Lo scrive il Financial Times
Allarmi bomba su 35 voli europei, l’intelligence indaga sulla pista russa
Minacce anche a Fiumicino. Il Financial Times: sospetti su gruppi filorussi.
Trentacinque voli europei interessati da allarmi bomba in tre giorni, anche a Roma Fiumicino. Secondo il Financial Times, i servizi di intelligence europei indagano su un possibile coinvolgimento di gruppi legati alla Russia. L’ipotesi è quella di un’operazione di guerra ibrida per creare disagi e alimentare la sfiducia nelle istituzioni.
Allarmi bomba su 35 voli europei: i dati di Eurocontrol
A quantificare il fenomeno è Eurocontrol, l’organizzazione europea per la sicurezza della navigazione aerea. Secondo i dati forniti all’ANSA, le segnalazioni hanno riguardato sette voli il 3 novembre, quattordici il 5 e altrettanti il 6 novembre.
Un’ondata concentrata in poche giornate che ha imposto controlli straordinari e interruzioni operative per i velivoli coinvolti. L’impatto sulla rete aerea complessiva è stato tuttavia limitato: il 6 novembre le minacce hanno interessato appena lo 0,047% dei circa 29.550 voli europei. Eurocontrol precisa che non si sono registrate ripercussioni sui ritardi complessivi del traffico aereo.
Il Financial Times: l’intelligence segue la pista russa
Secondo il quotidiano britannico, gli investigatori stanno verificando il possibile coinvolgimento di attivisti filorussi o collettivi hacker che potrebbero operare con la tolleranza o sotto la direzione dei servizi di Mosca.
Un elemento sospetto è emerso anche a Fiumicino, dove una delle email riportava la sigla di Male State, gruppo estremista russo. Il fondatore dell’organizzazione ha però negato ogni responsabilità.
L’attribuzione resta tutta da dimostrare: gli accertamenti tecnici dovranno stabilire la provenienza dei messaggi e l’eventuale coordinamento tra gli autori.
La guerra ibrida contro l’Europa: colpire senza esplosivi
L’ipotesi degli analisti è che l’obiettivo non fosse provocare attentati, ma sfruttare le rigide procedure di sicurezza aeroportuale per paralizzare temporaneamente i voli, mobilitare risorse e diffondere insicurezza.
Una strategia già sperimentata negli anni scorsi con false minacce contro scuole e aeroporti dei Paesi baltici. Operazioni capaci di mettere sotto pressione le infrastrutture civili senza ricorrere ad attacchi militari diretti, evitando così il rischio di un’escalation con la Nato.