Scoppia la polemica
Migranti rifiutano una casa di 90 metri quadri con giardino: “Troppo piccola”. Il sindaco perde la pazienza
La famiglia, arrivata dal Togo, pretendeva otto posti letto per accogliere altri parenti dall'Africa. Il Comune di Falzes rinuncia al progetto di accoglienza
Novanta metri quadrati, un giardino, una posizione centrale e una ristrutturazione appena completata. Un’abitazione che, sul mercato immobiliare altoatesino, potrebbe valere oltre mezzo milione di euro. Ma per una famiglia di cinque migranti provenienti dal Togo non era abbastanza. La casa messa a disposizione dal Comune di Falzes, in provincia di Bolzano, è stata rifiutata perché troppo piccola: mancavano camere per altrettanti familiari che avrebbero dovuto raggiungere l’Italia dall’Africa. Risultato? Nessuno ha trascorso nell’appartamento nemmeno una notte. E il sindaco, Roland Tinkhauser, ha deciso di ritirare la disponibilità dell’immobile, chiudendo la vicenda con una delibera della giunta comunale.
Otto posti letto o niente
Il caso, raccontato dal quotidiano Alto Adige e ripreso da Libero, nasce nell’ambito del programma provinciale di accoglienza promosso dall’assessora di sinistra Rosmarie Pamer, della Südtiroler Volkspartei. L’amministrazione di Falzes aveva aderito mettendo a disposizione un appartamento privato preso in affitto dal Comune, con costi da rendicontare alla Provincia.
L’accoglienza, però, si è fermata sulla soglia. I cinque beneficiari, accompagnati dalla stazione ferroviaria di Brunico fino all’abitazione, avrebbero immediatamente contestato la sistemazione. «Appena arrivati, in cinque, si sono lamentati perché i posti letto non erano otto, come qualcuno – forse – aveva assicurato loro», ha spiegato il sindaco, precisando che gli ulteriori ospiti sarebbero stati «altri tre figli o parenti stretti».
Alla domanda se la famiglia avesse almeno pernottato nell’appartamento, Tinkhauser ha risposto senza lasciare spazio a interpretazioni: «No, nemmeno. Sono entrati, hanno visto e hanno girato i tacchi».
Il sindaco: “Dovrebbero avere un altro approccio”
A sorprendere l’amministrazione non è stata soltanto la rinuncia, ma anche la gestione dell’intera operazione. Il primo cittadino ha ricordato che Falzes aveva già accolto profughi in passato, compresi cittadini ucraini, senza incontrare difficoltà analoghe.
«Dal mio punto di vista chi è in stato di bisogno dovrebbe avere un altro approccio. Punto», ha dichiarato. Poi la critica alla scarsa comunicazione con gli enti locali: «I Comuni non possono essere lasciati all’oscuro. Vanno coinvolti».
Il caso solleva così una questione che va oltre i confini della Val Pusteria: fino a che punto il sistema pubblico può farsi carico delle aspettative abitative di chi arriva? Il progetto provinciale prevede sistemazioni temporanee e percorsi verso l’autonomia, non l’assegnazione indiscriminata di abitazioni gratuite. Né l’eventuale ricongiungimento familiare può prescindere dai requisiti stabiliti dalla legge.
La protesta: “Prima le famiglie del territorio”
La decisione del Comune ha acceso lo scontro politico. La Süd-Tiroler Freiheit, attraverso il consigliere provinciale Sven Knoll, ha chiesto di interrompere il programma e rendere pubblici i costi sostenuti. Il partito conservatore propone inoltre di destinare l’appartamento, alle stesse condizioni agevolate, a una famiglia altoatesina in difficoltà.
La polemica tocca un nervo scoperto: la carenza di abitazioni accessibili, in un territorio dove anche famiglie con due redditi faticano a trovare casa.
Intanto, a Falzes, la scelta è già stata formalizzata: il contratto di locazione è stato risolto e l’immobile non sarà più destinato al progetto. Resta aperta la questione per la Provincia, chiamata ora a chiarire come vengono selezionati i nuclei familiari, quali informazioni ricevono preventivamente i Comuni e quali garanzie esistano perché un’offerta di accoglienza non si trasformi in una trattativa sulle condizioni da ottenere.