Il pentimento tardivo
Il pentimento di Luca Casarini, da soldato No Global a pecorella di Cristo: “La sinistra su Dio ha sbagliato”
“Oggi noi, piccoli sudditi ribelli, vi dichiariamo formalmente guerra“: era il 26 maggio 2001, alla vigilia del G8 di Genova, quando Luca Casarini, il leader delle Tute bianche, lesse una dichiarazione contro i potenti riuniti al vertice annunciando una battaglia campale, da vero soldato dei No Global. Tutti sanno poi come andò a finire quel G8, ma gli anni passano e oggi quel ragazzino barbuto è un’altra persona. S’è convertito, ha perso la fede nella sinistra di lotta e l’ha guadagnata nella religione, quell’oppio dei popoli che Marx gli aveva insegnato a odiare. Luca Casarini, oggi, su Repubblica, si confessa a cuore aperto, e a bandiera chiusa.
Luca Casarini e la conversione, nonostante la sua sinistra…
Da protagonista dell’Autonomia operaia a leader delle Tute bianche negli scontri del G8 di Genova, alle avventure in mare con le Ong alla ricerca dei migranti in barba alle leggi, fino alla conversione al cristianesimo. Il feroce militante comunista e simbolo della contestazione No Global, oggi è dichiaratamente unb seguace di Gesù Cristo. Una trasformazione radicale che l’ex antagonista racconta nel libro Cosa ti muove.
Cresciuto in una famiglia cattolica, Casarini aveva rotto con la Chiesa appena dodicenne, abbracciando successivamente l’ideologia comunista e la militanza nei centri sociali occupati. Per decenni aveva considerato la religione «l’oppio dei popoli», uno strumento del sistema per garantire la quiete sociale. «Poi ho scoperto che erano tutte bufale pazzesche», ammette oggi.
La svolta arriva durante le missioni di salvataggio dei migranti nel Mediterraneo. Tre mesi trascorsi in mare, il silenzio, la sofferenza e l’incontro con vite da salvare lo spingono a interrogarsi sul significato della propria esistenza. Decisivi anche il rapporto con papa Francesco e la prima confessione con l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice.
Oggi Casarini riconosce alla sinistra un errore fondamentale: aver ridotto l’uomo ai soli bisogni economici, dimenticando la trascendenza e la fraternità. La madre cattolica vive la sua conversione come una vittoria attesa per cinquant’anni, mentre molti vecchi compagni di lotta faticano a comprenderlo. Da comunista che respingeva la religione a uomo che riconosce in Cristo il proprio riferimento spirituale, Casarini rivendica la sua nuova identità: «Io mi sento più un seguace di Gesù Cristo». E arriva a definire il cristianesimo «la più grande rivoluzione della storia dell’umanità».
Quando rompe con la Chiesa? «Prestissimo, a 12 anni, quando mandano via dalla mia parrocchia a Mestre questo parroco che per me era come un padre, un prete molto concentrato sul fare, sui poveri, sulle marginalità di questa città industriale che stava crescendo tumultuosamente. Senza di lui, rimaneva solo la Chiesa-istituzione che non aveva niente da dirmi».
L’incontro con Papa Francesco e i consigli di Ravasi
Per molti comunisti la religione era l’oppio dei popoli. Lo pensava anche lei? «Sì, era una delle cose che mi ero costruito per dire no al cristianesimo. Lo vedevo come una religione che ti impone la sofferenza per guadagnarti il paradiso. Come una pratica con cui il sistema si guadagnava la quiete sociale: non rompere le balle qua in terra che tanto il tuo premio ce l’avrai dopo che sarai morto. Poi ho scoperto che erano tutte bufale pazzesche. Oggi invece abbiamo espunto la sofferenza dal nostro orizzonte, vogliamo continuamente anestetizzarci per non vedere e non sentire la sofferenza. I
Nel suo libro racconta un episodio preciso, la prima confessione con l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, poi l’incontro con Papa Francesco? «Mi definisco cristiano. Nella Chiesa, come in tutte le istituzioni umane, ci sono ovviamente un sacco di problemi. Tra i cattolici, per dire, ci sono quelli che sono d’accordo nel far morire la gente in mare e quelli che proteggono le vite. Io mi sento più un seguace di Gesù Cristo. Sa cosa diceva il cardinal Ravasi, una delle mie guide spirituali? Che se oggi Gesù pronunciasse il discorso delle beatitudini in una piazza, arriverebbe la polizia, la Digos, gli darebbero istigazione a delinquere. Ecco, io credo che il cristianesimo non è una dimensione che si può addolcire più di tanto. In fondo è la più grande rivoluzione della storia dell’umanità». S