La svolta
Crans-Montana, la Svizzera rinuncia a 1,5 milioni di spese mediche. Meloni: “Nessun onere sulle famiglie e sull’Italia”
La decisione comunicata alla premier dal presidente Parmelin. Il viceministro azzurro Tajani: «Un gesto di grande solidarietà»
Giorgia Meloni accoglie «con grande soddisfazione» la decisione della Svizzera di rinunciare al rimborso delle spese mediche sostenute per i feriti italiani della strage di Crans-Montana. Un milione e mezzo di franchi che non saranno richiesti né alle famiglie né allo Stato italiano. A comunicarlo personalmente alla presidente del Consiglio è stato il presidente della Confederazione elvetica Guy Parmelin, dopo la decisione assunta in via eccezionale dal governo di Berna. Un gesto di solidarietà che arriva a dieci mesi dalla strage di Capodanno, nel quale hanno perso la vita 41 persone e altre 115 sono rimaste ferite, mentre l’inchiesta sulle responsabilità continua a far emergere particolari inquietanti.
Meloni: “Il governo continuerà a stare al fianco delle famiglie”
«Sono felice di questa soluzione: nessun onere ricadrà sulle famiglie o sull’Italia», ha dichiarato la premier. Il pensiero è rivolto soprattutto a chi continua a convivere con le conseguenze della tragedia. «Il mio pensiero va, ancora una volta, alle famiglie delle vittime e dei ragazzi feriti, che affrontano con straordinaria dignità e forza un dolore immenso», ha sottolineato Meloni, rinnovando «la più sincera vicinanza del governo italiano, che continuerà a stare al loro fianco».
Meloni ha quindi ringraziato Parmelin per la sensibilità dimostrata, osservando che «questa decisione conferma la solidità del rapporto tra le nostre Nazioni».
Tajani: “Apprezziamo profondamente”
Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, informato dal suo omologo Ignazio Cassis, ha espresso apprezzamento: «È un gesto di grande solidarietà e vicinanza, che apprezziamo profondamente, come governo e come popolo italiano».
Da Berna, Parmelin ha spiegato che l’esecutivo svizzero è «pienamente cosciente dell’immenso dolore che grava sulle famiglie delle vittime e sulle persone che soffriranno per tutta la vita delle sequele delle gravi ferite subite».
Moretti confessa: “Le norme le ho lette su internet”
Sul versante giudiziario, intanto, continuano a suscitare indignazione le dichiarazioni di Jacques Moretti, proprietario del Constellation, il locale trasformato in una trappola mortale durante i festeggiamenti di San Silvestro.
Nell’ultima audizione davanti alle magistrate del Cantone del Vallese, l’imprenditore ha ammesso un particolare cruciale: «Sono stato io a decidere di restringere la scala di uscita, ma le dimensioni rispettavano i limiti di legge, che ho letto su internet». Proprio quella scala, che collegava il seminterrato all’esterno, avrebbe ostacolato la fuga dei giovani mentre le fiamme divoravano il locale e i loro stessi corpi.
Moretti ha difeso gli interventi di ristrutturazione realizzati nel 2015, sostenendo che non richiedessero autorizzazioni specifiche. Quanto alla schiuma fonoassorbente infiammabile installata sul soffitto, ha chiamato in causa il precedente proprietario dell’immobile, Julien Beytrison: «Sapeva tutto». Sulla scelta del materiale, ha aggiunto: «Mi sono fidato del consiglio del venditore e non mi sono posto il problema».
La rabbia e quei controlli mancati dal 2019
Spiegazioni che non hanno convinto i legali delle vittime. «Non sono mai state fatte prove di evacuazione e il risultato si è visto», ha denunciato Fabrizio Ventimiglia, avvocato della famiglia di Sofia Donadio, sopravvissuta all’incendio.
All’interrogatorio di lunedì 2 novembre hanno assistito numerosi familiari e feriti, tra cui Mélanie Van De Velde Azzi, ancora segnata dalle ustioni al volto. «Abbiamo bisogno di farci sentire e di essere presenti, tutti insieme», ha raccontato. A esasperare gli animi anche l’assenza di Jessica Moretti, comproprietaria del locale, giustificata da una grave fragilità psicologica certificata da una specialista.
L’inchiesta coinvolge complessivamente 17 indagati, tra proprietari, amministratori e funzionari comunali, compreso il sindaco Nicolas Féraud. Al centro degli accertamenti restano le modifiche strutturali, le vie di fuga, il materiale che ha alimentato il rogo e soprattutto i controlli antincendio che, in base a quanto ammesso dalle stesse autorità locali, non venivano effettuati dal 2019.
Sul piano diplomatico, la decisione di Berna elimina una questione economica particolarmente delicata. Su quello giudiziario, invece, restano ancora da chiarire le responsabilità di una tragedia che, a dieci mesi di distanza, attende risposte definitive.