Giuseppi lo smemorato
Autogol di Conte davanti agli studenti: “Cancelleremo i decreti sicurezza”. Anche quelli firmati da lui?
“La prima cosa che faremo quando andremo al governo è che cancelleremo tutti questi decreti sicurezza che limitano il diritto di protestare e di esprimere dissenso che sono il fondamento della democrazia”, annuncia il presidente di M5s, Giuseppe Conte, conversando con gli alunni del liceo classico Luciano Manara di Roma, al termine della presentazione del libro ‘L’internazionale della terra‘.
Non si conoscono le reazioni degli ignari studenti romani, al quale il premier rivolge carezze dopo le violenze delle manifestazioni dei giorni scorsi nelle quali, tra gli studenti, si erano infiltrati maranza, pro-Pal, anarchici, vecchie ciabatte No global e black bloc pane e salame.
Ma qualcuno di quei ragazzi, con un po’ di memoria, potrebbe essersi chiesto: “Ma quali decreti sicurezza che limitano il diritto alla protesta vuole abolire Conte? Anche i suoi? Quelli approvati quando era al governo con Salvini”. Eh sì, perché tra le norme sulla sicurezza ancora in vigore figurano anche disposizioni introdotte dai decreti Sicurezza del 2018 e del 2019, approvati dal primo governo Conte, con Matteo Salvini al Viminale, come da foto in alto. Provvedimenti successivamente modificati, ma non integralmente cancellati. Saranno cancellati da Conte con una sorta di autocensura retroattiva?
Conte e i suoi decreti sicurezza che abolirà…
I due decreti Sicurezza del governo Conte I, approvati tra il 2018 e il 2019 con Matteo Salvini ministro dell’Interno, intervennero su immigrazione, ordine pubblico, criminalità organizzata, cittadinanza e gestione delle manifestazioni, ma anche su occupazioni abusive, l’accattonaggio molesto, alcune forme di criminalità urbana e condotte violente durante le manifestazioni.
Immigrazione e cittadinanza
Nel primo decreto del 2018 (Decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito nella legge 1° dicembre 2018, n. 132), Conte e Salvini toccavano le norme sulla protezione umanitaria, i richiedenti asilo, l’accoglienza, la protezione e tante altre questioni relative all’immigrazione clandestina. Ma anche le norme sulla gestione, udite udite, della manifestazioni di piazza, quelle che Conte, oggi, vuole abolire. Ma che forse sono perfino meno pesanti di quelle volute dal governo giallo-verde, tra Daspo urbano, occupazioni abusive, blocchi stradali e l’uso di taser.
Nel secondo decreto sicurezza, del 14 giugno 2019, n. 53, convertito nella legge 8 agosto 2019, n. 77, Conte, migranti a parte, introdusse disposizioni particolarmente rilevanti anche per le proteste di piazza: inasprimento delle sanzioni per l’utilizzo, nelle circostanze vietate dalla legge, di caschi protettivi o altri strumenti destinati a rendere difficoltoso il riconoscimento, rafforzamento della risposta penale per determinate condotte commesse durante manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, oggetti pericolosi: introduzione di specifiche aggravanti per il lancio o l’utilizzo di oggetti pericolosi durante le manifestazioni, violenza contro pubblici ufficiali: maggiore severità per alcune condotte di resistenza e violenza nei confronti degli operatori impegnati nel mantenimento dell’ordine pubblico, danneggiamento e devastazione: interventi sulle sanzioni e sulle circostanze aggravanti di reati commessi in occasione di manifestazioni. Mani dura? Durissima. Limitazione del diritto alla protesta? Se lo limitano le norme attuali, quelle di Conte, non ne parliamo proprio…