Folklore ideologico
Il pellegrinaggio di Acerbo, l’ultimo comunista italiano da segnalare al Wwf: vola in Cina per inginocchiarsi a Mao e abbracciare Xi
L’agenda del Prc segna al primo punto dell’ordine del giorno un appuntamento da segnalare al Wwf della politica: il segretario di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo è volato in Cina al Forum sul socialismo per rispolverare il mito di Mao Zedong e stendere il tappeto (rigorosamente rosso) al regime comunista, con tanto di abbraccio al segretario generale del Partito Comunista Cinese, presidente della Commissione militare centrale dal 2012 e presidente della Repubblica Popolare Cinese dal 2013, al motto di: «Lunga vita al saggio e prudente Xi Jinping».
Prc, Acerbo in Cina: l'”abbraccio” a Xi Jinping
Detto, fatto: il segretario Acerbo è partito ieri alla volta di Pechino, per una visita nella Repubblica popolare cinese che si protrarrà dal 2 al 12 novembre. E nell’occasione, il leader di Prc interverrà nella capitale al 16° Forum mondiale sul socialismo, organizzato dal Centro mondiale di ricerca sul socialismo dell’Accademia cinese delle scienze sociali, dedicato al pensiero di Xi Jinping sul ruolo del partito comunista.
L’inchino di Acerbo al comunismo e al suo condottiero moderno
Insomma, tutto chiaro? Mentre la sinistra italiana continua a perdere terreno ideologico e consensi elettorali in casa, uno degli ultimi irriducibili del comunismo nostrano ha deciso di mettersi in viaggio per ritrovare l’ispirazione perduta, in una sorta di pellegrinaggio ideologico, rigorosamente laico e progressista. E, perché no? Magari con la speranza di tornare in patria con qualche istruzione per l’uso da esportazione. Destinazione: una passerella organizzata a Pechino per celebrare in pompa magna il pensiero di Xi Jinping e la centralità del Partito Comunista Cinese.
Acerbo in Cina in ossequio al comunismo e alla sua storia (rivisitata e corretta)
«Anche se la nostra tradizione comunista democratica italiana è assai distante da quella cinese c’è molto da imparare dal confronto con un partito che ha fatto la rivoluzione nel Paese più popoloso del mondo. Ha sconfitto analfabetismo e povertà. Guida la prima potenza industriale del pianeta, e oggi si dà l’obiettivo di una nuova civilizzazione ecologica e della difesa del diritto internazionale», ha trionfalmente dichiarato Acerbo per spiegare la missione in Cina di ossequio al suo Presidente e al totem del comunismo cinese.
«Lunga vita al saggio e prudente Xi Jinping»
Insomma: nonostante le solite premesse di facciata su presunte distanze democratiche, la tentazione di genuflettersi al regime autoritario di Pechino sembra essere stata irresistibile. E celebrata oratoriamente con una devozione che ricorda i vecchi tempi della Guerra Fredda, in nome e per conto della quale Acerbo si è lanciato in un augurio – citato in apertura – dal sapore feudale: «In tanti auguriamo lunga vita al saggio e prudente Xi Jinping». Un vero e proprio endorsement a una dittatura a partito unico che controlla capillarmente la propria popolazione, ma che agli occhi di Rifondazione comunista, evidentemente, diventa improvvisamente soprattutto un baluardo di «civilizzazione ecologica» e «diritto internazionale».
La riabilitazione del fantasma di Mao
Ma il viaggio di Acerbo non si ferma alla celebrazione del presente. Il segretario del Prc ha infatti annunciato con «emozione altissima» la sua partecipazione a un forum sull’eredità di Mao Zedong in occasione del novantesimo anniversario della Lunga Marcia. E in un capolavoro di revisionismo nostalgico, Acerbo liquida come «propaganda anticomunista» le critiche storiche al Grande Timoniere, dimenticando comodamente tutto ciò che sarebbe “scomodo” ricordare e citare.
E così: «Oggi Mao è considerato un mostro dalla propaganda anticomunista – ha declamato alla platea che lo ha accolto il segretario di Prc – . Ma nessuno può cancellare il ruolo storico che ha avuto nel guidare la più grande rivoluzione contadina della storia. Sconfiggere il fascismo giapponese. E porre fine a cento anni di umiliazione e asservimento della Cina alle potenze coloniali europee». Concludendo enfaticamente: «È per me un’emozione altissima visitare il suo paese nel 90° anniversario della Lunga Marcia”, ha concluso ancora più solennemente Acerbo.
Acerbo sventola bandiera rossa
Ma dietro a tanta retorica d’ancien regime e belle parole su multilateralismo, pace e lotta alla povertà, la spedizione di Acerbo svela l’ennesimo cortocircuito di una sinistra ideologizzata: severissima con le democrazie occidentali, ma pronta a chiudere tutti e due gli occhi di fronte ai regimi autoritari pur di sventolare una bandiera rossa. E così, con Pechino pronto ad accogliere il segretario di Prc, forse anche con un bel po’ di curiosità folkloristica che si deve a uno degli ultimi sopravvissuti dell’estinto comunismo occidentale, in Italia resta l’amarezza per una forza politica che continua a cercare i propri modelli di riferimento nelle dittature di ieri. E di oggi.