Pistorius annuncia lo stop
Berlino gela Zelensky: «Non possiamo più fornire Patriot a Kiev»
La Germania frena sulle forniture militari all’Ucraina. Berlino non può più inviare sistemi di difesa aerea Patriot senza compromettere la propria sicurezza. A chiarirlo è il ministro della Difesa Boris Pistorius, che chiama in causa gli alleati occidentali, accusati di aver fatto meno della Germania per sostenere Kiev.
«Le forniture, in particolare dei sistemi Patriot, si stanno rivelando difficili. La Germania ha già consegnato diversi sistemi e un gran numero di missili guidati. Non possiamo fare di più in questo momento. Qualsiasi cosa consegnassimo ora non potrebbe essere rimpiazzata per un certo periodo di tempo, e questo creerebbe delle falle nelle nostre difese che non possiamo permetterci», ha dichiarato Pistorius in un’intervista al gruppo mediatico Funke.
Pistorius pessimista sul cessate il fuoco in Ucraina
Il ministro tedesco ha quindi puntato il dito contro gli altri Paesi sostenitori di Kiev, alcuni dei quali «hanno fatto molto meno» di Berlino. «Dobbiamo avere una discussione molto seria su questo argomento alla prossima riunione del Gruppo di contatto sull’Ucraina a metà novembre», ha avvertito.
Pistorius si è detto inoltre pessimista sulla possibilità di raggiungere un cessate il fuoco nel prossimo futuro. La Germania resta il principale donatore dell’Ucraina, con circa 43,3 miliardi di euro di aiuti umanitari e 57,6 miliardi di aiuti militari dall’inizio dell’invasione russa.
Zelensky: «Da Mosca nessun segnale. Non vogliamo una nuova Yalta»
La frenata tedesca arriva mentre Volodymyr Zelensky denuncia l’assenza di aperture da parte della Russia. «Noi sosteniamo il cessate il fuoco, sosteniamo la de-escalation. Ma finora non abbiamo visto alcuna prova, alcun segnale da parte della Russia che sia pronta a fare qualcosa. Ed è questo, credo, il motivo per cui la situazione è pericolosa», ha dichiarato il presidente ucraino alla Cnn.
Zelensky ha poi messo in guardia dal rischio che Mosca voglia ridiscutere gli equilibri europei anziché negoziare la fine del conflitto. «Quando non vogliono discutere di come porre fine a questa guerra, e mi riferisco ai russi, ma vogliono invece iniziare a parlare di una nuova architettura della sicurezza in Europa, è pericoloso».
Un rischio, ha aggiunto, che riguarda soprattutto l’Europa: «È più pericoloso per l’Unione europea che per noi. Noi non facciamo parte dell’Ue. Siamo sulla strada dell’adesione, ma non siamo ancora membri. E non facciamo parte nemmeno della Nato». Da qui l’avvertimento finale: «Viviamo tutti in Europa. Non vogliamo una nuova Yalta, una Yalta 2.0».
Intanto, però, da Berlino arriva un messaggio netto: le forniture di Patriot hanno raggiunto il limite e ora tocca agli altri alleati farsi carico delle richieste di Kiev.