Se i programmi scarseggiano
Il consiglio di Foti alla Schlein: “Parli meno della Meloni e più di quello che vuol fare lei per l’Italia”
Il ministro di FdI risponde alle critiche del campo largo: "La manovra andrebbe quantomeno letta". Fake news su tagli a scuola e sanità
Giorgia Meloni punta a Palazzo Chigi anche per la prossima legislatura. Tommaso Foti liquida così il toto-Colle nell’intervista al Foglio: «La notizia è che la premier con questa posizione annuncia che vuole governare altri cinque anni». E sul voto taglia corto. Maggio o ottobre? «E non è sempre il 2027?».
Una risposta che mette in archivio almeno per ora le suggestioni quirinalizie e introduce il vero terreno sul quale il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione vuole misurare maggioranza e opposizione: cosa fare nei prossimi anni. Tanto che alla segretaria dem Elly Schlein riserva un consiglio piuttosto esplicito: «Di parlare meno di Meloni e più di Schlein, di quello che vuol fare. Mi piacerebbe un Paese dove si chiacchiera meno e si ragiona di più».
La manovra? “Andrebbe quantomeno letta”
Il primo bersaglio della replica di Foti è la narrazione dell’opposizione sulla legge di bilancio. La manovra, osserva, «andrebbe quantomeno letta», mentre alla sinistra piace offrirne una «lettura distorta». E il caso più evidente, secondo il ministro, è quello della scuola.
«Non vengono tagliate cattedre curriculari», chiarisce. Ci sarà piuttosto «una parziale mancata sostituzione del turn over», che Foti collega alla diminuzione degli studenti e alla crisi demografica: «In Italia non si fanno figli». Per questo accusa l’opposizione di preferire «una propaganda bassa» al confronto sulla denatalità. Anche il rapporto tra docenti e alunni, rivendica, sarebbe con questo governo «il più favorevole in assoluto».
Poi c’è il Pnrr. «Ha cambiato le scuole italiane», sostiene il titolare del dicastero. E dietro la battuta ci sono investimenti che hanno riguardato sia strutture sia didattica: il Piano destina 2,1 miliardi a Scuola 4.0, 1,5 miliardi al contrasto dei divari territoriali e della dispersione, 1,1 miliardi alle nuove competenze e 800 milioni alla formazione e alla transizione digitale del personale scolastico. Stando ai dati del ministero dell’Istruzione, per edilizia, messa in sicurezza e riqualificazione sono stati inoltre mobilitati 5,1 miliardi per oltre 3.200 interventi, sommando alle risorse Pnrr altri stanziamenti nazionali.
E proprio per evitare che i cantieri avviati si fermino sulla linea del traguardo, il decreto del 30 settembre ha previsto misure di accompagnamento per gli interventi Pnrr di competenza del ministero dell’Istruzione anche nella fase conclusiva del Piano.
Per le Pmi più semplificazione
La partita europea offre a Foti un altro terreno sul quale rivendicare una linea di semplificazione e competitività. È il cosiddetto 28° regime, EU Inc., la nuova forma societaria europea pensata per permettere alle imprese di muoversi più facilmente nel mercato unico.
Il Consiglio Ue ha adottato il 23 ottobre la propria posizione negoziale: il modello prevede la possibilità di costituire online una società entro 48 ore, con un costo massimo di 100 euro, scegliendo questo nuovo regime in alternativa alle forme societarie nazionali.
E, spiega Foti in un’altra intervista rilasciata in giornata, questa volta a Italia Oggi, potrebbero essere soprattutto le Pmi a beneficiare delle nuove opportunità. La Eu Inc. consentirebbe infatti di utilizzare una forma societaria riconosciuta in tutti gli Stati membri, rendendo più semplici l’apertura di filiali, l’accesso a nuovi mercati, l’attrazione di investitori e anche eventuali operazioni di acquisizione.
Non un fisco europeo parallelo: fiscalità e previdenza continuerebbero a seguire le discipline competenti. Il vantaggio sta soprattutto nel passporting societario, nella digitalizzazione delle procedure e nella riduzione degli oneri amministrativi. Il dossier non è però ancora chiuso: dopo la posizione del Consiglio dovrà proseguire il confronto con il Parlamento europeo.
“La critica non vale solo per chi indossa la toga”
Poi il terreno si fa più politico. Sul presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale, critico anche sul bonus da 300 euro destinato agli over 75, Foti sul Foglio non arretra: «Evidentemente per la sinistra è importante curarsi solo nelle strutture pubbliche, strutture dove però la sinistra aumenta il ticket». E chiude: «Voglio essere educato. Le parole di De Pascale mi sembrano fuori luogo».
Ancora più netto il passaggio sulla giustizia. Sul caso Youssef e sulle polemiche seguite alla scarcerazione, il ministro pone una questione di reciprocità: «Perché la magistratura può criticare le decisioni del legislatore e la politica non può farlo con i magistrati?». Poi la stoccata: «Non vorrei che in questo Paese la critica valga solo se si indossa la toga e non l’impermeabile dei politici».
Quanto agli aumenti automatici dei magistrati, Foti nega qualsiasi rappresaglia e mette sul tavolo il conto: «Cosa direbbe un italiano, di fronte a un governo che con fatica trova 165 milioni per gli autotrasportatori, ma che liquida un miliardo per i magistrati?». La sentenza, riconosce, dovrà essere rispettata. Ma lo farà «un commissario ad acta, non questo governo».
Lo sguardo estero
Solo a quel punto l’intervista attraversa l’Atlantico. Le elezioni di midterm potranno cambiare gli equilibri del Congresso, sostiene “il buon Maestro”, ma non Donald Trump: «Le prerogative di Trump rimarranno le stesse. Non penso che ci saranno effetti dirompenti né se Trump perde né se vince». Anche sull’ipotesi di un attacco all’Iran invita a non costruire automatismi sul risultato delle urne: «Di solito, in America, lo abbiamo visto, chi ride per primo, ride per ultimo».
Sull’Ucraina, anche, la linea non cambia: «Il sostegno all’Ucraina diventerà sempre più strategico». Le differenze nella maggioranza, assicura, non faranno saltare il centrodestra: «Si troverà sempre una soluzione. Sostenere l’Ucraina equivale a sostenere gli interessi dell’Italia». Con un compito ancora aperto per Bruxelles: trovare «ora, presto, subito» una figura capace di parlare a nome dei Ventisette quando arriverà il momento di sedersi a un tavolo di pace.