L'annuncio del ministro
Il governo riporta a casa d’Annunzio, acquisito il manoscritto del capolavoro «Forse che sì forse che no». Giuli: «Un tesoro per tutti»
Mollicone: "Acquisizione di straordinario valore". Giordano Bruno Guerri: "Spero che il Ministero voglia affidarlo al Vittoriale"
Un’importante acquisizione per la nostra letteratura entra nel patrimonio nazionale per diventare accessibile a tutti: si tratta del manoscritto autografo di ‘Forse che sì forse che no’ di Gabriele d’Annunzio. E’ il ministro Alessandro Giuli in persona a darne l’annuncio sottolineandone l’importanza: “è una nuova, preziosa testimonianza della nostra storia letteraria che entra nel patrimonio dello Stato. Tra le sue pagine riconosciamo il lavoro, la ricerca e la straordinaria forza creativa di D’Annunzio. Il Ministero della Cultura prosegue il proprio impegno per restituire alla collettività testimonianze fondamentali della nostra storia. Siamo orgogliosi della straordinaria eredità dei grandi autori italiani: un patrimonio che abbiamo il dovere di custodire, valorizzare e rendere accessibile a tutti. Ogni nuova acquisizione rappresenta un’occasione per riportare alla luce capolavori e documenti di inestimabile valore; affinché possano essere ammirati, studiati e conosciuti dalle nuove generazioni, nella piena consapevolezza della grandezza della nostra tradizione culturale”.
L’acquisizione
L’acquisto è stato effettuato dalla Direzione generale Biblioteche e istituti culturali, diretta da Paola Passarelli, nell’ambito dell’asta online di Christie’s “Livres rares et Manuscrits”. Dopo essere passato dalla Francia attraverso diverse collezioni private, Forse che sì forse che no, il romanzo che il Vate considerava il vertice della propria produzione letteraria, è finalmente tornato in Italia. Composto da 913 fogli risalenti al 1909, questo straordinario documento è riapparso oggi sul mercato internazionale. Ed è stato recuperato grazie a un’importante operazione culturale.
Guerri: «Ora il manoscritto venga affidato al Vittoriale»
“Ringrazio il Ministro della Cultura per aver reso possibile questa acquisizione – sottolinea Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani- . Acquisizione conclusa con un investimento più che ragionevole per un documento di tale rilevanza storica e letteraria; se si considera che il valore di mercato di un singolo foglio autografo dannunziano si aggira intorno ai 500 euro”. Guerri che in questi anni ha rivitalizzato il Vittoriale, conferendo a d’Annunzio un nuova ondata di popolarità soprattutto tra i giovani, si augura “che il Ministero voglia affidare il manoscritto al Vittoriale degli Italiani; perché possa essere studiato e pubblicato in un’edizione critica e filologica nell’ambito dell’Edizione Nazionale delle Opere di Gabriele d’Annunzio, che la Fondazione cura e pubblica”.
Le correzioni del Vate e i segreti della creazione del romanzo
Il manoscritto è stato aggiudicato per 75.000 euro, per un importo complessivo di 96.000 euro, comprensivo di tasse e diritti d’asta. Redatto tra agosto e dicembre 1909, l’autografo è vergato a inchiostro nero e rosso su carta filigranata e reca la firma dello scrittore sulla prima carta. Le numerose correzioni, annotazioni, cancellature e integrazioni consentono di ricostruire le diverse fasi di elaborazione del romanzo, pubblicato nel 1910. Pur risultando mancante il foglio numerato 488, il testo è completo. Di particolare interesse è la provenienza del documento. D’Annunzio trasmise progressivamente le carte a Nathalie de Goloubeff, conosciuta come Donatella Cross, che ne curò la traduzione francese, pubblicata nel 1910. Il manoscritto passò successivamente alla Libreria Meynial e nel 1924 venne acquistato dal mercante e collezionista d’arte René Gimpel.
Mollicone: “Risultato di straordinario valore storico”
Plaude il presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, Federico Mollicone. ”L’acquisizione del manoscritto autografo di ‘Forse che sì forse che no’ di Gabriele D’Annunzio rappresenta un risultato di straordinario valore storico, letterario e identitario per la nostra Nazione. Mi complimento con il ministro Giuli e il Ministero della cultura per questa operazione. Questo straordinario patrimonio – prosegue – non solo arricchisce in modo significativo le collezioni dello Stato, ma conferma la ferma determinazione del Governo e del Ministero nella tutela, conservazione e valorizzazione dell’eredità dei nostri grandi autori. Restituire alla fruizione pubblica una testimonianza così viva della genialità dannunziana significa offrire a studiosi e, soprattutto, alle nuove generazioni l’opportunità di riscoprire da vicino le radici della nostra identità culturale”.
«Forse che sì forse che no»: il motto di Isabella d’Este che ispirò d’Annunzio
Il titolo e il significato profondo di Forse che sì forse che no — l’ultimo romanzo di Gabriele D’Annunzio — derivano da un celebre motto inciso sul soffitto della “Sala dello Zodiaco” nel Palazzo Ducale di Mantova, fatto dipingere da Isabella d’Este. Nel romanzo diventa il leitmotiv psicologico dell’intera vicenda, in particolare dell’amore tormentato tra il protagonista Paolo Tarsis e Isabella Inghirami. Rappresenta l’eterna indecisione tra desiderio e colpa, tra l’attrazione travolgente e il rimorso, tra la spinta vitale e il baratro dell’autodistruzione.