Proteggere il Made in Italy
Tutti i vantaggi all’olio tunisino: Fratelli d’Italia alza la voce con Bruxelles: “Difenda i produttori italiani”
Prezzi in picchiata e produttori di Puglia e Calabria sotto pressione I Conservatori chiedono "un intervento immediato". Michele Picaro incalza: "Non chiediamo privilegi, ma condizioni eque"
L’olio tunisino gode delle agevolazioni europee, quello italiano rischia di finire schiacciato dalla concorrenza e dal crollo dei prezzi. Un paradosso tutto europeo, nel quale a pagare il conto sono soprattutto gli olivicoltori di Puglia e Calabria, custodi di un’eccellenza del Made in Italy che non può essere sacrificata sull’altare del mercato. Perché se Bruxelles trova il modo di garantire l’ingresso a dazio zero di migliaia di tonnellate di prodotto nordafricano, dovrebbe anche trovare gli strumenti per difendere chi l’olio lo produce in Italia. Ed è proprio su questa contraddizione che arriva l’affondo dell’eurodeputato di Fratelli d’Italia Michele Picaro: «Non possiamo lasciare gli agricoltori soli di fronte a una crisi che rischia di compromettere la redditività delle loro aziende».
Olio italiano sotto pressione, Picaro porta il caso a Bruxelles
Il caso approda così sul tavolo della Commissione europea con un’interrogazione presentata da Picaro e sottoscritta dall’intera delegazione dei Conservatori e riformisti europei. Due le richieste rivolte a Bruxelles: attivare gli aiuti all’ammasso privato per arginare il crollo delle quotazioni e fare luce sull’effettivo impatto delle importazioni tunisine sui prezzi riconosciuti ai produttori italiani
La situazione è particolarmente delicata nel Mezzogiorno, dove l’olivicoltura non rappresenta soltanto una voce del bilancio agricolo, ma tiene in piedi imprese familiari, occupazione e intere economie territoriali.
«Il settore olivicolo italiano sta attraversando una fase estremamente delicata, caratterizzata da forti pressioni sui prezzi all’origine e dall’aumento delle giacenze. Una situazione che rischia di mettere ulteriormente in difficoltà migliaia di aziende agricole, soprattutto in Puglia, dove l’olivicoltura rappresenta un pilastro fondamentale dell’economia e dell’identità territoriale», denuncia Picaro.
56 tonnellate di olio tunisino a dazio zero
A rendere la vicenda ancora più controversa è il trattamento commerciale riservato alla Tunisia. Gli accordi con l’Unione europea prevedono infatti un contingente preferenziale di 56.700 tonnellate annue di olio d’oliva a dazio zero.
Un vantaggio doganale che riaccende le preoccupazioni dei produttori italiani, già costretti a confrontarsi con un mercato internazionale fortemente competitivo.
Naturalmente, il contingente autorizzato non equivale automaticamente ai quantitativi effettivamente importati. Ed è proprio questa la questione che l’esponente di FdI vuole chiarire, chiedendo a Bruxelles i dati relativi agli arrivi nell’Ue e in Italia dal 2023 al 2026, con una distinzione tra quelli effettuati in regime preferenziale e quelli soggetti alle normali tariffe doganali.
L’obiettivo è accertare se, e in quale misura, questi flussi abbiano contribuito alla pressione sulle quotazioni all’origine. Perché la concorrenza è una cosa, lasciare i produttori italiani senza strumenti di difesa è un’altra.
«La concorrenza deve avvenire nel rispetto di regole chiare e controlli rigorosi. È necessario garantire trasparenza sulle importazioni e tutelare la qualità e la competitività dell’olio italiano. Non chiediamo privilegi, ma condizioni eque per i nostri produttori», sottolinea l’europarlamentare.
Bruxelles ha già gli strumenti. Ma deve decidere di usarli
La richiesta di Picaro non comporta la creazione di nuovi meccanismi comunitari. Gli articoli 17 e 18 del regolamento Ue 1308/2013 prevedono infatti gli aiuti all’ammasso privato, uno strumento che consente di ritirare temporaneamente dal mercato determinate quantità di olio, con un sostegno economico agli operatori, per contenere l’eccesso di offerta e favorire la stabilizzazione dei prezzi.
In alternativa, l’interrogazione richiama le misure eccezionali previste dall’articolo 219 dello stesso regolamento, utilizzabili in caso di perturbazioni del mercato agricolo. «Chiediamo alla Commissione europea un intervento tempestivo attraverso gli strumenti già previsti dalla normativa comunitaria. Vogliamo conoscere le condizioni necessarie per l’attivazione dell’ammasso privato e i tempi di un eventuale intervento», insiste Picaro.
La partita, dunque, non riguarda soltanto le importazioni tunisine, ma la capacità dell’Unione di tutelare concretamente una delle sue produzioni D.O.C. «L’Europa deve dimostrare concretamente di essere al fianco degli agricoltori. Difendere l’olivicoltura italiana significa salvaguardare imprese, occupazione, tradizioni e il futuro di territori che costituiscono un’eccellenza agricola europea», conclude.
Adesso la parola passa a Palazzo Berlaymont. E per una volta, più delle rassicurazioni, serviranno risposte.