Giorni decisivi
Ets, il cantiere è aperto: ora Bruxelles deve cambiare davvero rotta
Con dicembre si aprono le scelte decisive sulla revisione dell’ETS (Emissions Trading System, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione). La linea è quella del Governo Meloni; nel Parlamento europeo Fratelli d’Italia, con Fidanza nell’ECR (Conservatori e Riformisti europei), è in prima linea.
Da luglio il cantiere della Commissione
Il cantiere si è aperto a luglio, quando la Commissione europea ha presentato la revisione generale dell’ETS con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la competitività industriale e ha rivisto le regole sulle quote gratuite per le imprese più esposte.
L’asse con Praga e la linea di Meloni: «La decarbonizzazione non può essere deindustrializzazione»
L’Italia si è mossa subito. Dopo l’incontro di Praga del 29 settembre, Italia e Repubblica Ceca hanno messo a punto proposte comuni in vista del Consiglio europeo di ottobre. Il 12 ottobre i ministri dell’Ambiente hanno discusso proprio di quote gratuite e del rischio che la produzione lasci l’Europa. Il 14 ottobre, al Senato, Giorgia Meloni ha rivendicato «proposte puntuali per correggere il sistema Ets» e ha fissato il principio: «La decarbonizzazione non può essere deindustrializzazione».
Fidanza (ECR): «Semplificazioni primo passo, ma non bastano»
La stessa linea arriva nel Parlamento europeo. Qui la maggioranza italiana si presenta compatta, pur con diverse gradazioni, e nell’ECR la delegazione di Fratelli d’Italia è in prima linea. Il 30 ottobre, all’Assemblea degli Industriali di Cremona, il capodelegazione Carlo Fidanza ha chiesto una revisione radicale del Green Deal, contro quella «transizione green ideologica» che ha sacrificato competitività e base produttiva. Sull’ETS la sua formula è netta: «L’Ets è l’emblema di queste follie». E sulle semplificazioni della Commissione ha avvertito: «sono un primo passo, ma non bastano».
11 dicembre, la data chiave: quote gratuite e rischio delocalizzazioni
Ora la partita entra nella fase decisiva. I ministri dell’Ambiente puntano all’orientamento generale l’11 dicembre, mentre il Parlamento europeo lavora alla propria posizione; il negoziato tra le istituzioni è atteso nel 2027. Le domande che arrivano a dicembre sono molto concrete: per quanto tempo garantire quote gratuite alle industrie più esposte? E come evitare che produrre in Europa costi più che produrre dove i vincoli ambientali sono più bassi?
Non basta cambiare l’insegna
Dicembre non è quindi una scadenza tecnica. È il banco di prova di una scelta più ampia: continuare con aggiustamenti parziali oppure cambiare davvero l’impostazione che ha governato fin qui la transizione europea. Se Bruxelles ha finalmente aperto il cantiere, adesso non può limitarsi a cambiare l’insegna.