L'inchiesta va avanti
Caso Siher, la Procura di Milano rinuncia al Riesame ma continua a indagare. Rafforzata la tutela alla giudice che lo ha scarcerato
La Procura di Milano rinuncia al Riesame nei confronti di Youssef Siher, il ricercatore pro-Pal, amministratore della chat Telegram e della pagina Instagram ‘Movimento 17 ottobre’ nate dopo il fine settimana di devastazione e saccheggi in centro a Milano.
Fermato con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità del terrorismo e violenza organizzata in manifestazioni pubbliche, la Procura ha deciso di non insiste sulle esigenze cautelari che avevano portato al fermo nella notte tra il 24 e il 25 ottobre scorso. La decisione di non ricorrere al riesame, in ogni caso, non ferma l’indagine sulla presunta rete di contatti di Siher su cui sta lavorando anche la Procura di Genova. I primi sviluppi potrebbero arrivare dall’analisi dei dispositivi informatici sequestrati all’uomo e alla moglie Sagia Hammoud, anche lei indagata per gli stessi reati. Il 30enne, difeso dagli avvocati Yasmina Abu Sharar e Benedetto Ciccarone.
La decisone della gip Landoni
L’arresto di Siher non è stato confermato dalla giudice Tiziana Landoni che la scorsa settimana ha deciso di lasciarlo andare. A suo giudizio Siher non intendeva emulare violenze le violenze del 17 e del 18 ottobre, ma chiamare in piazza in maniera permanente. Inoltre, Siher non aveva intenzione di fuggire né di sottrarsi alle indagini, perché nato in Italia dove ha legami stabili e i contatti con i diversi movimenti come ProPal o con il Fronte della Gioventù Comunista “non sono indicativi dell’esistenza di un concreto pericolo di fuga”. Non ha ritenuto nemmeno anomalo e comunque neutro l’atteggiamento non collaborativo assunto da Siher durante la perquisizione.
Le minacce e la tutela rafforzata
Una decisione a seguito della qual ha ha ricevuto diverse minacce. Per questo il presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia ha deciso di rafforzare i controlli attorno alla sua abitazione e nei luoghi frequentati da Tiziana Landoni. La misura, chiesta dal presidente, è stata disposta dalla Prefettura del capoluogo lombardo. Secondo quandosi riferisce il Corriere della Sera, si tratta del primo livello della tutela, non una vera scorta, che prevede controlli approfonditi nelle zone frequentate dalla magistrata e nell’area della sua abitazione.
La liberazione di alcuni maranza arrestati
Su ordine del Riesame, intanto, sono tornati liberi sei dei 35 “maranza” minori arrestati. Per tre ragazzi sono stato revocato le misure di permanenza in casa, per altri tre è stato revocato il collocamento in comunità, mentre un giovane passerà dalla cella alla comunità.