svela altri dettagli choc sul reddito di cittadinanza: tra il 2019 e il 2021 irregolari oltre 8 posizioni su 10. Soldi a detenuti e condannati
Una voragine di erogazioni indebite. Fabio Vitale, componente del CdA dell'istituto di previdenza: "Quelle somme oggi sono difficilissime da riavere, e il conto lo pagano tutti i contribuenti"
Oltre 1,7 miliardi di erogazioni indebite, quasi 1,5 miliardi ancora da recuperare. Dopo la denuncia della ministra del Lavoro, Elvira Calderone, Fabio Vitale componente del Consiglio di amministrazione dell’Inps, certifica i numeri di un conto salatissimo mettendo a nudo le falle dei controlli. Il conte pesante è servito ancora una volta ai contribuenti italiani. Una voragine nei conti del vecchio sussidio, misura simbolo del Movimento 5 Stelle, che torna prepotentemente d’attualità proprio mentre il centrosinistra lavora al programma elettorale e rispolvera l’idea di un Reddito di cittadinanza 2.0.
A mettere in fila i numeri è Fabio Vitale. I dati sono pesanti: al 31 dicembre 2025 risultavano ancora da recuperare 1,463 miliardi di euro di Reddito e Pensione di cittadinanza percepiti senza averne diritto. Un’eredità finanziaria che continua a gravare sul sistema previdenziale e che riapre il dibattito sulle falle dei controlli che hanno accompagnato la stagione del sussidio.
Reddito di cittadinanza anche a detenuti e condannati: irregolare oltre l’82% dei casi controllati
Ma è un altro il dato che lascia maggiormente sconcertati. Tra i beneficiari del Reddito di cittadinanza sono emerse anche persone che avevano omesso di dichiarare lo stato di detenzione o condanne penali incompatibili con il beneficio. Sulle domande presentate tra il 2019 e il 2021, oltre l’82% delle posizioni finora controllate dalla Guardia di Finanza in questo specifico filone di indagine è risultato irregolare. Una percentuale impressionante, che riguarda le posizioni selezionate perché sospette e non la totalità dei percettori, ma che documenta comunque la gravità delle anomalie individuate. «Quando più di quattro posizioni su cinque risultano irregolari, non siamo davanti a casi isolati, ma al risultato di una procedura costruita per pagare sulla fiducia», denuncia Vitale. Il componente del Cda dell’Inps punta il dito contro il sistema delle autocertificazioni e delle verifiche successive all’erogazione del denaro pubblico. «Per tre anni si è erogato sulla base delle sole autocertificazioni, anche a detenuti e condannati. Quelle somme oggi sono difficilissime da riavere, e il conto lo pagano tutti i contribuenti».
Un meccanismo che ha consentito l’erogazione di somme poi risultate non dovute, con il problema aggiuntivo di doverle recuperare a distanza di anni. E non sempre con la concreta possibilità di riuscirci.
Calderone aveva lanciato l’allarme: «Controlli prima di pagare»
Le parole di Vitale arrivano a conferma dell’allarme lanciato nei giorni scorsi dalla ministra Calderone, che aveva denunciato l’entità degli indebiti e soprattutto le debolezze del vecchio sistema di verifica. Il punto centrale è la differenza tra controllare i requisiti prima di erogare un sussidio e intervenire soltanto dopo che le somme sono già state versate. Per questo Calderone ha rivendicato la necessità di rafforzare i cosiddetti controlli ex ante, anche attraverso l’incrocio delle banche dati pubbliche. Con l’introduzione dell’Assegno di inclusione e del Supporto per la formazione e il lavoro, il governo Meloni ha modificato l’impianto delle misure di sostegno, distinguendo le situazioni di particolare fragilità dai percorsi destinati alle persone occupabili. «Con l’Assegno di inclusione la rotta è stata invertita, chiudendo la stagione delle autocertificazioni sulla fiducia», sottolinea Vitale, che richiama anche la necessità di concentrare le risorse pubbliche sul sostegno alle famiglie e sul contrasto al caro energia. I numeri dell’Assegno di inclusione mostrano- aveva segnalato Calderone- che il sostegno alle famiglie in difficoltà non è stato cancellato: nel 2025 oltre 833mila nuclei familiari, per circa 2,23 milioni di persone, hanno ricevuto almeno una mensilità.
E il centrosinistra vuole far tornare il Reddito di cittadinanza
Ed è qui che la vicenda assume un significato politico ancora più rilevante. Mentre emergono le dimensioni abnormi del conto lasciato dalle erogazioni indebite, il Movimento 5 Stelle rilancia il Reddito di cittadinanza come uno dei punti del programma del campo largo. A riaprire ufficialmente la partita è stato il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che ha annunciato il ritorno della misura in caso di vittoria del centrosinistra alle prossime elezioni politiche. Il rischio di riproporre un modello già segnato da pesanti criticità. Dopo la patrimoniale, il ripristino del reddito di cittadinanza rappresenterebbe un vecchio-nuovo ingrediente della disastrosa ricetta del campo largo.