Ancora guerriglia
Trieste, violenze al corteo per i morti del Porto Vecchio: un agente colpito in testa da una bomba carta
Piantedosi chiama il poliziotto e avverte: "Nulla può giustificare un'aggressione alle forze dell'ordine". I sindacati di polizia chiamano in causa il sistema giudiziario e le responsabilità politiche di chi giustifica e minimizza
A Trieste è stata trasformata in una guerriglia contro la polizia anche la manifestazione in memoria della tragica morte di due giovani nell’incendio di uno stabile in disuso al Porto Vecchio. Il bilancio è stato di tre agenti feriti, un giornalista minacciato e una donna denunciata. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha chiamato il vicario del questore, Leonardo Boido, che è tra i feriti, per esprimere solidarietà a lui e agli altri poliziotti colpiti “durante le intemperanze dei soliti teppisti”. Boido, che è stato dimesso stamattina, è stato colpito alla testa da una bomba carta, fortunatamente esplosa solo dopo, quando è caduta a terra. “Cosa sarebbe potuto accadere se fosse andata diversamente?”, si è chiesto il sindacato di polizia Coisp, parlando di “tragedia sfiorata”.
Piantedosi: “Nulla può giustificare un’aggressione alle forze dell’ordine”
“Nonostante quanto accaduto – ha detto Piantedosi – è già pronto a tornare al lavoro: un esempio concreto di professionalità e senso del dovere, propri di chi svolge il suo lavoro. Nulla può giustificare un’aggressione alle forze dell’ordine. Su questo non possono esserci ambiguità. Alle donne e agli uomini in divisa va la gratitudine mia e del governo. Rinnovo loro anche l’impegno, mio personale e del governo, a garantire, ogni giorno, sostegno e protezione concreti. Lo faremo a partire dai lavori parlamentari di approvazione della legge di bilancio, disposti a sostenere ogni possibile riconoscimento al loro prezioso contributo alla nostra democrazia”.
La manifestazione di Trieste: tre agenti feriti e una donna fermata
La manifestazione, che si è svolta nel tardo pomeriggio di ieri, era stata convocata in relazione alla morte di una ventunenne friulana e un ventitreenne marocchino in un incendio divampato domenica sera all’interno del Magazzino 18, dove secondo i primi riscontri investigativi un gruppo di altri quattro marocchini aveva acceso un fuoco per scaldarsi e cucinare che poi sarebbe sfuggito al controllo, causando la morte per intossicazione dei due ventenni che si trovavano in uno stanzino al piano superiore. Alla manifestazione hanno partecipato circa 200 persone, tra le quali molti migranti e associazioni di assistenza agli stranieri.
La tensione si è alzata quando diverse persone hanno tentato di entrare nei locali dell’ex mercato di via Flavio Gioia. Quando i poliziotti li hanno respinti, scongiurando l’occupazione dello stabile disabitato, ne è nato un lancio di petardi e altri oggetti durante il quale sono stati feriti i poliziotti, portati al pronto soccorso. Fermata una ragazza, i manifestanti l’hanno seguita fin sotto alla Questura dove la protesta è andata avanti.
L’appello di Fedriga: “Fermare le tensioni che alimentano il fuoco”
Il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, esprimendo “totale solidarietà alle forze dell’ordine”, ha rivolto “nuovamente un appello a tutte le forze politiche e alle realtà associative, esattamente come ho fatto qualche giorno fa, ma purtroppo inascoltato, a fermare continue tensioni che alimentano il fuoco ormai scoppiato”.
La condanna di FdI: “Inaccettabile”
“Ferma condanna per quanto accaduto ieri sera a Trieste” e “piena solidarietà ai tre agenti feriti e a tutte le forze dell’ordine”, è stata espressa anche da FdI. “È inaccettabile che chi manifesta arrivi ad aggredire chi ogni giorno lavora per garantire la sicurezza di tutti. Anche chi ricopre ruoli istituzionali, a sinistra, ha il dovere di condannare queste violenze, senza giustificazioni né silenzi”, ha detto il deputato e presidente provinciale di FdI di Pordenone, Emanuele Loperfido.
Il Coisp chiama in causa “il sistema giudiziario”
“Queste manifestazioni violente – ha detto il segretario generale Coisp, Domenico Pianese – rischiano di generare enormi tragedie rispetto alle quali ci auguriamo che il sistema giudiziario riesca a dare le necessarie risposte per far capire che comportamenti di questo tipo non possono più essere tollerati nel nostro Paese. Nel contratto di lavoro di chi indossa una divisa non c’è scritto che si debba fare da bersaglio a bombe carta, mazze, bastoni o sampietrini. I poliziotti devono essere tutelati come ogni altro cittadino, a maggior ragione perché rappresentano lo Stato nelle piazze”.
Il Sap richiama il caso della scarcerazione di Youssef Siher
È stato poi il segretario regionale del Sindacato autonomo di polizia (Sap), Lorenzo Tamaro, a sottolineare che “occorre oggi una presa di posizione netta tra chi sta dalla parte della democrazia, della legalità e della civiltà, e chi sta dalla parte della violenza e della barbarie, che nulla hanno a che fare con le ragioni delle proteste e che non possono in alcun modo giustificarle”. Il Sap ha inoltre fatto riferimento ai disordini di Milano, criticando la decisione di scarcerare Youssef Siher, che “evidenzia gravi responsabilità politiche in capo a chi continua a sminuire tali episodi o a giustificarli, spesso muovendo false accuse nei confronti delle Forze di Polizia”. Gli scontri di Trieste, per il sindacato, “sono la diretta conseguenza di questo clima, in cui molti si sentono legittimati a imporre le proprie idee con l’uso della forza e della violenza, in pieno contrasto con la legge”.
La solidarietà dell’Ugl agli agenti feriti e al giornalista aggredito
Sul caso è intervenuta anche l’Ugl Trieste: “La violenza e l’aggressione contro chi garantisce la sicurezza dei cittadini e contro chi svolge il proprio lavoro per informare l’opinione pubblica sono atti inaccettabili e incompatibili con i principi fondamentali del dialogo civico e della democrazia”.